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Ammanchi alla Croce Rossa: il mistero delle chiavi della cassaforte

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Nella foto, Mirko Rizzi ed Eleonora Ducoli Parisi in tribunale

Primi cinque testimoni, nel procedimento presieduto dal giudice Maria Stella Leone (a latere i giudici Francesco Sora e Tiziana Lucini Paioni) nei confronti dell’ex commissario del comitato locale della Croce Rossa Mirko Rizzi, accusato di peculato per la vicenda, scoppiata alla fine del 2011, dell’ammanco di 16.095 euro, denaro che l’imputato, difeso dagli avvocati Marco Bencivenga e Cristina Pugnoli, ha sempre giurato di non aver sottratto.

A sporgere denuncia, all’inizio contro ignoti, era stato il commissario provinciale Eleonora Ducoli Parisi, ora presidente del comitato provinciale. “Ogni anno il comitato centrale”, ha spiegato la teste, fa un report sulle attività e sulla raccolta fondi”. Era stata proprio la Ducoli Parisi, in quell’occasione, ad accorgersi dell’ammanco, da addebitarsi, per la teste, a fondi raccolti nel 2011 per tre eventi: una serata di tango, una cena benefica e una tombolata. Ne era quindi seguita un’indagine interna disposta dal dirigente regionale di Milano e convocata una riunione alla quale avevano partecipato la Ducoli Parisi, l’imputato, il revisore dei conti e Maura Bertocchi, commissario del comitato femminile. Nel maggio del 2011 Mirko Rizzi aveva confidato di aver smarrito la chiave della cassaforte e di averla poi ritrovata solo nell’ottobre successivo.

Chi si occupava della raccolta fondi per le opere di beneficenza della Croce Rossa era Maura Bertocchi. “Raccoglievo i soldi”, ha spiegato in aula il commissario del comitato femminile. “Li tenevo in casa non più di un giorno e poi li consegnavo a Rizzi o all’impiegata quando lui non c’era e mi facevo firmare la ricevuta”. Oltre a 7.560 euro di quote associative, nel 2011 erano stati raccolti fondi per il tango, la cena benefica e la tombolata. “Ma Rizzi aveva perso la chiave della cassaforte”, ha ricordato la teste.

E’ stata poi sentita Francesca Gobbi, revisore dei conti, che al collegio dei giudici ha spiegato di aver controllato bilanci, preventivi e consuntivi e di aver verificato la corrispondenza con le carte contabili. La Gobbi ha sostenuto di essere venuta a sapere della perdita delle chiavi della cassaforte dove erano depositate le quote associative solo nel luglio del 2011. “Ho quindi dovuto prendere per buono ciò che mi era stato detto”. Durante l’esame della Gobbi, però, è emerso che il controllo era stato effettuato solo sui capitoli di bilancio relativi alle quote e ad attività varie. Non alle altre voci, come ha fatto notare la difesa, come ad esempio quelle riguardanti le operazioni bancarie, come i versamenti relativi alle quote, giustificati dalle reversali numerate progressivamente e corrispondenti ciascuna ad un versamento in banca.

Parola, poi ad un altro teste, Giuseppe Quirinali, dipendente civile di ruolo nell’area tecnica, che ha ricordato le due riunioni che si erano tenute alla Croce Rossa: “nella prima, Rizzi non ha saputo giustificare l’ammanco, poi nella seconda ha detto di aver smarrito le chiavi della cassaforte”.

Infine, Barbara Bottazzi, impiegata presso il comitato locale con mansioni di segreteria e contabilità. “So che le quote erano depositate in cassaforte”, ha raccontato. “Solo una parte, però, era stata versata in banca. Ho sollecitato Rizzi più volte per versare l’altra parte, ma le chiavi della cassaforte non si trovavano”. La Bottazzi ha parlato di due mazzi di chiavi: uno l’aveva Rizzi, l’altro l’aveva l’allora vice commissario Luca Zorza. “Ma poi Zorza si è dimesso”, ha raccontato l’impiegata, “e ricordo che ha consegnato il suo mazzo a Rizzi”. “Quando le chiavi sono state ritrovate”, ha concluso la teste, “all’interno non c’era la somma che avrebbe dovuto esserci. In quell’occasione Rizzi mi ha detto che forse il denaro mancante era stato rubato”. Si torna in aula il prossimo 23 settembre.

Sara Pizzorni

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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