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Inceneritore, Pezzoni: 'Urge mobilitazione degli ambientalisti'

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Forte preoccupazione delle associazioni ambientali cremonesi sul tema dell’inceneritore, dopo le novità introdotte dallo Sblocca Italia, che potrebbe imporre all’impianto di San Rocco un destino ben diverso dalla chiusura che tutti chiedono: il rischio è infatti che alle 50mila tonnellate di rifiuti che già vengono bruciate ogni anno se ne possano aggiungere altre 70mila annue per i prossimi 5-10 anni. A lanciare l’allarme è l’associazione ambientalista CreaFuturo, che organizza per le 18 di giovedì 13 un incontro a Palazzo Cattaneo, proprio per un confronto con le associazioni ambientaliste e non della città.

“E’ urgente che associazioni e singoli cittadini interessati al problema si incontrino – evidenzia Marco Pezzoni -. Ci sono esperti che hanno studiato le contraddizioni e le superficialità del testo che, tra l’altro, presenterebbe profili di incostituzionalità. Ci sono già prese di posizione importanti come quella di tutti i Comuni capoluogo dell’Emilia Romagna che si oppongono alla libera circolazione dei rifiuti sul territorio nazionale e propongono un piano per il progressivo superamento del sistema degli inceneritori anche a uso energetico.
In questo quadro la nostra riunione sarà finalizzata anche, se non soprattutto, ad assumere iniziative per sensibilizzare l’opinione pubblica e per coinvolgere e responsabilizzare gli amministratori locali al fine di impedire che il Ministero dell’Ambiente inserisca l’inceneritore di Cremona tra gli ‘impianti di preminente interesse nazionale destinati a bruciare i rifiuti solidi urbani senza vincoli di provenienza e fino a saturazione del carico termico’. Questo significherebbe, per l’inceneritore di San Rocco,  che brucia 50.000 tonnellate all’anno, una disponibilità ad accogliere altre 70.000 tonnellate/anno per i prossimi 5-10 anni. Fatto salve verifiche più approfondite e autorizzazioni su misura per ogni inceneritore inserito nella rete nazionale integrata”.

Nell’articolo 35 infatti viene specificato che il Governo e, in particolare, il Ministero dell’Ambiente, entro 90 giorni, con proprio Decreto ‘individua a livello nazionale la capacità complessiva di trattamento dei rifiuti urbani e assimilati degli impianti di incenerimento in esercizio con l’indicazione espressa della capacità di ciascun impianto’. “E’ vero che il testo dell’articolo 35 propone anche altro: l’accelerazione dei permessi per la costruzione di ‘nuovi impianti di incenerimento con recupero energetico da realizzare fino a coprire il fabbisogno residuo  determinato con finalità di progressivo riequilibrio socio-economico tra le aree del territorio nazionale’. Ma non sfuggirà a nessuno che quel ‘progressivo riequilibrio’ può durare anche oltre un decennio, che la durata della fase di emergenza dipende dall’esclusivo giudizio del Governo e che intanto sono solo due le Regioni che hanno una capacità di incenerimento superiore alla propria produzione regionale di rifiuti: Lombardia ed Emilia Romagna. Così come non sfuggirà a nessuno  che la tecnologia adottata prioritariamente sia ancora quella dell’incenerimento”.

Insomma, sembra un passo indietro, dopo le tante battaglie delle associazioni per chiederne la chiusura. “E’ ancora vero che l’articolo 35 introduce la novità delle tecnologie a freddo finalizzate a trattare la frazione organica dei rifiuti per arrivare a compost utilizzabili per concimare in modo ottimale terreni agricoli – continua Pezzoni -. Ma è altrettanto vero che viene presentata come una misura aggiuntiva e di nicchia e non sostitutiva del sistema nazionale degli inceneritori che, anzi, viene potenziato e rilanciato. Per questo è urgente e opportuna una presa di posizione pubblica da parte delle Associazioni ambientaliste e di volontariato, nonché un dialogo con l’amministrazione comunale e con il sindaco Galimberti, costituendo un tavolo permanente di confronto nelle forme che si riterranno più opportune”.

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