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Viaggio della memoria Tappa al campo di concentramento fascista

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Ultima tappa del ‘Viaggio della memoria’ a Gonars, comune in provincia di Udine, sede dal 1942 fino all’8 settembre 1943 di un campo di concentramento  in cui morirono circa 500 deportati. Le quattordici scuole della Rete Scuole Superiori della Provincia di Cremona, accompagnate dal sindaco del Comune di Cremona Gianluca Galimberti e dalla Presidente del Consiglio comunale Simona Pasquali, sono state accolte in mattinata alla palestra della cittadina dal sindaco del Comune di Gonars Marino Del Frate. Il sindaco Del Frate ha salutato i giovani cremonesi e i loro accompagnatori esprimendo grande soddisfazione per la scelta di visitare un luogo di grande dolore, dove sono stati compiuti dal regime fascista italiano crimini nei confronti della popolazione civile slovena e croata, ma che è diventato oggi un simbolo di pace e di fratellanza, anche attraverso il gemellaggio di Gonars con il comune sloveno di Vhrnika in cui avvennero rastrellamenti e deportazioni nei campi di concentramento fascisti, compreso proprio quello di Gonars.

Quello di Gonars è stato un campo di concentramento realizzato dal regime fascista nell’autunno del 1941 col fine di internare i civili rastrellati nei territori occupati dall’esercito italiano nell’allora Jugoslavia. Il campo era stato costruito nell’autunno del 1941 in previsione dell’arrivo di prigionieri di guerra russi, ma non fu mai utilizzato per questo scopo. Nella primavera del 1942 invece fu destinato all’internamento dei civili all’interno della “Provincia di Lubiana”, rastrellati dall’esercito italiano in quei territori. Come tutti gli altri campi italiani per internati jugoslavi, il campo di Gonars funzionò fino al settembre del 1943, quando, con la capitolazione dell’esercito italiano, il contingente di guardia fuggì e gli internati furono lasciati liberi di andarsene. Nei mesi successivi il campo fu occupato dalle truppe tedesche e destinato a tutti i prigionieri rastrellati nel Friuli come campo di transito.

“Siate i nuovi resistenti – ha detto il sindaco del Comune di Cremona Gianluca Galimberti ai ragazzi – Noi abbiamo e voi avete una grande responsabilità: essere testimoni di questa storia drammatica che distrusse molte vite, ma che ci racconta anche come è possibile costruire quando si è disposti a dare la vita per la libertà e per la democrazia. L’odio ha radici lontane perché l’odio si coltiva nel tempo. Non trascuriamo nuovi semi di violenza, anche verbali. Abbiamo, avete la responsabilità di resistere e resistere. Riprendendo la storia per renderla viva, studiando per non smettere mai di ricordare e capire da dove veniamo e per costruire il futuro di una convivenza più giusta”.

Accanto ai sindaci Roberta Mozzi, Dirigente scolastico dell’I.I.S. Torriani di Cremona (scuola capofila della Rete), Ilde Bottoli, referente storico-didattico del progetto ‘Essere cittadini europei – Percorsi per una memoria attiva’ e Rosolino Azzali del Coordinamento cremonese degli Enti Locali per la Pace. La storica Alessandra Kersevan ha illustrato ai giovani la storia del campo di concentramento di Gonars. Il durissimo trattamento riservato agli internati e alle internate, la fame, le condizioni igieniche gravissime provocarono la morte di circa 500 deportati, tra i quali molti bambini. Molti dei deportati provenivano dal peggiore campo del Regio esercito, posto sull’isola di Arbe (Rab) in Croazia. Presso il memoriale jugoslavo nel cimitero di Gonars, dove sono sepolti i resti delle 500 vittime slovene e croate, si è tenuta infine la cerimonia che ha visto, come ogni anno, i giovani protagonisti con la lettura di poesie, canzoni, testi e testimonianze. Al termine, la deposizione della corona d’alloro.

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