Cronaca

Siccità, a Castelvetro una messa per invocare la pioggia con un rito millenario

La prima preghiera risale al 366 d.C.; riferimenti poi nel messale veronese del V-VI secolo fino all’attuale del 2000. A presiedere la celebrazione don Camporese

La celebrazione a Castelvetro Piacentino
Fill-1

In questi giorni in cui il territorio è messo a dura prova dall’ennesima ondata di calore, c’è chi alza lo sguardo verso l’alto in cerca di sollievo e forse di qualcosa di più. Anche per questo, nella chiesa di San Giovanni Battista a Castelvetro Piacentino, don Massimiliano Camporese ha organizzato – su richiesta di alcuni fedeli – una celebrazione particolare: un momento di preghiera “Ad Petandam Pluviam” per chiedere il dono della pioggia e sostenere il mondo agricolo, oggi in ginocchio tra caldo e siccità.

Quello dell’invocazione della pioggia è un rito antichissimo: la prima preghiera risale a Papa Liberio, nel 366 d.C. Altri riferimenti compaiono nel messale veronese del V-VI secolo, fino all’attuale formulario inserito nell’ultima edizione del messale del 2000.

“È una cosa che da 1700 anni la Chiesa ha tra i suoi formulari – spiega don Camporese – ed è in linea con tutto il discorso ecologista che la Chiesa porta nel suo DNA fin dalle prime pagine della Genesi, dove Dio affida all’uomo il giardino dell’Eden perché lo custodisca e lo coltivi. Custodire e coltivare significa anche preservare i doni del giardino, compreso quello dell’acqua”.

Durante la messa prefestiva, molto partecipata, nella chiesa di via Roma sono risuonate invocazioni rivolte al cielo con formule specifiche.

“L’uomo, in molti modi, si è sempre rivolto al cielo per invocare aiuto, e anche i cristiani hanno rivolto suppliche a Dio per essere soccorsi nelle difficoltà e protetti dalle calamità – ha ricordato il sacerdote nell’omelia –. Questo ha trovato naturale spazio nella celebrazione eucaristica, centro della vita cristiana. Così oggi, portando all’altare tutte le nostre intenzioni, imploriamo il Signore in modo particolare di concederci il dono della pioggia. Il cristiano, prima di perdersi in letture ecologiste più o meno degne di fede o in protocolli proposti da governi, e anche prima di documenti lodevoli come quelli papali, deve riaprire le Sacre Scritture”.

“Accanto alla custodia dell’acqua evitando ogni spreco, chiediamo a Dio il dono della pioggia, riconoscendo in lui la sorgente di ogni bene, Colui che può intervenire e risollevarci nella nostra debolezza – ha proseguito –. Di fronte a ogni calamità o al terrore di sciagure come la guerra, i cristiani confessano davanti al Padre di essere bisognosi del suo amore provvidente”.

Prima della benedizione finale è stata recitata la preghiera composta da Papa Paolo VI e pronunciata durante l’Angelus del 7 luglio 1976.

“Come altri riti per invocare la benevolenza di Dio sui raccolti – conclude l’arciprete –, ci sono le rogazioni, maggiori e minori. In questo momento di scarsità chiediamo al Signore di essere clemente”.

© Riproduzione riservata
Caricamento prossimi articoli in corso...