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Il protocollo aria dei
Comuni? 'Solo una raccolta
di auspici non controllabili'

Le misure antismog previste nel ‘protocollo sperimentale a tutela dell’aria’ che si stanno applicando anche a Cremona (oggi settimo giorno consecutivo di superamento del livello massimo di polveri sottili) sono “solo una raccolta di appelli e auspici ai cittadini perché non inquinino, visto che i provvedimenti, pur presenti, hanno una possibilità di controllo pressoché uguale a zero. Un esempio per tutti: la riduzione di 1°C del valore massimo delle temperature dell’aria nelle unità immobiliari e nei locali interni di esercizi commerciali passando da 20°C a 19°C con tolleranza di 2°C”. E’ un passaggio della lettera aperta del circolo Ambientescienze, presieduto da Benito Fiori, sulle misure antismog messe in atto in queste ore, misure ritenute ampiamente insufficienti a tutelare la salute dei cittadini, frutto delle contraddizioni esistenti a livello legislativo tra tutela della salute e salvaguardia degli interessi economici. Fiori sciorina una grande quantità di documenti (scarica l’allegato: I limiti delle polveri sottili), di vari soggetti internazionali: dall’Oms che da anni chiede di abbassare il valore limite per le pm10 dagli attuali 50 μg/m3 della normativa europea a 20; allo I.A.R.C. (International Agency for Research on Cancer), organismo dell’ONU, che già dal 2013 ha classificato le poveri sottili nel “Gruppo 1”, certamente cancerogene; dal rapporto annuale 2016 dell’Agenzia europea dell’ambiente (“in Europa nel 2013 le morti causate direttamente, o favorite, dal solo PM2.5 sono state 467.000, in Italia 66.630 (+ 12% rispetto ai dati del 2012): 20 volte più, nello stesso anno, dei 3.385 morti per incidenti automobilistici”), all’accordo di Parigi (C40) per combattere i cambiamenti climatici.

Tanto viene prodotto a livello internazionale, tanto poco si riesce a fare localmente: “Dal Comune di Cremona – scrive Ambientescienze –  città al centro della pianura padana, ritenuta una delle aree del pianeta più inquinate, ci si attenderebbe ben altro a difesa della salute dei suoi cittadini. Una forte azione politica, come la convocazione dei Sindaci dei 22 capoluoghi delle regioni padane che figurano tra le 120 città più inquinate d’Europa (http://www.infodata.ilsole24ore.com/2016/08/02/15694/) per richiedere alle loro Regioni di appartenenza l’avvio urgente di iniziative ben più efficaci. Un ottimo esempio è quello preso il 2 dicembre scorso dai sindaci di quattro metropoli (Parigi, Madrid, Atene, Città del Messico), che hanno deciso di espellere i veicoli diesel dai centri delle loro città entro il 2025”. Ricordando all’amministrazione in carica, che “è difficile negare la corresponsabilità morale di una Amministrazione pubblica, se comproprietaria di una fonte di inquinamento dell’aria e, per quanto riguarda quella di Cremona, il riferimento all’inceneritore è evidente”.

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