Un commento

Alina: "Non ero una
ragazza 'sportiva' e non ho
più lavorato al Juliette"

Processo Juliette, la testimonianza della 'ragazza immagine': "Non ero sportiva e non ho più lavorato al Juliette". E poi le accuse all'ex maresciallo Grammatico: "La sua pistola in mano all'amante" e "la violenza dopo l'arresto dell'indiano".
Il maresciallo Nicola Caroppi durante la sua testimonianza in aula

Per arrotondare, Alina faceva la ‘ragazza immagine’ al Juliette. Il suo compenso a serata era di circa 100 euro. “Facevo compagnia ai tavoli”, ha spiegato, “e di solito mi relazionavo con Marco o Luca Pizzi o con la moglie di Marco, Ilham. Ma non ero disponibile ad avere rapporti sessuali in cambio di denaro”.

Il processo sul caso Juliette, il ristorante discoteca di via Mantova dove, per l’accusa, si organizzavano serate di sesso a pagamento con le escort e dove giravano fiumi di cocaina, è ripreso oggi con la testimonianza di Alina, romena, una delle ex ‘ragazze immagine’ della scuderia di Matteo Pasotti, accusato, insieme all’altro bresciano Emilio Smerghetto, di aver favorito la prostituzione nel locale cremonese, procurando le ragazze squillo, chiamate nelle intercettazioni ragazze ‘giuste’ o ragazze ‘sportive’. Entrambi gli imputati sono già usciti dal procedimento: il primo, processato con il rito abbreviato, è stato condannato a due anni e tremila euro di multa, mentre il secondo ha patteggiato una pena di due anni e otto mesi di reclusione.

Di quello che per l’accusa accadeva all’interno del Juliette, Alina, che oggi lavora come impiegata in una agenzia di assicurazioni, ha riferito di non aver mai visto o sentito nulla, ma ha specificato di non essere stata, lei, una ‘ragazza sportiva’. Dunque non si prostituiva, e per questo Matteo Pasotti non l’avrebbe più mandata al Juliette. Né lei, né un’altra ragazza immagine che aveva riferito ad Alina le lamentele di Pasotti in seguito ad una telefonata con lui. “Non mi è stato mai proposto né da Gianluca Pizzi, né da Marco o da sua moglie di avere rapporti sessuali all’interno del Juliette”, ha chiarito la teste.

Nella sua testimonianza, Alina ha poi ammesso di aver conosciuto l’ex vice comandante dei carabinieri di Vescovato Andrea Grammatico, accusato nel procedimento di aver portato all’interno del locale la cocaina, dandola ai Pizzi, che a loro volta la regalavano ai clienti. Davanti al collegio dei giudici e davanti al pm Francesco Messina, la ragazza ha riferito di averlo chiamato due volte al cellulare. In un’occasione, era stata fermata dai carabinieri mentre era al volante della sua auto. “Mi hanno chiesto i documenti e ridevano”, ha detto la teste in aula. “Allora ho chiamato Grammatico che mi ha confermato che si trattava di uno scherzo”. La seconda volta, invece, Alina era in auto con un’altra ragazza straniera che le aveva confidato di avere problemi con il soggiorno. “Ci hanno fermato i carabinieri e io ho chiamato Grammatico”, ha riferito la testimone, preoccupata del fatto che l’altra ragazza potesse avere dei problemi con i documenti. “Ma lui non ha fatto nulla”.

Nel processo, l’ex maresciallo Grammatico deve anche rispondere dei reati di falso, calunnia, concussione e tentata concussione. Per la procura, l’ex carabiniere, difeso dall’avvocato Marco Lepore, avrebbe pure effettuato arresti illegali. A ripercorrere i reati che sarebbero stati commessi in servizio è stato il maresciallo Nicola Caroppi, del Nucleo Investigativo dei carabinieri di Cremona. Il maresciallo, che si è occupato di tutta l’indagine, ha riferito anche in merito ai fatti accaduti la sera del 18 aprile del 2015 a Robecco d’Oglio in occasione dell’arresto di Amritpal Singh, 34enne indiano accusato dalla cognata di tentata violenza sessuale (l’indagine è ancora in corso). Per quelle presunte avances, quel giorno l’indiano aveva avuto una discussione con la moglie. Alterato e su di giri, aveva reagito violentemente, sfasciando l’anta di un mobile, sferrando un pugno alla tv e rompendo i vetri dell’auto con il casco. “Mia cognata non l’ho mai toccata”, ha riferito in aula lo stesso Amritpal Singh, parte civile nel processo attraverso l’avvocato Ugo Carminati. “L’ho solo spinta e lei è caduta”.

L’uomo accusa Grammatico di averlo malmenato. In seguito alla denuncia della cognata, l’ex maresciallo e l’appuntato Massimo Varani, quest’ultimo già processato con il rito abbreviato e condannato a tre anni e otto mesi di reclusione, avevano cercato l’indiano, e l’avevano fermato nel tragitto tra la cascina dove lavora e la sua abitazione. “Il maresciallo ha cominciato a picchiarmi”, ha riferito Singh ai giudici con l’aiuto di un interprete, “ma prima mi ha messo le manette con le mani dietro la schiena. Poi pugni in faccia. Gli ho chiesto di parlare con me, ma lui era troppo impegnato a picchiarmi. Ero in lacrime, e lui rideva. Da Robecco a Cremona mi ha preso per il collo e mi ha schiacciato la testa sul freno a mano con forza, poi gli ho detto che mi mancava il respiro e mi ha lasciato. Quando sono rimasto da solo con lui, mi ha colpito con il manganello. Io contro di loro non ho mai reagito”. Amritpal Singh era stato arrestato con l’accusa di resistenza a pubblico ufficiale ed era stato in carcere tre giorni.

