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'Dolcemente complicate', la rassegna al Filo si conclude con docufilm su Patti Smith

Lunedì 26 settembre si terrà la serata conclusiva di Dolcemente complicate, rassegna cinematografica organizzata da Associazione Antani in collaborazione con il Cinema Filo, e il patrocinio e la collaborazione del Comune Cremona – dedicata a quattro donne che, attraverso la loro musica e la loro vita, sono diventate dei simboli di un altro modo di vedere un mondo che, spesso, le lasciava da parte: Janis Joplin, Amy Winehouse, Edith Piaf, Patti Smith.

Per l’occasione Antani organizza prima della proiezione un aperitivo di sostegno all’associazione. Ritrovo alle ore 20 davanti al Cinema Filo. Per iscriversi ènecessario inviare una mail a: associazione.antani@gmail.com entro domenica 25 settembre. La quota di partecipazione è pari a 5 euro. Questa sarà l’occasione per approfondire conoscere l’associazione, le attività e i progetti futuri, per proporre idee e suggestioni… ed entrare nell’atmosfera punk-rock della protagonista dell’ultima pellicola della rassegna.

Alle 21 appuntamento quindi con la proiezione di Patti Smith. Dream of life, docufilm che racconta la vita e la potenza artistica della sacerdotessa del rock.
Realizzato nel corso di ben 12 anni, durante i quali il regista Steven Sebring ha seguito Patti Smith durante le sue turnée e la vita quotidiana, il lungometraggio raccoglie video e immagini inediti di una delle icone della storia della musica. Presentato al Festival di Berlino nel 2008, vinse il premio per la cinematografia al Sundance Film Festival di Toronto.

“Realizzare un documentario sulla cantante, poetessa, artista che risponde al nome di Patti Smith non è un’impresa facile” spiegano i promotori. “Il regista dichiara, e nel documentario lo si vede, di essersi totalmente perso nell’ammirazione per Patti al punto di seguirla per anni indebitandosi per poter realizzare quest’opera che tutti gli appassionati fans della Smith (ma non solo) dovrebbero poter vedere. Ne emerge una personalità complessa (dolce e dura al contempo) che viene mostrata nella molteplicità delle sue sfaccettature. La musa dell’America intellettuale anni Settanta non si è persa, come tanti della sua generazione, in un solipsismo autoreferenziale. Questo documentario ce lo mostra e dimostra”.

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