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Record sfratti, almeno 600 in un anno Anche anziani tra chi perde la casa

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Dall’inizio dell’anno sono cinquanta i casi di sfratto giunti all’attenzione dei servizi sociali del Comune, chiamati a gestire un’emergenza che mai si era vista in proporzioni così gravi come negli ultimi due anni. Quasi ogni giorno un nuovo caso, come quello di una coppia anziana, con malattie importanti, che nonostante percepisca la pensione, non riesce più a pagare i 500 euro al mese richiesti dal proprietario. Molti di questi casi approdano fino all’ufficio dell’assessore alla partita, Luigi Amore. ‘Molto spesso si tratta di veri e propri casi sociali, di cui ci facciamo carico, cercando una mediazione con il proprietario, vedendo se è possibile ottenere riduzioni di canone, suggerendo soluzioni temporanee alternative, in attesa che si liberi un alloggio Erp o  a canone moderato. Non sempre però c’è collaborazione delle persone, ad esempio per poter entrare in graduatoria è necessario fornire la propria documentazione patrimoniale e questo non sempre avviene.

‘Non mi stancherò mai di ripetere – afferma Amore – che è necessario prendere contatto coi servizi alle prime avvisaglie di difficoltà e non quando il giudice ha già emesso un’intimazione di sfratto. In questi casi quasi sempre il rapporto col proprietario si è già deteriorato e c’è poco da fare’.

Che il numero di sfratti sia in crescita, anche in assenza di numeri certi, lo si percepisce chiaramente frequentando le aule del tribunale al giovedi. E’ il giorno in cui davanti al gudice civile, si celebrano le intimazioni di sfratto e l’aula è sempre piena. Almeno una decina di situazioni alla settimana, a volte anche il doppio, per un totale di casi che all’anno si può aggirare dai 600 agli 800 casi. ‘Inevitabilmente la crisi economica si riverbera sui proprietari di case, che oltre alle tassazioni crescenti hanno a che fare con i mancati pagamenti d’affitto’, spiega l’avvocato Luca Curatti, che di sfratti si occupa sia professionalmente sia come presidente dell’Uppi (unione piccoli proprietari immobiliari). ‘Da parte di molti inquilini in difficoltà – spiega – c’è la convinzione che il pagamento dell’affitto sia l’ultima cosa di cui preoccuparsi, a differenza magari di altre spese fisse come la rata dell’auto. ‘C’è la diffusa convinzione, errata, che i proprietari di case in quanto tali siano abbienti e quindi possano sopportare la morosità’. Molto diffuso l’escamotage di versare senza indugi la cauzione iniziale di tre mensilità, pagare l’affitto per un mese o due e poi scomparire. ‘Magari per scoprire  – continua Curatti – nel momento in cui il proprietario riprende possesso dell’appartamento, che i locali sono stati subaffittati dall’inquilino moroso ad altre persone, ovviamente a pagamento’.

Anche sul fronte legale le cose stanno evolvendo per il peggio. Quello che una volta era un ‘gentlemen agreement’, il ‘termine di grazia’ –  un periodo di tre mesi concesso dal giudice nell’udienza di convalida dello sfratto, per dare modo all’inquilino moroso di rimediare ad una situazione temporanea e reale di difficoltà – sta diventando sempre più una routine per allungare i tempi.

‘Una delle ripercussioni negative sul piano sociale di questa situazione – conclude Curatti – sta nel fatto che un cattivo pagatore nei  confronti di un padrone di casa privato non sarà certo un buon pagatore per  l’ente pubblico, qualora trovi alloggio in una casa popolare. Oltre ad essere una situazione etsrmamente triste, questo è un danno per l’intera collettività’.

Un Comitato antisfratto, come quello sorto di recente, ‘non ha motivo di esistere. Un comitato sorge per tutelare interessi comuni, ma in questo caso sarebbe come creare un comitato per non pagare le tasse, o per non essere obbligati al pagamento dell’assicurazione auto’. Ieri proprio questo Comitato, che si riunisce i mercoledi sera in via Mantova 7/A, ha manifestato contro l’ufficiale giudiziario presso l’abitazione di una persona raggiunta da  intimazione, alla periferia della città.

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Commenti
  • Enrico

    Grazie euro dieci anni fa era toro una situazione simile oggi e’la regola L’ennesima dimostrazione di come il nostro paese grazie alla moneta unica ha devastato numerose famigli in modo particolare le fasce deboli della società il futuro sarà peggio perché ogni giorno perdiamo lavoro e capacità di reddito di questo passo se non torniamo indietro alla vecchia lira o se non diamo un calcio in c…..alle regole fissate dalla Germania e dalle banche la fine e vicina……

  • Michael

    E fosse solo l’euro il problema… per uscire dall’euro però bisogna preparare il terreno, se non si vuole incorrere in una catastrofe ancor peggiore: parlo della necessità di mettere in evidenza la radice ambientale dell’economia, di rompere gli steccati che separano l’economia dalle scienze dell’ambiente, di approfondire ogni possibile integrazione tra l’organizzazione economica e le politiche ambientali e sociali. Per non parlare del vantaggio che potrebbero portare i nuovi modelli di azienda a struttura reticolare (non più piramidale) ed “emergente” (come i formicai, il cervello e i social network), figli di una scienza nuova scaturita dalla cibernetica degli anni ’50 e che al momento esistono solamente nei centri di ricerca (ed è nota la tendenza di molti imprenditori italiani a NON investire nella ricerca, preferendo “fasse ‘a Bmw”, e salvo poi lagnarsi del fatto che l’azienda non tira). Occorre una responsabilizzazione ed un cambio di mentalità da parte di tutti, prima di decidere l’uscita dall’euro: distinguere ciò che è utile e necessario da ciò che non lo è, e tirarne il giusto senso. L’avvocato Curatti mi pare anche che evidenziasse “la convinzione che il pagamento dell’affitto sia l’ultima cosa di cui preoccuparsi, a differenza magari di altre spese fisse come la rata dell’auto”. Ecco, è senz’altro fastidioso, ma finché molti persisteranno nella vecchia “Italian way of life” (derivata in qualche modo dalla sua collega d’oltreoceano ed arricchita con tutte le furberie dell’italiano medio) contribuiranno a non realizzare le condizioni che servono per uscire dall’euro…
    (Specifico che questa NON è decrescita felice – teoria che non mi convince – e non sono un attivista a 5 Stelle).