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Madre e figlio morti per meningite, consulenti del pm: ‘Tardi le cure, per la mamma chance di vita ridotte’

meningite

Nella foto, Mirko Zanazzi

“Bisognava intervenire il più precocemente possibile, entro le 24 ore, per fare la profilassi ai contatti stretti, e cioè ai familiari”. Queste le conclusioni a cui sono arrivati i consulenti del pm, il professor Francesco De Ferrari, medico legale, e l’infettivologo Roberto Stellini, chiamati a deporre nel processo contro tre medici accusati di omicidio colposo per la morte di Orsola Contardi, 55 anni, di Scandolara Ripa D’Oglio, la mamma del 20enne Mirko Zanazzi. Entrambi erano deceduti nel febbraio del 2010, lui per una sepsi meningococcica, lei tre giorni dopo per meningite.
Per i due esperti,  “la mancata profilassi in tempi rapidi ai familiari ha ridotto drasticamente le chance di sopravvivenza della signora Contardi”. “Il tempo intercorso tra l’ultimo contatto tra la mamma e il figlio”, hanno spiegato, “e l’esordio della sintomatologia della Contardi è stato di 21, 22 ore. Se si fosse partiti con la chemio profilassi si sarebbe applicata la norma. Nell’89% dei casi la pastiglia presa entro le 24/48 ore avrebbe ridotto il rischio di sviluppo della malattia”.
Diverso il parere del dottor Stefano Novati, l’esperto nominato dal giudice Francesco Sora, che ha sì ammesso la mancata indagine epidemiologica, ma ha anche affermato che Orsola Contardi “era già contagiata”. “La diagnosi effettuata al pronto soccorso”, ha detto, “era una diagnosi corretta. E’ sufficiente il fondato sospetto per attivare tutte le procedure contenute nelle linee guida”. Per il consulente, in sostanza, la profilassi avrebbe dovuto essere fatta il prima possibile, ma per Orsola Contardi non sarebbe cambiato nulla. “Anche se le avessero fatto la profilassi”, ha sottolineato Novati, “la sua storia clinica non sarebbe cambiata. Il meccanismo di attivazione della profilassi andava attivato immediatamente, ma la Contardi aveva già superato lo stato di portatrice asintomatica”. “Lei come si sarebbe comportato?”, gli ha chiesto il pm onorario Silvia Manfredi. “Avrei chiamato l’Asl”, è stata la risposta di Novati.
Secondo l’esperto del giudice, inoltre (sono dichiarazioni rese durante la scorsa udienza), “potrebbe anche essere stata la madre a contagiare il figlio e non viceversa, così come Mirko Zanazzi e la madre potrebbero aver contratto la malattia insieme”. Non così per i consulenti del pm, secondo i quali invece “non è certo chi dei due si fosse infettato per primo”.
Da parte loro i consulenti della difesa si sono detti concordi con quanto esposto dal perito del giudice.

A processo ci sono i cremonesi Marco Botteri, 38 anni, e Riccardo Merli, 48 anni (il primo di terapia intensiva e il secondo del pronto soccorso dell’ospedale Maggiore). Sono accusati di aver “omesso di prescrivere la chemioprofilassi ai genitori conviventi del paziente presenti sul posto, contribuendo così a determinare l’evoluzione negativa della vicenda clinica di Orsola Contardi, conclusasi con il decesso della stessa per meningite meningococcica”. Altro imputato è Paolo Marconi, 56 anni, di Ligonchio, in provincia di Reggio Emilia, medico di pronta disponibilità in servizio presso l’Asl di Cremona. “Informato, la mattina del 13 febbraio 2010, dalla direzione medica dell’ospedale di Cremona del decesso di Mirko Zanazzi per sospetta sepsi meningococcica, ometteva di prescrivere la chemioprofilassi ai familiari conviventi del paziente, contribuendo così a determinare l’evoluzione negativa della vicenda clinica” della 55enne. Attraverso l’avvocato Pasquale Nuzzo, il 60enne Pierangelo Zanazzi, marito della Contardi e padre di Mirko, e la figlia Marika si sono costituiti parte civile.

Le conclusioni del processo sono state fissate al prossimo 26 febbraio.

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