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Auto di lusso, maxi evasione in Veneto Coinvolti 4 cremonesi

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Ci sono anche quattro cremonesi coinvolti in un’indagine della guardia di finanza di Jesolo che ha scoperto un giro di fatture false per 60 milioni di euro nella vendita di auto di lusso e accertato un’evasione di 25 milioni di euro. L’indagine, coordinata dalla procura di Venezia, in collaborazione con la magistratura di Treviso e con la procura tedesca di Francoforte sul Meno, ha permesso di arrestare 8 persone e di denunciarne 25, di cui quattro sarebbero i promotori dell’organizzazione. Due dei cremonesi coinvolti sono finiti agli arresti, mentre altri due sono stati denunciati.

In cima al sistema truffaldino, così come riporta “Il Mattino di Padova”  c’era “il Principe”, personaggio che si faceva soprannominare così per i suoi modi signorile. Bello, alto, atletico, girava su macchine di lusso, accompagnato da avvenenti signore.

Per i quattro principali imputati, l’accusa è associazione per delinquere finalizzata alla commissione di reati tributari transnazionali; gli ordini di custodia cautelare sono stati eseguiti nell’ambito della prima tranche dell’operazione.

Numerose le perquisizioni in Veneto, Friuli e Lombardia disposte dalla procura di Venezia, che ha anche avviato rogatorie con l’ autorità giudiziaria in Germania per acquisire elementi relativi alle società estere coinvolte nella frode.

Era stato creato un complesso reticolo di aziende, in Italia e all’estero, esistenti solo sulla carta ed intestate a prestanome, allo scopo di acquistare auto presso fornitori comunitari, principalmente tedeschi. I mezzi, portati in Italia, venivano destinati subito ai rivenditori. A seguito dell’importazione da parte del primo anello della catena nazionale, costituito da imprese denominate «missing traders» (in quanto dopo poco «scomparivano», occultando ogni documento contabile e omettendo la presentazione delle dichiarazioni fiscali) non veniva effettuato il versamento delle imposte. Queste imprese, poi, rivendevano le auto, sempre solo sulla carta, a società «cartiere»; dopo una serie di ulteriori cessioni fittizie tra società cartiere e società filtro gli stessi mezzi arrivavano ai rivenditori finali che vendevano a prezzi concorrenziali.

Il sistema evasivo era garantito da un vorticoso giro di fatture, documenti di trasporto e documenti doganali tutti falsificati, al solo fine di giustificare i passaggi degli autoveicoli tra le società. I debiti tributari venivano, invece, lasciati in capo alle società fittizie ed ai prestanome compiacenti e nullatenenti, che non eseguivano il versamento delle imposte.

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