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Interrogatori moldavi "Con il 'capo' Vasile si parlava solo di judo"

Arrestati-moldavi

L'avvocato Costantino Diana

Primi due interrogatori, davanti al giudice Guido Salvini, dei 13 arrestati moldavi accusati di far parte di un’organizzazione criminale dedita a furti commessi ai danni dei centri commerciali. I componenti della banda, che sarebbero responsabili di oltre dieci razzie commesse in varie località del nord e centro Italia, tra cui due nella provincia di Cremona,devono rispondere di associazione per delinquere, furto aggravato e ricettazione.
Oggi spazio alle difese di due dei presunti componenti della banda: Stanislav Calmatui, detto Stas, 29 anni, moldavo residente a Reggio Emilia, e Igor Cobleac, 38 anni, moldavo residente a Guastalla, in provincia di Reggio Emilia.
Calmatui, laureato in Giurisprudenza, di professione istruttore di Judo, si è difeso davanti al giudice sostenendo che i suoi contatti con il presunto capo della banda, Vasile Savin, 29enne moldavo residente a Viadana, riguardavano solo il judo, in quanto Savin era un suo allievo. Sui contatti telefonici, Calmatui ha detto di aver chiamato Savin solo per vendergli dei kimono. Quindi, per la difesa, rappresentata dall’avvocato Costantino Diana, del foro di Reggio, si sarebbe trattato solo di un equivoco.

L'avvocato Martino Boschiroli

A Calmatui è contestato il concorso nel furto al centro commerciale Grandemilia di Modena commesso il 6 dicembre del 2013. L’indagato ha detto al giudice di aver avuto solo un incontro e una telefonata con Savin al di fuori dell’ambiente della palestra. L’avvocato Diana ha già chiesto la scarcerazione, o quantomeno gli arresti domiciliari. Il giudice si è riservato di decidere una volta completati tutti gli interrogatori di garanzia.
Con il giudice ha parlato anche Igor Cobleac, difeso dall’avvocato Martino Boschiroli. Il 38enne, bracciante agricolo, sposato e padre di due figli, sarebbe coinvolto nel tentativo di furto, fallito per la presenza di luci accese nell’abitazione, ai danni dell’atelier annesso alla casa del pittore Alfonso Borghi a Campegine, in provincia di Reggio Emilia. L’uomo si è giustificato dicendo di aver prestato il suo cellulare e la sua macchina ai componenti del gruppo.
Venerdì proseguiranno gli interrogatori di altri cinque arrestati.

Sara Pizzorni

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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