Le conversazioni, i suoni e i rumori all’interno dell’auto di servizio erano ascoltate dai colleghi di Grammatico e Varani. E cioè dalle 21,02, quando l’indiano era stato intercettato, alle 21,27, ora di arrivo a Cremona. “Mò adesso questo piglia tante di quelle botte che nemmeno lui se le ricorda”, aveva detto Grammatico all’appuntato Varani prima che l’indiano fosse fermato. Quanto accaduto in auto quella sera è stato spiegato dal maresciallo Caroppi: “Lo hanno identificato e lo hanno fatto salire a bordo”, ha riferito il testimone. “Dopodichè si sono sentiti rumori di percosse e di schiaffi. “Varani era alla guida”, ha ricordato il maresciallo Caroppi, “e non si è opposto. Ha tentato di portare Grammatico alla ragione dicendogli di non esagerare che comunque l’avrebbero arrestato”. “L’indiano piangeva”, ha continuato a raccontare il teste. “Nel tragitto da Robecco a Cremona, dove l’avrebbero portato nella camera di sicurezza, l’indiano sanguinava”. ‘Tienilo qui perché altrimenti mi sporca tutta la macchina’, aveva chiesto Varani al suo superiore. E poi ancora dalle intercettazioni si sentono dei colpi. E’ Grammatico che ancora una volta aggredisce Singh. ‘Mi ha fatto girare il c…. e l’ho spento’, è la frase che gli inquirenti sentono pronunciare da Grammatico. I due carabinieri, infine, stilano il verbale. Un verbale che secondo la procura non corrisponde alla verità di quanto accaduto. A Grammatico, l’ex appuntato dirà: ‘Ti è piaciuta la fantomatica ricostruzione dei fatti?’.

In udienza, ad illustrare le dinamiche dell’attività dei carabinieri è stato chiamato a testimoniare il capitano Valentino Iacovacci, comandante del Nucleo Investigativo, che ha spiegato il significato del memoriale e dell’ordine di servizio. Il primo è un documento in cui viene indicato il servizio che il giorno successivo i militari devono eseguire, mentre il secondo illustra nel dettaglio i compiti da svolgere. Il capitano Iacovacci, su richiesta del pm Messina, che contesta a Grammatico diversi episodi che l’ex maresciallo avrebbe compiuto nell’esercizio della sua attività per ottenere un “vantaggio professionale” ai fini della sua carriera, ha anche spiegato che nell’attività di un militare il numero di arresti e l’operatività contribuiscono ad una valutazione positiva. “Avere una buona valutazione”, ha detto il capitano, “è fondamentale per un avanzamento di carriera”.

Alle accuse contestate all’ex maresciallo Grammatico si sono aggiunte anche quelle relative ai reati militari. In piena indagine ‘Juliette’, Grammatico e Varani, il 17 marzo del 2015 avrebbero dovuto essere in servizio di perlustrazione del territorio, ma per la procura lo avevano solo fatto credere ai controlli via radio della centrale operativa. Quel memoriale e quell’ordine di servizio del 17 marzo del 2015 erano stati redatti dal maresciallo Adriano Garbino, da 15 anni comandante della stazione di Vescovato. “Si trattava di un servizio di perlustrazione dalle 18 alle 24 con indicato il territorio e gli obiettivi. Da controllare c’era anche una persona agli arresti domiciliari”.

Grammatico e Varani, invece, si erano portati fuori dalla loro giurisdizione, facendo salire sull’auto di servizio Selene, una ballerina di Lap dance con la quale i due si erano intrattenuti a lungo durante l’orario di servizio raggiungendo una zona isolata in aperta campagna cremonese a Gadesco, consumando pasticcini e bevendo spumante. In quella stessa occasione, l’ex vice comandante, “per divertimento”, avrebbe anche reso inservibile parte del suo armamento militare, esplodendo due cartucce calibro 9 parabellum in dotazione personale. Non sapeva, però, di essere osservato ed ascoltato.

“Mentre si trovavano in aperta campagna”, ha riferito il maresciallo Nicola Caroppi, “Grammatico ha risposto ai controlli della centrale operativa indicando una posizione completamente diversa da quella nella quale si trovavano, mentre nel secondo controllo Grammatico ha indicato addirittura un comune diverso”. Basandosi sulle intercettazioni, il maresciallo Caroppi ha riferito che alle 23,24 si era sentita l’esplosione di un colpo di arma da fuoco. “Il primo l’ha esploso Grammatico puntando su una nutria, mentre il secondo colpo è stato esploso da Selene, ex ballerina del Tabù e amante di Grammatico”. “Nelle conversazioni”, ha spiegato il testimone, “si sente Grammatico concedere l’uso della pistola alla donna, così come si sentono le indicazioni specifiche di Varani sulla direzione in cui colpire. L’obiettivo era una bottiglia in un fosso”. Sul posto, gli inquirenti avevano trovato le due cartucce, calici rotti e i cocci della bottiglia di vino.

La testimonianza del maresciallo Caroppi non è finita. Riprenderà, insieme ad altri testi, nell’udienza fissata al prossimo 18 ottobre. Intanto per Marco Pizzi, uno dei titolari del Juliette, è stato revocato l’obbligo di dimora, sostituito con l’obbligo di firma.

Sara Pizzorni

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Commenti
  • U6o

    E cremona si scandalizza per Corona in un altro locale….