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Povertà in crescita, il Comune dice basta all'assistenzialismo

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Le povertà aumentano e gli enti hanno sempre meno soldi per finanziare gli interventi di emergenza. Per questo il Comune e alcuni dei soggetti che a Cremona si occupano di fragilità sociali stanno pensando a come utilizzare meglio le poche risorse che hanno. Va in questa direzione il protocollo presentato venerdì pomeriggio dall’Assessore ai Servizi Sociali Luigi Amore che sarà sottoscritto oltre che dall’ente locale da Caritas Diocesana, Società San Vincenzo de’ Paoli – Consiglio Generale di Cremona e Società Cooperativa Sociale Il Ponte. “Per il biennio 2013 – 2014 – si legge  nel protocollo – si intende procedere sia alla verifica della modalità più coerente per la distribuzione di forme differenti di aiuto ai poveri ed alle persone in condizioni di disagio sociale a Cremona sia alla maggiore conoscenza della povertà per la valutazione degli interventi più efficaci, nella prospettiva della distribuzione delle risorse, a partire dall’incontro tra diritti e doveri”.

Il nuovo percorso dovrà “analizzare e sostenere gli interventi e le forme di contrasto alla povertà per definirne meglio utilità, costi e benefici, individuando i criteri comuni per la valutazione dei  risultati e degli esiti nel tentativo di una comparazione tra esperienze di tipo istituzionale ed altre di natura sociale: da una azione prevalentemente assistenziale, da parte dei diversi soggetti attivi, si intende verificare un approccio maggiormente redistributivo e capace di riqualificare le risorse a disposizione”. Serve, in altri termini, una “più ampia riflessione relativa, a esempio, alle forme di contrasto del fenomeno delle morosità: in particolare l’incapacità di sostenere gli oneri derivanti dalla disponibilità dell’alloggio o dall’impegno al pagamento delle utenze domestiche, richiedono probabilmente anche nuove intese con le aziende preposte ed in particolare con AEM e Aler”. Una terminologia un po’ criptica, alla base della quale sta la necessità tanto economica quanto educativa, di dire stop ad un assistenzialismo che non produce risultati sul piano delle crescita di un senso di responsabilità da parte  di chi viene aiutato.

Lo spirito della nuova intesa è anche quella di condividere maggiormente le informazioni sui soggetti che chiedono assistenza: “Pur nel pieno rispetto della privacy – si legge ancora –  l’attuazione del protocollo intende potenziare il dialogo e la conoscenza reciproca tra tutti gli attori che lavorano a favore della persona, la conoscenza di quante persone e con quali problematiche sono seguite nel territorio, quale realtà se ne sta facendo carico, quali progressi sono stati fatti.

Il risultato vuole essere un sistema integrato ed unitario di gestione delle informazioni che permetterà anche la verifica dei loro costi e, cosa più importante, la valutazione dei risultati”.

Il protocollo è propedeutico all’attivazione di specifiche convenzioni operative con i soggetti che  cooperano con il Comune, all’interno di una configurazione del sistema lombardo di welfare che mette molta enfasi sulla sinergia tra il pubblico ed il terzo settore quale attore principale delle politiche sociali finalizzate a tradurre in operatività quanto definito nel protocollo stesso.

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