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Omicidio: il marocchino è
piantonato in ospedale, ha
risposto alle domande del gip

Si trova piantonato in una stanza dell’ospedale, Chabli Saddike, il 58enne magrebino accusato di aver ucciso la moglie Nadia Guessous, 46 anni, nella notte tra lunedì e martedì nella loro casa di via dell’Annona. Interrogato, ha risposto alle domande del gip.
Foto Sessa

di Sara Pizzorni

Si trova piantonato in una stanza dell’ospedale di Cremona, Chabli Saddike, il 58enne magrebino accusato di aver ucciso la moglie Nadia Guessous, 46 anni, nella notte tra lunedì e martedì nella loro casa di via dell’Annona. Dal carcere, dove era rinchiuso, l’uomo è stato trasferito in ospedale dagli agenti della polizia penitenziaria. E’ lì che questa mattina è stato interrogato dal gip Letizia Platè. Il marocchino, che la sera dell’omicidio aveva manifestato intenti suicidi, ha risposto alle domande del giudice, ribadendo quanto aveva scritto nei biglietti trovati in casa dai carabinieri. Le difficoltà economiche e il rapporto incrinato con la moglie, che pare volesse allontanarsi da lui. Il 58enne, che dopo le cure in ospedale con molta probabilità tornerà in carcere, è assistito dall’avvocato Ciro Ancorotti del foro di Crema.

Il delitto è stato commesso  attorno a mezzanotte e mezza. Nessun segno apparente di colluttazione: la vittima sarebbe stata aggredita di sorpresa. Qualche particolare in più potrebbe essere rivelato dall’esame autoptico già disposto sul cadavere della 46enne. Ad avvertire i carabinieri era stata una chiamata di uno dei figli dell’uomo arrivata dal Marocco nella quale si segnalava che nell’appartamento di via dell’Annona c’era una persona deceduta.

Nel 2012, nei confronti del marito, Nadia Guessous aveva sporto una denuncia per maltrattamenti presso gli uffici della Questura. Per quella denuncia, Nadia, che aveva acquisito la cittadinanza italiana e che lavorava in una comunità di Cremona, avrebbe dovuto presentarsi in tribunale a testimoniare il prossimo 25 febbraio. Nel processo, l’uomo, con alle spalle diverse segnalazioni per guida in stato di ebbrezza, era accusato di aver maltrattato non solo la moglie, ma anche le figlie Sara, ora maggiorenne, e Sofia, 16 anni, con offese e, solo nei confronti della moglie, con continui atti di violenza fisica e psicologica.

Nei confronti di Saddike era stata emessa una misura di allontanamento dalla moglie e dalle figlie che per un paio d’anni erano state ospiti nella casa protetta di via Bonomelli. Nel frattempo si erano susseguiti incontri e colloqui con psicologi e assistenti sociali. Successivamente la situazione si era stabilizzata. Lui risultava disintossicato e le relazioni di psicologi e assistenti sociali erano positive. Di conseguenza nel marzo del 2015 era cessato il divieto di coabitazione e i due coniugi, di comune accordo, erano tornati a vivere insieme. Nulla di particolare è più successo fino all’inaspettato epilogo di martedì, quando l’uomo si è avventato sulla moglie, strangolandola.

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