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Mercatini: troppi e poco qualificati 'Si abbia il coraggio di dire di no'

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Confesercenti si aggiunge senza esitazioni alla critica verso i mercatini giunta dalla pagina facebook delle Botteghe del Centro. Sotto la lente le bancarelle, sbarcate in piazza Roma il 2 giugno, ma in generale tutte le iniziative  commerciali portate in città da agenzie specializzate, senza particolari caratteristiche merceologiche. Spesso, un’accozzaglia di generi alimentari, capi d’abbigliamento, bigiotteria. “E’ dalla prima riunione del tavolo dei Duc (il distretto urbano del commercio) che le associazioni dicono chiaramente che i mercatini non sono certo la strada da privilegiare per rivitalizzare il centro storico”, afferma Agostino Boschiroli, vicepresidente dell’associazione e presidente del gruppo ambulanti Anva.

Agostino Boschiroli

“Possono anche essere gradevoli, ma se fatti in un certo modo. I privati che  li propongono al Comune devono presentare nel dettaglio, per filo e per segno, e con  documentazione fotografica, come intendono occupare il suolo pubblico. Devono specificare quanti operatori saranno presenti, quale è il filo conduttore del mercatino, quale sarà l’impatto visivo dei banchi”. Boschiroli ha in mente un esempio molto recente che spiega come non debba essere un mercatino: “Non deve essere come il recente Cantine in tour, dove su quaranta banchi, una decina soltanto aveva come oggetto la vendita e degustazione di vino e tutti gli altri non c’entravano niente. Il problema è che i privati che ne fanno richiesta hanno tutto l’interesse ad occupare il massimo di plateatico possibile, perchè così possono introitare di più dagli espositori. Se poi la manifestazione non è gradevole o non porta alcun valore aggiunto alla città, a loro non interessa più di tanto. Cosa diversa è quando sono le associazioni di categoria locali ad organizzare eventi: noi possiamo anche commettere degli errori, ma poi siamo qui a risponderne e a corregggere il tiro se serve. Il ruolo dell’ammistrazione pubblica deve essere quello di controllore della qualità delle manifestazioni. Questo deve essere ben presente in chi guiderà la città nei prossimi anni”.

Per il Comune i mercatini rappresentano un’occasione per alimentare le casse comunali. Il costo al metro quadrato per l’occupazione del suolo pubblico è di 0,39 euro all’ora. Un banco di 20 mq, moltiplicato per 40 operatori in tre giorni di manifestazione, vale un po’ più di 20.000 euro per il Comune. Non è noto quanto ci guadagni l’organizzatore.

“Mercatini fatti in un certo modo danneggiano anche gli ambulanti del mercato bisettimanale, oltre che la città” aggiunge Boschiroli. “Il Comune deve trovare il coraggio di dire di no ad alcune delle proposte che vengono presentate, dire di no alla speculazione sulle aree pubbliche. I problemi del centro non si risolvono così, chi amministra deve pensare a ben altro, ad esempio risolvere il caro parcheggi e arrivare ad un’unificazione delle tariffe per aree omogenee della città”.

g.b.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

 

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Commenti
  • Germana

    effettivamente c’è di tutto e di più e molto alla rinfusa. Vista poi la frequenza viene spontaneo chiedersi se vendono…. gente che guarda se ne vede molta, gente che compera… mah…..il troppo stroppia, e poi così indefinibile….

  • Patrizia Signorini

    Scrivo di questo da almeno 10 anni. Finalmente qualcuno se ne accorge. Fino a ieri chi oggi si trova sulla via di Damasco o ha taciuto o era d’accordo. Ma non importa: è splendido vedere che gli occhi si sono finalmente aperti: guardiamo al domani con forza. Serve una programmazione globale e annuale, che può comprendere anche dei mercatini, ma c’è modo e modo di fare le cose e anche luogo e luogo dove farle. Leggete la pagina Facebook di CremonaCheSindaco , ci sono molti spunti e anche il concetto di City Branding, da molti malamente copiato e da molti addirittura ignorato, ma unica chance per trasformare la città purchè finalmente affidata a mani competenti.