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Provincia, il tempo sta per scadere: rischio commissariamento dopo il 31 maggio se non si trovano soluzioni per chiudere il Bilancio

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foto Sessa

Ancora un mese e la Provincia di Cremona potrebbe dichiarare il default ed essere commissariata. Se entro il 31 maggio “non vengono fatti i decreti governativi contenenti dei correttivi che consentano alle province di chiudere i bilanci, o se non vengono almeno prorogati i termini per la chiusura, il dissesto è inevitabile” spiega il presidente della Provincia Carlo Vezzini. Anche se parlare di dissesto non è del tutto corretto: “Dissesto è quando un ente si trova a non riuscire a chiudere il bilancio per proprie colpe. In questo caso, invece, la colpa è di un ente terzo”. Ossia lo Stato che, con la legge di Stabilità impone alla Provincia di sborsare 12 milioni di euro. Una cifra che manda l’ente letteralmente in default, non consentendogli di chiudere il Bilancio 2015.

“Il nostro Bilancio sarebbe sanissimo” continua Vezzini, che nel tardo pomeriggio di lunedì ha convocato in riunione i sindaci del territorio (una cinquantina quelli presenti, tra cui i tre principali, Cremona, Crema e Casalmaggiore) per spiegare loro la situazione. “Il risultato d’esercizio sarebbe positivo per 4 erotti milioni. Invece a causa della Legge di Stabilità ci troviamo in questa situazione”.

Poi c’è la grande incognita delle funzioni: c’è l’accordo Upl per la gestione delle funzioni delegate (lavoro, turismo, agricoltura, cultura, ecc) per i quali la Regione dovrebbe erogare dei fondi, ma ancora non si sa quando questi arriveranno.

Altra nota dolente è il personale: “La legge dice che dovremmo funzionare con il 50% dei dipendenti e noi abbiamo già identificato il personale che potenzialmente andrebbe tagliato (si passerebbe da un costo di 16 milioni a 8) – continua Vezzini -. Il problema è che per quest’anno abbiamo ancora tutte le funzioni, senza contare che non vi sono ancora i provvedimenti per il ricollocamento”. Presente all’incontro anche una delegazione di cantonieri provinciali, preoccupati per il proprio futuro, anche a fronte del rischio che si chieda alla Provincia di esternalizzare il servizio.

La questione personale è stata anche oggetto di una riunione tra sindacati nel primo pomeriggio. Ancora forte è infatti la tensione tra i dipendenti della Provincia, che in queste ore stanno decidendo come muoversi in merito a una situazione sempre più complicata. “Il presidente della Provincia deve sollecitare i sindaci chiedendo se vi sono richieste di dipendenti – spiega Roberto Dusi, segretario della Fnp Cisl -. Altrimenti vi sono due possibilità: o gli esuberi o i pre-pensionamenti. Ma non vi sono i criteri di attuazione, in quanto il Governo non li ha previsti. Inoltre la Provincia, con una delibera, ha bloccato alcuni profili, ai quali non si concede la mobilità, come i ragionieri, in quanto giudicati indispensabili per l’ente. Ma anche questo è sbagliato”.

La Provincia, inoltre, si trova in una grande difficoltà nel redigere il Bilancio: “Ci sono 3.400.000 euro di costo dipendenti da pagare – continua Dusi -. Alla fine a pagare il prezzo saranno i dipendenti e i cittadini che si vedranno venir meno molti servizi”.

Le soluzioni? Non ci sono. Vezzini sta ipotizzando dei palliativi, come mettere due nuovi autovelox sulle strade del territorio, o chiedere ai comuni che hanno postazioni fisse per il controllo della velocità di pagare alla Provincia la percentuale che le spetterebbe per legge. Resta invece in sospeso la vendita delle quote di Autostrade Centropadane, poco appetibili vista la situazione precarie dell’ente.

A esortare i sindaci il primo cittadino di Crema, Stefania Bonali, che ha chiesto a tutti di dare la propria disponibilità alle assunzioni, in modo da consentire già ad alcuni dipendenti di spostarsi dalla Provincia. Il sindaco ha anche evidenziato come “si potrebbero anche prendere altre misure per diminuire i costi, come la chiusura delle scuole al sabato mattina, risparmiando sul trasporto pubblico”.

Anche i consigliere regionale Carlo Malvezzi è intervenuto, evidenziando la necessità di “chiedere alla Regione e al Governo risposte serie e concrete per il territorio e soprattutto per tutelare i dipendenti. Si chiede inoltre che l’ente possa mantenere le proprie funzioni finché non si sarà deciso con precisione come andranno suddivise”.

Laura Bosio

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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