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L'attività radicale online
e quei viaggi sospetti
del jihadista espulso

Resim Kastrati, il kosovaro 23enne di Pozzaglio espulso perché accusato di aver abbracciato l’ideologia jihadista, si faceva chiamare Ubeida nelle sue attività radicali, che venivano portate avanti con un secondo profilo Facebook pressoché anonimo e che comprendevano anche la diffusione di video contenenti messaggi contro l’Occidente. Ma le forze di intelligence lo hanno tenuto sott’occhio con monitoraggi su internet. E alla fine, come noto, per lui è scattata l’espulsione, disposta dal ministero dell’Interno dopo una segnalazione dei poliziotti della Digos di Cremona. Emergono nuovi particolari dell’indagine che ha portato al suo allontanamento dall’Italia nel 2015, dopo le rivelazioni di ieri sui suoi messaggi scritti in rete e intercettati dagli investigatori (vedi link in basso). Una vicenda che non può dirsi conclusa dal momento che, come dimostrato di recente, l’attività di propaganda islamica di Kastrati è proseguita nei mesi successivi con la divulgazione di nuovi video in rete, in italiano, rivolti ai giovani (vedi link in basso). Prediche religiose, senza contenuti violenti. Abbastanza, comunque, per tenere alto il livello di attenzione di polizia e carabinieri sul fenomeno del radicalismo islamico.

IL SECONDO PROFILO FACEBOOK – Con un profilo senza fotografie del proprio volto e senza riferimenti alla vera identità, registrato solo con il soprannome Ubeida, Kastrati frequentava pagine Facebook dai contenuti radicali. Intrecciava contatti. E divulgava anche video con messaggi contro lo stile di vita occidentale. Attività intensa, la sua, nel panorama religioso. Come visto ieri, Kastrati ha sostenuto in alcuni messaggi di essere stato in contatto con un siriano che viveva a Cremona e poi è partito per arruolarsi nell’Isis e di aver contribuito “alla conversione di almeno sei italiani”.

I VIAGGI DEL KOSOVARO – Kastrati, però, non passava di certo il suo tempo solamente online. Gli investigatori si sono imbattuti in tracce di suoi viaggi in giro per l’Italia, per appuntamenti religiosi. Anche a Grosseto. In uno dei territori in cui l’incidenza di presenze radicali si è dimostrata più elevata negli ultimi tempi. In provincia di Grosseto ha soggiornato Maria Giulia Sergio, sposata con un albanese e partita con lui come foreign fighter per l’Isis con il nome di Fatima Az Zahra. E’ dalla provincia di Grosseto che un macedone è stato espulso perché inneggiava allo Stato islamico. E’ in provincia di Grosseto che una donna, sorella della suocera di Maria Giulia Sergio, è stata trovata con materiale inneggiante alla jihad e arrestata. Anche per questo l’attenzione delle forze dell’ordine cremonesi è altissima. Per contrastare sul nascere eventuali focolai jihadisti sul territorio.

Michele Ferro

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