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Discarica di amianto di Cappella Cantone, chiesto il rinvio a giudizio per Formigoni

FORMIGONI-EVID

La procura di Milano ha chiesto il rinvio a giudizio per Roberto Formigoni, ex Governatore della Lombardia e senatore del Nuovo Centrodestra, nell’ambito delle indagini sulla discarica di amianto di Cappella Cantone: l’accusa è di corruzione. La richiesta di rinvio a giudizio è arrivata anche per altre 12 persone. Secondo le ipotesi dell’accusa, rappresentata dai pubblici ministeri Antonio D’Alessio e Paolo Filippini, fu proprio su input di Formigoni che l’imprenditore bergamasco Pierluca Locatelli avrebbe versato oltre un milione di euro alla Compagnia delle Opere di Bergamo. Sempre secondo l’accusa, altri 100mila euro avrebbero invece “unto gli ingranaggi” dell’allora vicepresidente del Consiglio regionale, Franco Nicoli Cristiani, per ottenere il via libera alla realizzazione della discarica attraverso una delibera proposta dallo stesso Formigoni, in contrasto con alcune norme a protezione dell’ambiente. Sarà il giudice per l’udienza preliminare Vincenzo Tutinelli a valutare la richiesta di rinvio a giudizio.

Stando a quanto si legge nel capo di imputazione, Locatelli avrebbe versato 100mila euro all’allora vicepresidente del Consiglio Regionale, Franco Nicoli Cristiani, “al fine – si legge nel documento della Procura – di ottenere l’Autorizzazione integrata ambientale, necessaria”. Egli avrebbe pagato ”con il consenso e la consapevolezza di Rossano Breno e Brambilla Luigi”, gli ex vertici della Cdo di Bergamo, ”che agivano in nome e per conto dei pubblici ufficiali Raimondi Marcello (ex assessore regionale all’Ambiente) e Formigoni”. Diecimila euro poi sarebbero andati all’ex funzionario dell’Arpa Lombardia, Giuseppe Rotondaro. Non è tutto. L’imprenditore avrebbe versato, tra “denaro ed altre utilità”, oltre un milione di euro “in favore della Compagnia delle Opere di Bergamo”: sarebbe stato questo, secondo i pm, il sistema per far pervenire i soldi nelle tasche di Formigoni e Raimondi. In cambio, Locatelli avrebbe ottenuto “l’approvazione della delibera di Giunta Regionale del 20 aprile 2011 n.1594, su proposta del Presidente, che consentiva la disapplicazione delle prescrizioni contenute nel Piano Cave adottato dal Consiglio Regionale”. Sempre con quelle mazzette l’imprenditore “si garantiva l’opera di condizionamento, esercitata dai predetti Pubblici Ufficiali sulle determinazioni dei competenti Dirigenti amministrativi” si legge ancora nel capo di imputazione. In particolare, Locatelli avrebbe fatto avere 200mila euro a Brambilla e 25mila euro a Breno.

Era il 3 dicembre scorso quando, a distanza di due anni dall’avvio delle indagini, Formigoni era finito nel registro degli indagati. La decisione era stata del procuratore aggiunto Alfredo Robledo e dai pm Antonio d’Alessio e Paolo Filippini, che fanno parte del pool anticorruzione della Procura di Milano. Oggetto di indagine era stata la delibera della Giunta regionale che aveva dato il via libera per trasformare il sito da cava in discarica venne firmata dallo stesso Formigoni il 20 aprile del 2011. Peraltro era stato propio lo stesso governatore Formigoni il relatore della delibera di Giunta.

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