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Addio al centro di banche
e uffici. Turismo e movida
non bastano al rilancio

Il centro storico di Cremona è sempre più svuotato di abitanti e di lavoratori. E il commercio, in sofferenza, non può certamente richiamare da solo gente in centro. Dal cuore della città se ne stanno andando gli uffici con la conseguenza che gli utenti degli stessi non arriveranno più in centro. Ina Assitalia lascerà a settembre il primo piano della Galleria 25 aprile su corso Campi portando in periferia (zona Fiera) una trentina di dipendenti tra impiegati e venditori e qualche migliaio di clienti dell’Agenzia che evidentemente non  arriveranno più dove c’erano gli uffici e di conseguenza non consumeranno più caffè o compreranno i giornali nella zona della galleria.

Ma l’emorragia di addetti al cosiddetto terziario avanzato (banche, assicurazioni, uffici vari) dal centro continua. Alcune banche hanno ridotto gli spazi e gli organici nelle loro proprietà proprio nel cuore di Cremona: Unicredit, Banca Nazionale del Lavoro, Banca Popolare di Cremona. Meno gente arriva per i motivi più vari, meno sguardi si posano sulle vetrine e meno affari si fanno.  Specialmente durante la giornata il movimento in centro è ridotto, secondo gli addetti ai lavori, di almeno il 50% rispetto a qualche anno fa. La conseguenza è la lunga sequela di negozi chiusi in alcune aree centrali.

In centro non ci sono più uffici, non ci sono cinema e neppure centri commerciali di richiamo. Molti sono i contenitori vuoti (ex banca d’Italia, ex caserme, ex ospedale), tutti destinati a restare semplicemente ex qualcosa senza nuove denominazioni né utilizzi. Chi investe in una città morta? Certo le prospettive turistiche sono lentamente migliorate con alcune iniziative azzeccate (mostre, Festival, museo del violino) ma, come indica anche un recente rapporto della Banca d’Italia, questo alla città serve economicamente ancora troppo poco.

Una ridotta porzione di città centrale si anima con la “movida” notturna dei ragazzi tra piazza Marconi e piazza della Pace. Ma non può bastare. Il cuore lento ed affaticato della nostra bimillenaria città avrebbe bisogno di ben altro per tornare a battere.

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