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Delitto di via Capra, dodici anni all'investitore E' omicidio volontario

pelucchi

Nella foto Pelucchi e il luogo dell’investimento mortale (foto Sessa)

Processato con il rito abbreviato, che dà diritto allo sconto di un terzo della pena, l’imprenditore bresciano Angelo Pelucchi, 74 anni, è stato condannato a 12 anni per omicidio volontario aggravato dai futili motivi. Il pm Fabio Saponara ne aveva chiesti sedici. La pena è stata calcolata considerando il risarcimento alla famiglia prevalente sulla contestata aggravante. L’accusa è quella di aver ucciso il pensionato Guido Gremmi, 76 anni, di Cremona. L’imputato, difeso dagli avvocati Massimo Bonvicini e Michele Bontempi, è stato condannato dal gup Letizia Platè. Pelucchi non era in aula al momento della sentenza e i suoi legali non hanno voluto rilasciare dichiarazioni. Il 19 novembre del 2011 in via Capra, Pelucchi, a bordo di un’Audi Q5, aveva investito e ucciso la vittima al termine di un diverbio legato ad un parcheggio riservato ai disabili. I legali hanno puntato sul delitto colposo, escludendo il dolo nella condotta dell’imprenditore.  Niente a che vedere, secondo loro, con la volontà di investire Gremmi, nè tantomeno di ucciderlo. Il giudice, invece, ha accolto la tesi dell accusa. La motivazione sarà depositata entro 90 giorni.

LA STORIA

Era sabato. Pelucchi si trovava a Cremona per la Festa del Torrone. Alle 17 aveva posizionato la sua Audi Q5 nel parcheggio per disabili di via Capra, un posto riservato a Bruna Dondi, convivente di Gremmi, residente nella vicina via Plasio. Dopo venti minuti era tornato e ad aspettarlo c’era Gremmi, appena rientrato con la compagna dalla spesa. Aveva portato le borse in strada e poi era sceso perchè lo spazio riservato alla compagna era occupato. Aveva chiamato i vigili urbani e intanto se l’era presa con l’imprenditore bresciano che intanto era salito in auto e aveva acceso il motore. Gremmi non voleva farlo andar via. Aveva preso a pugni il cofano dell’auto e urlava al bresciano di scendere. A quel punto Pelucchi aveva ingranato la retro per farsi largo e uscire. Poi era ripartito, nonostante avesse il pensionato davanti a sè. In maniera repentina e a fortissima velocità, così come raccontato da alcuni testimoni, Pelucchi aveva investito il pensionato ed era fuggito. Si era costituito il giorno dopo ai carabinieri di Brescia ai quali aveva detto: “quando sono partito ho sentito un rumore e ho pensato di aver sbattuto la macchina che era davanti a me. Arrivato alla fine della via ho guardato dallo specchietto retrovisore e ho visto l’uomo in terra”. Pelucchi non era tornato indietro, la paura aveva avuto la meglio.

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