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Comm. paesaggio, Terzi:
'Nostre prescrizioni spesso
ignorate, più coordinamento'

Dopo un anno di operatività, il presidente della commissione tira le somme ed evidenzia la non sufficiente considerazione delle prescrizioni paesaggistiche nell'autorizzazione ai lavori edilizi. Due tra i casi contestati: palazzina ex Frazzi in piazza Cadorna ed ex negozio di fotografia Capitano.
Palazzina ex fornace Frazzi e negozio ex Capitano: due interventi edilizi su cui ha puntato gli occhi la Commissione Paesaggio

Taglia il traguardo di un anno la Commissione Paesaggio del Comune di Cremona, organismo consultivo le cui competenze sono state rafforzate in seguito agli orientamenti dell’Unione Europea, che legano strettamente le scelte urbanistiche a valutazioni paesaggistiche. Tant’è che anche la Provincia di Cremona, ente che ha perso gran parte delle sue competenze ma che ancora mantiene quelle sui Piani territoriali di coordinamento, ha pubblicato nei giorni scorsi l’avviso per il reclutamento di cinque professionisti che ne dovranno far parte (candidature entro il 20 febbraio). La Paesaggio del Comune, invece, nominata dall’amministrazione a fine 2015, può “definire  concluso il suo periodo di assestamento e rodaggio”, come lo definisce il presidente Massimo Terzi, architetto, già assessore all’Urbanistica nella giunta Bodini. Insieme a lui, altri cinque professionisti di diversa estrazione, tutti nominati dalla giunta Galimberti:  Angelo Giuseppe Landi (vice presidente), Giovanni Bassi, Massimiliano Beltrami, Stefano Corbari, Giuseppe Tamagnini (supplenti: Vincenzo Emilio Zucchi, Andrea Ireneo Anelli, Clara Rita Milesi).

terzi massimo

Massimo Terzi

Non sempre sulla stessa lunghezza d’onda dell’amministrazione comunale per quanto riguarda alcune autorizzazioni (vedi l’installazione del maxi violino luminoso sul piazzale della stazione), la commissione rivendica un maggiore peso nelle scelte dell’amministrazione, forte di una serie di atti legislativi (tra cui il codice Urbani) che ne rimarcano l’importanza. Eppure… “eppure c’è bisogno di un maggiore coordinamento”, afferma Terzi, “di cui in primis la Regione dovrebbe farsi carico, eseguendo un rilievo della situazione generale per vedere quali modifiche apportare. Io vedo il bicchiere mezzo pieno, credo che si tratti di inaugurare un costume per cui nel nostro lavoro di progettisti, già di per sé destinato alla collettività, si discuta con il doppio fine di riconoscergli dignità civile e contribuire, attraverso la sua contestualizzazione, al suo avanzamento. Tant’è che una sentenza del Consiglio di Stato stabilisce che il Paesaggio debba essere considerato prioritario ad ogni altra iniziativa pubblica o privata: i risultati incominciano ad evidenziarsi come per la recente sentenza che ha bloccato i lavori di escavazione del Pianalto della Melotta a Romanengo”.

Nella pratica quotidiana però il lavoro è tutt’altro che lineare, a causa “dell’interferenza di disposizioni non sempre tra loro coordinate e spesso tra loro contraddittorie”. Tradotto: i pareri obbligatori ma non vincolanti in materia di tutela del paesaggio emessi dalla Commissione non vengono poi recepiti come dovrebbero nelle autorizzazioni. Due casi sono sul tappeto in questi ultimi mesi. Uno è quello della palazzina di piazza Cadorna, in origine sede degli uffici della fornace Frazzi (puro stile liberty, colori delicati) ora completamente ridipinta in grigio piombo con tanto di insegna luminosa, proprio al di sopra delle date che riportano la partecipazione della fabbrica cremonese alle esposizioni universali di inizio Novecento. L’altra è il negozio di fotografia ex Capitano, all’angolo tra corso Campi e Garibaldi, già bottega  trasformato in vetrina per vestiti da sposa. Qui non è sopravvissuta neppure l’insegna, risalente agli anni Cinquanta, tutta la palazzina è stata ridipinta di bianco e la saracinesca di metallo era stata considerata impropria dalla commissione, che ne aveva prescritto una modifica, non ancora recepita.

“La Legge urbanistica Regionale n°12 – continua Terzi –  ha introdotto il disposto per cui la sussistenza di una segnalazione di valore paesistico è molto importante ai fini dello svolgimento dell’attività edilizia perché richiede un’autorizzazione specifica, cioè un provvedimento che autorizza l’intervento edilizio non solo da un punto di vista urbanistico – edilizio, ma anche da un diverso punto di vista, quello della tutela e della compatibilità dell’intervento con il valore paesaggistico.
“Infatti, ci possono essere interventi edilizi perfettamente conformi alla disciplina urbanistico- edilizia fissata dalle norme del P.G.T., ma non autorizzabili sotto il profilo paesaggistico; e viceversa”. Di qui i timori: “L’Amministrazione ci ha confermato la nostra completa indipendenza tecnica e di giudizio, ma è chiaro che la natura del nostro operato dipenderà dalla considerazione con cui verranno interpretate le nostre determinazioni”.

Una composizione eterogenea, quella della commissione, per età, esperienze, orientamenti culturali dei componenti. “Fin dall’inizio – afferma Terzi – ho inteso questo compito come utile per suscitare una sorta di laboratorio piuttosto che governare, come spesso accade, dei commissari l’un contro l’altro armati. All’interno di un gruppo eterogeneo dove ciascuno è portatore di esperienze diverse preferisco che si consolidi una comunione d’intenti. Quando un gruppo è complessivamente tutto schierato nell’individuare i punti di forza e di debolezza di un elaborato, la sua compatibilità o contrasto con il luogo in cui l’opera dovrà sorgere, credo che la valutazione possa essere considerata, oggettivamente, attendibile e molto prossima alla valutazione corretta”.
La scorsa estate la Commissione ha elaborato e consegnato al Comune una “guida per la corretta gestione del paesaggio e dell’ambiente”, che tiene conto anche della complessità di tutta una serie di norme (sismiche, termiche, acustiche, ecc).

Dunque come si conclude questo primo anno pieno di attività? “Per quanto mi compete – conclude il presidente – considero positivamente l’impegno profuso e ritengo che il risultato ottenuto sia discreto. Mi intriga l’idea che la Commissione possa divenire un luogo di discussione ed un laboratorio di idee. Vorrei che perlomeno si percepisse l’intento delle nostre determinazioni e soprattutto che al termine di questa esperienza, si possa essere orgogliosi di aver contribuito un poco al miglioramento complessivo del decoro e dell’immagine del paesaggio urbano”.

g.biagi

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