Processo 'tasse', la replica di Lazzarinetti: 'La mia assoluzione è definitiva'
In merito al caso ‘tasse’ e alla notizia della sentenza di assoluzione annullata dalla Cassazione per appropriazione indebita, è intervenuto con una nota lo stesso Adriano Lazzarinetti, che ha replicato: 'La mia assoluzione è incontrovertibile, intangibile, definitiva'.
In merito al caso ‘tasse’ e alla notizia della sentenza di assoluzione annullata dalla Cassazione per appropriazione indebita, è intervenuto con una nota il ragionier Adriano Lazzarinetti, assolto, sia dal tribunale di Cremona che dalla Corte d’appello di Brescia, dall’accusa di aver fatto proprie decine di migliaia di euro destinate al pagamento delle imposte dell’avvocato Simona Bracchi.
Il ragionier Lazzarinetti, ex allievo e socio di studio del commercialista cremonese Italo Bracchi, tiene a sottolineare che “non vi è stato alcun annullamento dell’assoluzione”. “L’assoluzione da quel reato”, scrive nella nota Lazzarinetti, “ottenuta in primo grado e confermata in appello, è incontrovertibile (intangibile, definitiva). Lo era già in appello, essendo divenuta definitiva per non essere stata impugnata della procura.
La Corte di Cassazione, per sua funzione, non può in alcun modo entrare nel merito annullando l’assoluzione e dare una diversa valutazione dei fatti, ormai accertati definitivamente”.
“Dell’ultima sentenza della Corte di Cassazione”, scrive poi Lazzarinetti, “si conosce solo il dispositivo, che testualmente recita: ‘Annulla senza rinvio la sentenza impugnata nei confronti di Bracchi Italo Carlo perché il reato è estinto per prescrizione. Annulla la medesima sentenza, ai soli effetti civili, nei confronti di Adriano Lazzarinetti e rinvia al giudice civile competente per valore in grado d’appello’.
“Dunque”, è scritto nella nota, “dal tenore letterale del dispositivo si può affermare che non è affatto vero che il reato di appropriazione indebita contestato a Lazzarinetti (e dalla commissione del quale lo stesso è stato assolto in via definitiva) si è prescritto. Adriano Lazzarinetti è stato assolto nel merito perché il fatto non sussiste (formula piena di assoluzione). Diversamente, anziché annullare ai soli effetti civili, la Cassazione avrebbe annullato come ha fatto per Bracchi statuendo l’intervenuta prescrizione. L’annullamento della sentenza ai soli fini civilistici non può quindi che riguardare qualche rilievo di legittimità dell’operato della Corte d’appello, ma non certo la commissione del reato.
La sentenza della Corte d’appello è stata annullata dalla Cassazione ai soli fini civilistici, tanto che la Corte ha rinviato al giudice civile competente per valore in grado di appello che, si potrebbe opinare, dovrà valutare se esista o meno, civilisticamente, un diritto dell’avvocato Bracchi ad un risarcimento. E anche questa partita è del tutto aperta. Diversamente, sempre dal tenore letterale del dispositivo, si evince che la sentenza di condanna a carico di Italo Bracchi per aver calunniato Adriano Lazzarinetti è stata annullata dalla Corte di Cassazione perché il reato si è nel frattempo prescritto (non – quindi – perché Italo Bracchi è innocente, ma per il fatto che non può più essere condannato per intervenuta prescrizione del reato, pur essendo colpevole di calunnia)”.
Nella nota inviata da Lazzarinetti si ricorda che “Simona Bracchi è stata ritenuta responsabile in via definitiva, con sentenza passata in giudicato, di calunnia commessa nei confronti di Adriano Lazzarinetti (13/11/2014), per averlo accusato di appropriazione indebita pur sapendolo innocente, e – tuttavia – non può essere condannata alla pena detentiva comminata perché il reato si è nel frattempo prescritto (come quello del padre Italo Bracchi). Simona Bracchi deve però rispondere in sede civile dei danni che è stato già accertato abbia provocato ad Adriano Lazzarinetti, essendo responsabile di un fatto di reato a carico di quest’ultimo (ormai con sentenza definitiva, passata in giudicato)
Anche Italo Bracchi deve risarcire in sede civile i danni provocati ad Adriano Lazzarinetti, per averlo calunniato, anche se il reato è prescritto, Italo Bracchi, come Simona Bracchi, è responsabile di un fatto di reato commesso a danno di Adriano Lazzarinetti (risultante ormai da sentenza definitiva, passata in giudicato)”.
“A differenza di Simona Bracchi”, si legge, “Adriano Lazzarinetti non ha comunicato alla stampa quando la Corte di Cassazione, in data 13/11/2014, ha ritenuto in via definitiva responsabile del reato di calunnia Simona Bracchi, per avere accusato Adriano Lazzarinetti, sapendolo innocente. Simona Bracchi, invece, ha informato la stampa non appena ha ritenuto di intravvedere una decisione a lei favorevole, senza tuttavia dare informazioni corrette e complete. La dignità invocata da Simona Bracchi nel suo comunicato stampa non le può essere negata, ma l’onore è perso per sempre, specialmente per un soggetto attivo nell’ambito giudiziario che commette un reato proprio contro l’amministrazione della giustizia, di cui dovrebbe essere alfiere e garante”.
“Sarebbe ora”, chiude la nota, “che l’Ordine professionale a cui questo soggetto disonorato appartiene prenda provvedimenti ormai invocati da tempo per non essere disonorato a sua volta”.
Sara Pizzorni