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Attacco al server di una ditta
cremonese. 'Rapiti' tutti i dati
Chiesto riscatto di 13.000 euro

curatti

L’avvocato Curatti

Accesso abusivo aggravato ad un sistema informatico e tentata estorsione: questi i reati ipotizzati nei confronti di Harry Webinar, sedicente rappresentante di una ditta attiva su internet identificata in lavandos@india.com, presunto responsabile di aver criptato i dati informatici di un’azienda cremonese e di un tentativo di estorsione ai danni della stessa, avendo proposto la restituzione dei dati dietro pagamento di una somma di poco superiore ai 13.000 euro.
A sporgere denuncia, attraverso il suo legale, l’avvocato Luca Curatti, è stata la legale rappresentante della ditta cremonese, che il 3 dicembre del 2015, nel tentare di aprire il programma informatico dell’azienda, aveva scoperto che tutti i programmi sul server e tutti i salvataggi degli anni precedenti erano andati completamente persi a causa di “un attacco ransomware” che ne aveva criptato ogni contenuto.
Nulla aveva potuto fare neppure la ditta di consulenza informatica di Cremona avvertita dell’accaduto. Il server era stato staccato e portato in sede ma non era stato possibile recuperare alcun dato. “L’azienda ha subito un attacco ransomware sul server”, è scritto nella relazione stilata dal rappresentante della ditta di consulenza informatica, “il cui risultato è la crittografia di tutti i file presenti sul server stesso con un algoritmo tanto avanzato da rendere di fatto inutilizzabile qualsiasi tipo di documento”. Sul server, inoltre, era spuntata una richiesta di riscatto. L’autore, tal Harry Webinar, con una mail proveniente dall’indirizzo di posta elettronica lavandos@dr.com e inviata sulla mail del tecnico informatico, aveva informato lo stesso che i dati potevano essere decriptati solo dietro pagamento per conto di lavandos@dr.com, ovvero lavandos@india.com “di prezzo variabile da 7-10-16 Bitcoins (a seconda che il pagamento venisse effettuato, rispettivamente, nelle 20 ore, cioè dalle 20 alle 48 ore), altrimenti non ci sarebbe stato altro modo possibile per recuperare i dati carpiti e criptati che quindi sarebbero andati dispersi”. Il Bitcoin è una valuta elettronica nata nel 2009 e il suo valore è fluttuante. Nella moneta europea, i Bitcoins chiesti come riscatto equivalgono a poco più di 13.000 euro. La ditta, però, non aveva accettato e aveva provveduto a cambiare tutti i pc e il server, salvando, su memoria esterna, ogni relativo contenuto e riuscendo a recuperare solo i dati aziendali fino al gennaio del 2015. Dispersi tutti gli altri dal febbraio 2016 a tutto il 2016. La denuncia della legale rappresentante della ditta cremonese e la relazione del tecnico informatico sono ora sul tavolo della procura. La responsabile dell’azienda, in un eventuale processo, ha già espresso la volontà di costituirsi parte civile.

Sara Pizzorni

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