Cremona sulla Stampa: artigianato messo a rischio da violini industriali cinesi?
Qualità contro quantità, si riduce in fondo a questa dicotomia il problema che sta attanagliando la liuteria artigianale italiana nella morsa della concorrenza industriale cinese. Con la necessità di prendere le contromisure da parte della città che ha ottenuto l’iscrizione del “saper fare liutario” tra i beni immateriali riconosciuti patrimonio dell’umanità dall’Unesco. Cremona torna al centro delle cronache nazionali, con un richiamo in prima pagina sul quotidiano La Stampa che sull’argomento ha realizzato un’inchiesta.
Il quotidiano torinese fornisce i numeri di un fenomeno purtroppo noto: ogni anno le fabbriche producono 30 milioni di strumenti ad arco contro i 5 mila costruiti nelle botteghe liutarie, per una differenza di prezzo esponenziale: 100 euro per i violini cinesi, 10 mila per i violini italiani. La questione impatta notevolmente su Cremona dove le botteghe sono 150, ma quella che dovrebbe rappresentare una forza sconta invece le divisioni interne secondo il presidente di Cremona Fiere Antonio Piva: «Mentre le altre nazioni fanno sistema, da noi manca il gioco di squadra -riferisce Piva alla testata giornalistica- ognuno gioca per conto suo e la capacità organizzativa d’insieme è scarsa». In realtà dopo anni di blackout, il tavolo per la governance della liuteria è tornato a riunirsi dal dicembre 2015 con lo scopo di trovare una linea guida comune e proprio di recente a Roma il sindaco Gianluca Galimberti aveva dichiarato, nel corso di un convegno sull’export di strumenti musicali al Senato: «Stiamo facendo un percorso sull’ampliamento della certificazione dell’artigianato artistico liutario; dobbiamo certificare non un violino, ma la bottega». La governance della liuteria si sta riunendo con cadenza settimanale e un regolamento sul marchio, che prevede anche incentivi fiscali locali per i liutai che decidessero di aderire, sarebbe in fase di elaborazione. E se qualche voce fuori dal coro propone di estendere la produzione cremonese agli strumenti da studio, che abbiano cioè un prezzo accessibile per le famiglie, qualcun altro si dice certo che la qualità salverà l’artigianato musicale italiano: «Per la bellezza del suono -assicura il violinista Uto Ughi al quotidiano La Stampa– gli italiani hanno ancora il primato assoluto».