Un commento

Juliette, in aula la pusher:
‘Grammatico il mio
tramite per lo spaccio'

La pusher del Juliette: 'Ho consegnato droga a Grammatico davanti ai Pizzi'. Gli arresti illegali dell'ex vice comandante, i testi: 'Ci ha fatto abbassare i pantaloni'. Uno dei ragazzi: 'Pistola puntata contro di me'. Titolare del Tabù avvertito in anticipo di un controllo al locale.
Nella foto, da sinistra l'ex maresciallo Grammatico e i due cugini Gianluca e Marco Pizzi

E’ ripreso oggi in aula il processo sul caso ‘Juliette’, il locale cremonese finito nell’occhio del ciclone lo scorso mese di giugno per un giro di droga e di squillo. Ed è ripreso con la lunga testimonianza di Paolina, una delle pusher del locale, finita in manette il 25 settembre del 2014 per spaccio, reato per il quale ha patteggiato una pena di quattro anni di carcere. Paolina è la grande accusatrice dell’ex maresciallo dei carabinieri di Vescovato Andrea Grammatico, che oltre a rispondere dei reati di concussione, arresti illegali e atti falsi, è accusato di aver portato all’interno del locale la cocaina, e dei cugini cremonesi Gianluca e Marco Pizzi, titolari del Juliette, accusati di aver ceduto cocaina ai clienti facoltosi e di aver favorito la prostituzione nel locale, procurando le ragazze squillo.

Davanti al collegio presieduto dal giudice Maria Stella Leone con a latere i giudici Francesco Sora ed Elisa Mombelli, Paolina ha raccontato di aver conosciuto Grammatico poco prima dell’estate del 2014. Lei gestiva un locale in provincia di Piacenza e lui le aveva fornito un servizio di buttafuori. “Grammatico sapeva che io spacciavo”, ha spiegato la testimone, “e mi disse di stare tranquilla”. Paolina ha ammesso di aver venduto cocaina ai cugini Pizzi. All’inizio il suo rapporto era esclusivamente con loro, poi era arrivato Grammatico, che all’interno del Juliette faceva il buttafuori. Era stato lui, secondo la testimone, a proporsi per fare da tramite tra lei e i Pizzi. “Grammatico”, ha raccontato la ragazza, “mi disse che ero in una botte di ferro, che lui era uno di noi”. “Mi chiamava una, due, tre volte la settimana, e io gli portavo 5, 10, 15 grammi di cocaina un po’ in polvere e un po’ in sasso, dipende da quanta gliene serviva. Il mio scopo era quello di venderla e di avere i soldi”. “Ci si trovava nel parcheggio del Juliette”, ha riferito la teste, “o in via Mantova, oppure ai giardini. Grammatico mi chiamava e mi diceva: ‘Vieni qui da Paperino’”. “Paperino”, ha spiegato Paolina, “era il Juliette”. Secondo la giovane, quella droga “era destinata a rifornire i locali”. “Ho consegnato droga a Grammatico davanti a Marco e Luca Pizzi”, ha poi aggiunto, dichiarando che “a volte erano loro a pagare”. “Se ad esempio c’era una festa”, ha ricordato la ragazza, “Grammatico mi chiamava. La droga serviva per i clienti del locale”. “Una sera al Juliette c’era un compleanno”, ha raccontato Paolina. “Io ho dato la droga a Grammatico che l’ha consegnata ai clienti. Loro lo hanno pagato e lui mi ha dato i soldi”. Sempre secondo quanto raccontato dalla ragazza, un giorno Grammatico le aveva chiesto di andare con lui in un locale di Desenzano che stava fallendo. “C’erano due gemelli albanesi che rifornivano il locale”, ha riferito Paolina, “ma lui voleva che della droga me ne occupassi io per risollevare sorti del posto. So che il titolare era un suo amico. Mi aveva proposto di trasferirmi a Desenzano e di gestire il locale, ma io non avevo accettato”.
Il ‘business’ della droga tra Grammatico e Paolina era andato avanti fino ai primi di settembre del 2014. In quel periodo i loro rapporti avevano cominciato ad incrinarsi. Lo ha spiegato in aula la stessa testimone: “Ad un certo punto abbiamo cominciato a discutere per soldi. Io rifornivo, rifornivo, poi però non vedevo i soldi. Lui mi minacciava, mi diceva: ‘Forse non ti ricordi chi sono’. La mia droga aveva un grado di purezza elevato. Grammatico lo sapeva e la voleva perché è molto più buona rispetto a quella che girava”.

