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Camera di commercio,
matrimonio tra Cremona
e Mantova sempre più vicino

Il matrimonio Mantova-Cremona per la nuova unica Camera di Commercio padana con sede a Mantova e presidenza a Cremona alla fine probabilmente si farà nonostante alcune tensioni che sembrano far scricchiolare la fusione ormai obbligatoria per legge e nonostante la bozza d’accordo sottoscritta qualche settimana fa dai due presidenti dell’Istituto camerale. A Cremona il fronte economico non è compatto sull’idea della fusione con Mantova e neppure quello politico, visto che lo stesso Matteo Piloni, assessore all’Urbanistica del Comune di Crema e segretario provinciale del Pd, ha rilanciato altre ipotesi nel tentativo di dare risposte più significative al territorio cremasco (unione con Lodi e Pavia e sede a Cremona). Favorevole all’accorpamento Luciano Pizzetti, sottosegretario alle riforme del governo, ritenuta quella più logica dal punto di vista naturalistico, territoriale e degli assetti economici.

L’unione con Mantova alla fine si farà, dando seguito a quanto già accaduto per l’Asl, per i collegi elettorali, per la futura area vasta e probabilmente anche per la Prefettura. Oggi l’Unione forte con mantova può aggregare, in futuro anche Pavia. Alcune fughe in avanti certamente non aiutano. I decreti attuativi del governo ancora non ci sono e l’intesa può slittare anche a tarda primavera con la possibilità di alcuni aggiustamenti.

La sensazione è che in consiglio camerale di Cremona possano esserci i voti  per l’unione con Mantova. Favorevoli senza dubbio le associazioni agricole che con l’unione Cremona-Mantova darebbero vita al primo distretto agroalimentare d’Italia ed uno dei maggori d’Europa, anche i commercianti non sembrano contrari (per il tursimo meglio stare agganciati alla locomotiva mantovana, forte del titolo di capitale italiana della cultura) mentre il fronte degli artigiani è quello più diviso (Cna e artigiani cremaschi contrari, Confartigianato favorevole).

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