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Via Celebrazioni Monteverdi,
ma nemmeno una targa
dove abitò il compositore

Foto Sessa

Il 7 aprile si aprono le Celebrazioni del 450° anniversario della nascita di Claudio Monteverdi. Il quadro del Caravaggio, il Festival Monteverdi, le mostre e tanto altro. Purtroppo il marketing turistico locale si è dimenticato della cosa più banale: una targa, una indicazione, una lapide sulle case dove abitò il grande compositore. Il turista, come dimostra la casa di Antonio Stradivari in corso Garibaldi, cerca proprio le dimore dei grandi, un modo per cogliere anche l’ambiente, la struttura cittadina dove sono vissuti. Monteverdi abitò in due case in città: una al numero 25 di via Robolotti, dove tra l’altro ha sede un bad and breakfast non a caso dedicato a Monteverdi ed è la casa dobve abitò il vecchio padre di Claudio Monteverdi, Baldassare. L’altra è in via Pallavicino, numero 2 all’angolo con corso Matteotti che si identificò dopo una lunga polemica tra due ricercatori di razza: il giornalista Elia Santoro e il professor Giuseppe Pontiroli. E l’identificazione avvenne proprio grazie alla cantina, rimasta com’era alla fine del Cinquecento. Più semplice fu l’identificazione dell’altra casa di Monteverdi in cui abitò sicuramente il padre Baldassare con i fratelli di Claudio, Giulio Cesare e Filippo. E in cui soggiornò il divin Claudio nei suoi ritorni a Cremona e dove si riposò dopo la stesura dell’Arianna e de “Il ballo delle ingrate” o per riprendersi dalle delusioni mantovane, quando venne licenziato prima di approdare a Venezia.

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