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Canile: chiesti 3 anni e 5 mesi per la Nin, le difese contro Facciolo

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Il pm Saponara

AGGIORNAMENTO – Si tirano le somme del processo sulle presunte uccisioni e maltrattamenti di animali che secondo l’accusa si sarebbero verificati al canile comunale di via Casello: la pena più alta, il pm Fabio Saponara l’ha chiesta per Cheti Nin, vice presidente della passata gestione dell’associazione Zoofili cremonesi, l’associazione che in base ad una convenzione con il Comune gestiva la struttura. Per lei, chiesti tre anni e cinque mesi. La Nin è anche accusata di malversazione ai danni dello stato per non aver destinato al canile i contributi pubblici. L’unica accusa, quella di malversazione, a cui, secondo la procura, deve rispondere l’ex presidente dell’associazione Maurizio Guerrini, per il quale il pm ha chiesto un anno e sei mesi. Un anno e nove mesi ciascuna, invece, per le due volontarie Elena Caccialanza e Laura Gaiardi, mentre un anno e un mese per la veterinaria referente Asl Michela Butturini per la quale il pm ha chiesto l’assoluzione dall’accusa di abuso di ufficio per aver procurato un vantaggio a Cheti Nin nella gestione del canile. Il pm ha parlato di una “gestione anarchica del canile da parte della Nin”, di “gestione a dir poco allegra” e di “eutanasia facile”, così come di un “numero pauroso di carcasse” e di “2.700 confezioni di anestetici” usate “in sette anni”: per l’accusa, un numero di “prescrizioni abnorme”. Sulla posizione della veterinaria Michela Butturini, il pm ha detto che “non ha fatto nulla di tutto quello che doveva fare, ha violato tutte le normative di legge e concesso una gestione libera del canile”. Per la procura, però, non c’è prova che la Butturini fosse stata alla ricerca di un vantaggio patrimoniale, e per lei è stata chiesta l’assoluzione per il reato di abuso di ufficio. Per quanto riguarda invece la posizione di Maurizio Guerrini, per il pm non c’è prova che giustifichi il reato di appropriazione indebita aggravata, mentre ha chiesto la condanna per quello di malversazione ai danni dello Stato. Per l’accusa, sia Guerrini che la Nin “non avrebbero destinato, in parte, i contributi pubblici ricevuti ogni anno dal Comune per la gestione del canile”.

Parti civili: Complessivamente, le associazioni animaliste che si sono costituite parti civili (Enpa – Ente nazionale protezione animali, Oipa – Oraganizzazione internazionale protezione animali, Anpana – Associazione nazionale protezione animali natura e ambiente, Lav – Lega antivivisezione e Leal – Lega antivivisezionista, la Lega per la difesa del cane di Cremona, la Lega del cane a livello nazionale e l’associazione animalista Earth) hanno chiesto 850mila euro di risarcimento danni. A rappresentarle, gli avvocati Gianluca Scagliotti, Gabriella Avellini Melchiorre, Fabrizio Gobbi, Laura Maffezzoni e Claudia Ricci. “Questi animali erano invisibili e dovevano restare invisibili”, ha detto l’avvocato Scagliotti, che ha aggiunto: “il merito di questo processo è di averli resi visibili e di aver dato loro un’identità”.

Da parte sua, la difesa di Cheti Nin e Maurizio Guerrini, rappresentata dagli avvocati Ennio Buffoli e Marco Soldi, ha invece puntato il dito contro Rosetta Facciolo, responsabile della sezione provinciale della Lega per la difesa del cane: “Si è voluto buttare fango sui miei clienti perché qualcuno”, ha detto l’avvocato Buffoli, riferendosi alla Facciolo, “ha deciso di mettere le mani sul canile”. “Ci sono testi”, ha poi aggiunto il legale, “che hanno escluso di aver sentito né visto alcuna soppressione di animali”. La presenza delle carcasse al canile? L’avvocato ha citato la convenzione del 2005 stipulata dal Comune con la quale si stabiliva che le carcasse trovate sul territorio dovevano essere portate al canile: “Non solo”, ha precisato Buffoli, “nella  convenzione, oltre a Cremona, c’erano altri 40 comuni convenzionati”.

Per l’avvocato Stefania Amato, in difesa delle due volontarie, “non c’è prova che l’uccisione degli animali fosse stata gratuita”. Il legale, infatti, ha messo in dubbio che la causa delle morti dei cani fosse attribuibile ad un’iniziezione di Pentothal. “Nulla di concreto è stato provato rispetto ai cani deceduti tra il 2 gennaio e il 3 marzo del 2009”.

Infine la difesa della veterinaria Michela Butturini, assistita dagli avvocati Alessandro Nolli e Francesco Gianzini. “Tutta una vita, quella della Butturini”, ha esordito l’avvocato Nolli, “dedicata agli animali, tanto che risulta difficile pensare che di notte si trasformi in un angelo della morte e plani sul canile”. Per il legale, “è stato buttato tanto fango addosso a queste persone che hanno speso la vita per gli animali”. L’avvocato, che come i suoi colleghi ha puntato il dito contro Rosetta Facciolo – “le sue sono parole in libertà” – , ha anche parlato di “tante piccole imprecisioni nella conduzione e nello sviluppo delle indagini”. E poi la “genericità delle deposizioni”: “testi che hanno parlato di intere cucciolate massacrate ma che poi non sono stati in grado di dare elementi in più, se non quello di ricordarsi di qualche iniezione”. Sulle richieste delle parti civili, il legale ha parlato di richiesta di danni “sproporzionata”. “Per fortuna”, ha concluso, l’assalto alla diligenza si è limitato ad otto associazioni”. Per il suo collega, l’avvocato Gianzini, “manca l’elemento psicologico. Non è stata raggiunta la prova”.

