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Maxicentrale sull'Adda, Lodi prende tempo: un mese per le risposte

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La Provincia di Lodi prende tempo sulla questionde della diga sull’Adda. Alla conferenza dei servizi che si è tenuta oggi nella sede dell’ente per discutere dell’autorizzazione per la maxicentrale idroelettrica a cavallo fra le sponde lodigiana e cremonese del fiume, fra Castelnuovo e Crotta, i tecnici della Provincia – spiegano la Coldiretti di Cremona e la Coldiretti di Milano, Lodi e Monza – hanno concesso 30 giorni di tempo alla società Vis srl di Maccastorna, di proprietà di Antonio Biancardi, storico esponente di Confagricoltura, per le proprie controdeduzioni alle osservazioni presentate in particolare dai tecnici della Coldiretti, dall’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Cremona e dalla stessa Provincia di Cremona.

Tra i dubbi maggiori c’è quello legato all’assenza di previsioni sul comportamento del fiume in caso di piena, sulla tenuta delle sponde, sui riflessi ambientali con un invaso che interesserà un’area lunga 14 chilometri, sull’impatto sulle falde e sulla tenuta dei canali di irrigazione e sulla permeabilità dei terreni e sul loro utilizzo agricolo.

La centrale prevede uno sbarramento alto 3 metri, un invaso con un volume di 3 milioni di metri cubi, un costo di 19 milioni di euro per una produzione stimata di 20 mila Megawatt/ora all’anno. I tecnici della Provincia di Lodi hanno quindi comunicato che lasceranno 30 giorni di tempo a partire da oggi alla Vis per rispondere ai dubbi sul tavolo e poi, entro altri 30 giorni dal ricevimento della controdeduzioni della società di Biancardi, verrà concessa o meno l’autorizzazione alla costruzione della diga e della centrale.

“Si tratta di un progetto con un impatto importante sui nostri territori – affermano la Coldiretti di Lodi e quella di Cremona – e tutto per la necessità di un soggetto che vuole sfruttare un bene pubblico come l’acqua dell’Adda per un proprio tornaconto privato. Visto che, come dice anche l’Ordine degli ingegneri di Cremona, non ci sono previsioni sul comportamento del manufatto in caso di piena, e visto anche le violente precipitazioni che ormai si verificano in ogni stagione, come dimostrano i temporali dei giorni scorsi, se poi succedono problemi o addirittura qualcuno si fa male, chi ne risponde? Il costruttore? L’Autorità di bacino per il Po? I politici? Oppure i tecnici della Provincia che avranno firmato l’eventuale autorizzazione?”.

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