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Blue Whale, un caso
accertato nel Cremonese:
11enne con tagli su braccia

Il fenomeno blue whale (testualmente “balena blu”), sorta di rituale masochistico cui si sottopongono ragazzini e ragazzine generalmente dai 12 ai 15 anni, è sbarcato purtroppo anche da noi. E’ di questi giorni in caso un un ragazzino, anzi meglio un bambino avendo solo 11 anni, residente nel Cremonese, che si è presentato in classe con gli avambracci che presentavano evidenti ferite da taglio. Dati gli allarmi recenti, immediatamente gli insegnanti hanno attivato le procedure, ed oltre ai genitori sono stati informati in particolare gli agenti di polizia postale, coloro che sono chiamati a verificare l’esistenza di una forma di incitazione a compiere simili gesti.

Il Blue Whale è infatti una specie di gioco del suicidio, un percorso di autolesionismo crescente nel quale il minore è guidato da un “tutor” che indica al seguace/vittima quale comportamento debba tenere. E l’escalation è da brividi: si parte appunto da piccole ferite e si può finire con la richiesta di suicidio, nella forma indicata. E come può il minore venire a contatto con questi “tutor”? Attraverso chat, forum o altri mezzi di comunicazione abituali per chi frequenta il web. L’Italia sembrava immune da questo tragico gioco al massacro, che negli anni scorsi aveva colpito soprattutto la Russia, dove si erano verificati diversi casi di suicidio. Ma nelle ultime settimane il fenomeno, almeno a livello mediatico, è esploso, ed ora ecco anche i primi casi.

In tutte le situazioni che vengono segnalate la Polizia Postale interviene in primis, dopo aver sentito il ragazzo, controllando i suoi telefonini e computer, per verificare la presenza di eventuali contatti a rischio. Nel momento in cui esplode una psicosi, il rischio è che casi “normali” si mischino al temuto nuovo fenomeno, ma nel caso casalasco il timore sembra fugato da alcune circostanze.

L’obiettivo ideale di questi tutor, che altro non sono che psicopatici, sono ragazzini fragili e facilmente manipolabili, che vogliono sentirsi più valorizzati di quanto non si sentano in condizioni normali. Secondo altri osservatori però si tratterebbe di ragazzini normali, spesso bravi a scuola, che a mano a mano che vengono coinvolti tendono ad isolarsi sempre più.

Ad oggi in Italia la polizia postale sta indagando su circa 40 casi possibilmente legati al “Blue Whale”. Solo nell’ultima settimana addirittura una decina di casi sono stati quelli segnalati nella sola Lombardia. Tra questi, quello citato del Cremonese e uno di un comune bresciano non distante dai nostri confini, che riguarda una ragazzina. L’emergenza “Blue Whale”, a livello locale, si aggrava per la decisione da parte del Dipartimento della Pubblica Sicurezza di chiudere tantissimi uffici della Polizia Postale sul territorio, tra i quali anche Cremona.

La denuncia arriva dal Coisp, Coordinamento per l’Indipendenza Sindacale delle Forze di Polizia. Afferma il segretario generale Domenico Pianese: «Il Dipartimento della Pubblica Sicurezza si appresta a chiudere tantissimi Uffici della Polizia Postale sul territorio ma, nel frattempo, questa Specialità della Polizia di Stato è chiamata ad intervenire in ogni parte d’Italia per il fenomeno Blue Whale, così come in ogni città la stessa Polizia Postale è chiamata al contrasto delle varie forme di cyberbullismo. Ma è possibile tale miopia da parte dell’Amministrazione?».

«Le nuove tecnologie possono rappresentare un rischio e scatenare conseguenze drammatiche. Solo a Milano le Stazioni dell’Arma sono 106, un numero che ci consente di essere sempre presenti e vigili anche quando si parla di sicurezza in Rete. Noi lavoriamo per la comunità e la nostra gratifica sono i ringraziamenti dei cittadini dei giovani e delle famiglie»: così a margine dell’accordo il Colonnello Canio Giuseppe La Gala comandante provinciale dei Carabinieri di Milano.

«Ecco – ha aggiunto Domenico Pianese – questa è la conferma dell’allarme che proprio oggi abbiamo lanciato sulla chiusure di uffici, in un momento in cui la Polizia è tra le istituzioni verso cui i cittadini hanno più fiducia. Quando noi arretriamo da spazi così importanti il danno maggiore è per la comunità ed è dimostrato dal fatto che c’è qualcun altro, invece, è pronto a occuparli. Rivolgiamo un appello al Ministro dell’Interno Marco Minniti ed al Capo della Polizia Franco Gabrielli, uomini di grande intelligenza e lungimiranza, affinché rivedano alla luce delle nuove esigenze il piano di razionalizzazione degli Uffici della Polizia di Stato, ed in particolare della Polizia Postale, sul territorio».

V.R.

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