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Furto corpi di reato. Domiciliari
per i dipendenti 'infedeli' del
tribunale. Sì a proroga indagini

Droga e armi asportate dall’ufficio sequestri del tribunale. Scaduti i termini delle indagini preliminari, il pm Lisa Saccaro, succeduta alla collega Laura Patelli, trasferita a Varese, ha chiesto ed ottenuto dal gip una proroga di altri sei mesi. Attualmente i due dipendenti ‘infedeli’ del tribunale, dopo aver trascorso un mese in carcere, sono agli arresti domiciliari. Francesco Manfredi, addetto dell’ufficio corpi di reato, e Attilio Valcarenghi, addetto alla cancelleria civile, entrambi cremonesi, erano stati arrestati dalla polizia nell’ottobre scorso. Manfredi, 60 anni, difeso dall’avvocato Alberto Gnocchi, è accusato di peculato e detenzione di stupefacenti ai fini di spaccio, mentre Valcarenghi, 57 anni, assistito dall’avvocato Francesca Attianese, di concorso in peculato e detenzione illegale di armi da guerra e comuni da sparo.

Secondo l’accusa, l’addetto dell’ufficio corpi di reato, abusando della sua posizione, aveva asportato in diverse occasioni droga sequestrata e contenuta nei reperti destinati alla distruzione a seguito della chiusura dei processi. Da parte sua, Valcarenghi, appassionato di armi, si era fatto consegnare dal complice delle munizioni sequestrate che poi aveva nascosto all’interno di una tasca. I poliziotti, grazie all’ausilio di telecamere nascoste, avevano sorpreso Manfredi mentre riempiva una borsa con circa quattro chilogrammi di droga, tra hashish, marijuana e cocaina. A chi era destinato lo stupefacente ? Agli inquirenti, il dipendente aveva già fatto un nome, quello di un italiano che gestisce un bar in via Mantova.

Nell’interrogatorio di garanzia davanti al gip Pierpaolo Beluzzi, Manfredi, che aveva ammesso da subito le sue responsabilità, aveva spiegato che l’attività illecita di sottrazione dei corpi di reato non andava avanti da molto tempo. Il 60enne, che aveva dichiarato di aver agito così per colpa di problemi economici, aveva ricostruito interamente quanto sottratto dall’ufficio corpi di reato. Oltre alla droga, aveva indicato anche le quattro armi e le munizioni consegnate ad Attilio Valcarenghi, nella cui abitazione gli uomini della mobile avevano sequestrato un vero e proprio arsenale. Alcune delle armi erano regolarmente denunciate, mentre la maggior parte detenute illegalmente, tra cui tre pistole e un fucile a canne mozze che erano custoditi nel caveau del tribunale in attesa di essere distrutti. Sulle armi la magistratura ha disposto una perizia.

Sara Pizzorni

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