Per l’accusa, dal 2005 al 3 marzo del 2009 sarebbero stati uccisi circa 300 animali all’anno con il farmaco eutanasico Tanax o con il Pentothal Sodium. Nelle celle frigorifere del canile i carabinieri del Nas avevano sequestrato 32 carcasse di cani e gatti sulle quali il veterinario Rosario Fico, della sezione di Grosseto dell’Istituto Zooprofilattico, aveva effettuato l’autopsia. 12 cani su 25, secondo i risultati della perizia, erano stati uccisi con il Pentothal Sodium “senza che vi fosse necessità”. Lo stesso medicinale, usato nell’induzione dell’anestesia generale, era stato somministrato, sempre senza motivo, anche su 2 dei 7 gatti che il perito aveva esaminato. I 12 cani e i 2 gatti uccisi, in sostanza, non erano affetti da patologie tali da giustificare la loro soppressione.

Alcuni animali soppressi con il Pentothal”, è scritto nella perizia, “presentano lesioni e traumi sottocutanei localizzati alle estremità di tutti e quattro gli arti, compatibili con il tentativo di legarli nel forzato contenimento fisico, pare con l’uso di corde o cappi appena prima dell’iniezione letale”. “L’immobilizzazione fisica”, scrive Fico, “è stata violenta, tanto da causare ecchimosi, ematomi ed emorragie in gran parte della superficie degli animali appena prima della loro morte”. Un cane, addirittura, è morto in seguito alla “conseguenza di un tentativo di contenimento fisico effettuato con violenza”. “In questo caso”, secondo l’esperto, “probabilmente l’animale è morto per lo choc prima che gli venisse praticata l’iniezione letale”. 5 cani, invece, sono morti “in conseguenza dello choc determinato da profonde ferite inferte da altri cani”. Tra questi, anche un cucciolo morto sbranato.

La sentenza sarà pronunciata il prossimo 17 febbraio.

Le accuse

“Sovraffollamento nei box, causa di frequenti sbranamenti” e “uccisioni illegittime degli animali di affezione, cani e gatti, ivi ospitati” è l’accusa di maltrattamenti di animali contestata a Guerrini, che avrebbe omesso di esercitare “i propri doveri di controllo sul canile, di cui lasciava la piena gestione ed organizzazione a Cheti Nin, consentendo che avvenissero i maltrattamenti e le uccisioni illegittime”.

Alla stessa Cheti Nin (dimessasi dalla carica, insieme a Guerrini, nel marzo del 2009 con l’esplosione dell’inchiesta) e alle due volontarie si contestano l’uccisione di animali e l’esercizio abusivo della professione veterinaria. Dal 2005 al marzo del 2009 avrebbero ucciso, “per crudeltà e senza necessità”, numerosi cani, addirittura intere cucciolate, e gatti: circa 300 animali all’anno. Animali eliminati “inoculando il farmaco eutanasico Tanax o il farmaco Pentothal Sodium: decessi ingiustificati ed illegittimi”, come la morte di 12 cani e 2 gatti soppressi con il tiopentale ed esaminati dal dottor Fico. Cheti Nin e le volontarie avrebbero anche fatto vaccinazioni e rimosso punti di sutura. Inoltre la Nin avrebbe soppresso “per crudeltà e senza necessità” un cane che il padrone aveva portato al rifugio nel settembre del 2007 e un altro in affido nel maggio del 2008.

Uccisione di animali per la veterinaria (per l’altro reato di abuso di ufficio il pm ha chiesto l’assoluzione)

Alla veterinaria dell’Asl è contestata l’uccisione di animali insieme a Cheti Nin: “in concorso tra loro, nella primavera del 2008, uccidevano tre cani in violazione delle prescrizioni di legge”. La Butturini e la Nin sono anche accusate di un altro episodio di uccisione di animali avvenuto nel settembre del 2007: “perchè in concorso tra loro, la Butturini, senza essersi previamente accertata delle effettive condizioni di salute di un cane pastore tedesco, lo uccidevano”. Solo la veterinaria deve rispondere del reato di abuso di ufficio, perchè, “violando le norme di legge relative a compiti di controllo”, avrebbe omesso di “segnalare le gravi irregolarità riscontrate”. Per quest’ultimo reato, il pm ha chiesto l’assoluzione.

Due degli imputati devono anche rispondere di Malversazione ai danni dello Stato

Maurizio Guerrini e Cheti Nin sono anche accusati di malversazione ai danni dello Stato e di appropriazione indebita aggravata (reato, quest’ultimo, per il quale il pm, per il solo Maurizio Guerrini, ha chiesto l’assoluzione): non avrebbero destinato, in parte, i contributi pubblici ricevuti ogni anno dal Comune per la gestione del canile. Inoltre, abusando della relazione di prestazione d’opera, si sarebbero appropriati delle offerte ricevute dai privati. Nel 2006 “non trovano giustificazione prelievi in contanti per 10.035,70 euro, e vi è una differenza di 49.290,01 euro tra l’importo indicato nel consuntivo dell’associazione per lavori di manutenzione e quanto effettivamente erogato per tali lavori”.

Sara Pizzorni

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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