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Caso Aldrovandi, applausi agli agenti? Ecco com'è andata

Lettera scritta da G.Epicoco (Sap Cremona)

A nome della segreteria Provinciale del S.A.P. di Cremona, intendo fare chiarezza su quanto riportato da tutti gli organi di stampa, nazionali e locali, circa gli accadimenti durante il Congresso Nazionale del Sindacato Autonomo di Polizia svoltosi a Rimini nei giorni 28 e 29 Aprile.

Posso testimoniare quanto accaduto poiché ero presente al Congresso in qualità di Segretario Provinciale di Cremona insieme ad altri delegati locali provenienti da tutta Italia.

Voglio innanzitutto precisare, per evitare ogni tipo di strumentalizzazione, che le foto apparse su tutte le testate nazionali raffiguranti delegati che applaudono anche in maniera vigorosa e visibile sono foto che non si riferiscono affatto al momento di cui si parla negli articoli di stampa.

Il Congresso è stato diviso in due parti: un convegno pubblico svoltosi nella mattinata del 29 Aprile alla presenza del Sig. Capo della Polizia e di alcuni esponenti politici nazionali e Istituzioni locali ed il vero e proprio Congresso Nazionale, svoltosi durante le ore pomeridiane, i cui lavori erano riservati esclusivamente ai delegati sindacali. E da parte mia doveroso precisare, quindi, che le foto apparse sui quotidiani Nazionali si riferiscono a fasi congressuali diverse, svoltesi al mattino, e le persone ritratte stavano applaudendo altri interventi e nulla quelle foto hanno a che vedere con le fasi del dibattito pomeridiano in cui si è affrontato, per pochi minuti, il caso “Aldrovandi”.

Per quanto riguarda il merito della tragica vicenda di Federico ALDROVANDI vorrei precisare che, nel corso dell’intervento del Segretario Generale Gianni TONELLI, che stava illustrando alla platea alcune iniziative di carattere Giudiziario che la Segreteria Nazionale del S.A.P. intende perseguire per contribuire a fare maggiormente luce sulla verità che dal punto di vista giudiziario è stata cristallizzata da una sentenza passata in giudicato, lo stesso Segretario TONELLI, ad un certo punto, nel corso della discussione, ha comunicato alla platea che tre dei Poliziotti condannati, alcuni dei quali erano stati detenuti in carcere per espiare il residuo della pena comminata, erano presenti in sala.

In quel momento, solo una parte della platea, ha brevemente applaudito.

Per quello che mi consta non c’è stata alcuna “Standing Ovation”, né tantomeno cinque minuti di applausi come invece si legge in maniera francamente esagerata su tutti gli organi di stampa.

Non ho alcun timore a dire che, nel momento in cui c’è un pronunciamento definitivo della Magistratura, è giusto che chi ha sbagliato risponda delle proprie azioni secondo quello che la legge prevede ed in questo caso le pene previste per il reato di omicidio colposo sono state applicate ed espiate.

Sono anche ben conscio che nessun altro aspetto di questa tragica vicenda possa minimamente equivalere la perdita di un figlio che sarebbe sciocco voler bilanciare con aspetti emotivi e sofferenze che certamente hanno patito anche i Poliziotti condannati che non credo si possano minimamente compiacere di quello che è accaduto o esserne felici. Tutto viene ovviamente in secondo piano.

La morte di un ragazzo va rispettata così come va rispettato, in ogni modo, il dolore della famiglia ALDROVANDI e questo vorrei che fosse ben chiaro senza alcun tipo di indugio.

Il Sindacato Autonomo di Polizia di Cremona condanna senza se e senza ma ogni tipo di violenza da qualsiasi parte provenga e a maggior ragione se proviene da uomini dello Stato.

Le verità vanno accertate, le pene devono essere certe e l’espiazione della pena deve servire non a fini trascendenti o etici e non può avere come fine la retribuzione del male del reato con un altro male più o meno equivalente o la vendetta, ma deve tendere alla prevenzione generale che ha come limite la funzione di prevenzione speciale, cioè la rieducazione del “reo” ed il suo reinserimento nella società, che la nostra Carta Costituzionale assegna alla pena, nello stadio della sua inflizione ed esecuzione, nell’articolo 27.

Ovvio come il percorso sindacale di Polizia non debba mai discostarsi dai principi di solidarietà, di considerazione umana e di civiltà ma anche dall’accettazione di provvedimenti giudiziari che i Poliziotti sono chiamati a rispettare prima di chiunque altro, a prescindere dall’appartenenza sindacale.

Come sindacalisti e Poliziotti del S.A.P. di Cremona sentiamo il dovere di esprimere rispetto per il profondo dolore di una famiglia e di una sentenza che ha sancito una responsabilità penale così come, allo stesso tempo, meritano rispetto le fatiche umane e professionali che caratterizzano la vita dei Poliziotti, compresi i protagonisti della vicenda ai quali non si può negare una doverosa umana pietà.

Sinceramente non ho visto a Rimini gente felice che gioiva per una tragedia o si spellava le mani per difendere degli assassini come qualcuno ha scritto e credere che questo possa avvenire mi crea disgusto solo al pensiero.

E’ evidente che la formazione del personale è estremamente importante per comprendere i modi più efficaci per affrontare determinate situazioni col fine ultimo che simili tragedie non accadano più. Proprio questo argomento è stato affrontato dallo stesso Capo della Polizia nel suo intervento durante la fase mattutina dei lavori.

Credo che in momenti come questi sia necessario mantenere equilibrio ed evitare di scivolare verso derive estremistiche che portano poi a travisare la realtà e a scatenare guerre ideologiche che non fanno altro che trasmettere messaggi fuorvianti che in nessun modo possono essere giustificati.

Gianluca Epicoco
Segretario provinciale Sap Cremona

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