Nell’inchiesta, Grammatico, difeso dall’avvocato Marco Lepore, è anche accusato di aver fatto arresti illegali. In merito a questa specifica accusa, il pm Francesco Messina ha chiamato a testimoniare due ragazzi che alle 22,30 del 21 dicembre del 2012 erano stati fermati a Grontardo da una pattuglia dei carabinieri di Vescovato. A bordo c’era l’allora vice comandante Grammatico con un collega. I due ragazzi erano a piedi. Erano stati fermati e perquisiti. Nelle loro tasche, i militari avevano trovato un pacchetto di cartine di sigarette. “Poi ci hanno portato dietro la torre campanaria”, ha spiegato Federico, 24 anni, “ci hanno fatto abbassare i pantaloni e ci guardavano con la torcia”. Dopo la perquisizione, i due ragazzi si erano ritrovati in caserma a Vescovato dove erano stati interrogati singolarmente nell’ufficio di Grammatico. “La porta era chiusa”, ha spiegato Federico. “Ad un certo punto Grammatico ha preso la pistola, ha tolto il caricatore e poi ha scarrellato l’arma. La pistola era puntata verso il mio volto. E’ anche volato fuori un proiettile e lui l’ha preso al volo. Io mi sono spaventato, ma lui mi ha detto di non preoccuparmi, che non mi avrebbe ammazzato”. “Voleva che gli dicessi che facevo uso di droghe”, ha spiegato in aula il teste. “Era arrivato a farmi insulti e pressioni pesanti, dicendomi che mi avrebbe fatto fare gli esami, che io avevo finito di andare in macchina, che mi avrebbe rovinato la vita. Era incalzante. Io ero impaurito e ho ammesso che qualche volta ho fumato qualche spinello”. ‘Se mi porti a chi ti vende la droga, questi esami non te li faccio più fare’, era stata, secondo quanto raccontato dal ragazzo, la proposta del vice comandante. Federico gli aveva fornito un nome e un numero di telefono. Usando il giovane come ‘esca’, Grammatico aveva organizzato un appuntamento ‘trappola’ per prendere il pusher. A Federico aveva dato del denaro per acquistare la droga e dopo lo scambio, al quale avevano assistito carabinieri in borghese armati di pistola, lo spacciatore era stato arrestato. “Dopo l’arresto”, ha riferito il testimone, “Grammatico è venuto da me e mi ha detto che ero stato bravo, ‘bel lavoro’. Alla fine, però, nonostante gli accordi con l’ex maresciallo, Federico era comunque stato segnalato come assuntore in relazione a quell’acquisto di droga “commissionato da Grammatico”. “Mi ha detto che lo aveva fatto per tutelarmi da una possibile vendetta del pusher nei miei confronti”.

Della perquisizione a Grontardo ha raccontato in aula anche Matteo, l’altro testimone, che ha confermato la versione di Federico. “Grammatico cercava di farmi dire che ero un assuntore”, ha riferito il ragazzo, “ma io ho negato. Faceva molto l’arrogante. ‘Ti farò fare il Sert’”, mi diceva, ‘perderai la patente, avrai problemi’”. “Io e il mio amico”, ha raccontato Matteo, “siamo stati un po’ sbeffeggiati, presi di mira. Saremo stati in caserma un paio d’ore. Quando siamo usciti, Federico mi ha detto che Grammatico lo aveva intimorito con la pistola”. “Il mio amico era abbastanza scosso”, ha ricordato il teste. Su Matteo, Grammatico non aveva fatto alcuna segnalazione al Sert.

Sentiti in aula anche Guido Grimaldi, il responsabile del Tabù di Vescovato, e Giovanni Speciale, il suo direttore artistico. “Grammatico veniva spesso al Tabù”, ha dichiarato Speciale, che per l’accusa, a fine marzo del 2015 era stato avvisato dall’ex vice comandante di un imminente controllo interforze al Tabù da parte dei carabinieri e del Nas. “Ma lui su queste cose scherzava sempre”, ha detto il teste, al quale però quella volta Grammatico aveva mostrato un documento, e cioè l’ordine di servizio con il controllo programmato. “Io l’ho ringraziato, e gli ho detto che con il locale eravamo a posto”, ha riferito in aula Speciale, che però aveva ritenuto opportuno avvertire il titolare del locale. Grammatico e Grimaldi si erano sentiti al telefono, e quest’ultimo, per sincerarsi che fosse tutto a posto, aveva contattato il suo commercialista. Alla fine il controllo non c’era stato. Anche di questo, per la procura, il titolare del night era stato avvertito dall’ex maresciallo.

Oggi in udienza avrebbero dovuto testimoniare anche due delle ragazze ‘immagine’ del Juliette che erano già attese nel corso della prima udienza. Nessuna delle due, però, si era presentata, e il collegio aveva disposto il loro accompagnamento coatto. Le due ragazze, di fatto, risultano irreperibili. Il pm ha chiesto l’acquisizione delle loro dichiarazioni rese in fase in indagine. Prima di decidere, si farà un altro tentativo per rintracciarle.

Intanto i giudici hanno rigettato le richieste di revoca della misura cautelare presentate la scorsa udienza dagli avvocati Massimo Nicoli e Giacomo Nodari per Gianluca Pizzi e dall’avvocato Fabrizio Vappina per Marco Pizzi, entrambi attualmente sottoposti all’obbligo di dimora, Gianluca con la possibilità di lavorare al Juliette dalle 8 alle 20. Non oltre. Una misura “troppo afflittiva”, per le difese, che ritengono “inconsistente” il pericolo di reiterazione del reato”. Non così per il collegio, che ha deciso diversamente.

L’udienza è stata aggiornata al prossimo 31 maggio.

Sara Pizzorni

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