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Falsificò carte. Medico
ammette, ma la correzione
è 'grossolana'. Assolto

“Ho fatto io quella correzione, ma non volevo ingannare nessuno”. Lo ha detto oggi in udienza un ex medico dell’ospedale Maggiore accusato di aver falsificato un provvedimento di mancata autorizzazione allo svolgimento di prestazione professionale. “E’ stata una correzione macroscopica, proprio per questo non c’è stato alcun inganno”, ha ribadito il suo legale. La versione dell’imputato è stata accolta dal giudice che al termine dell’udienza ha assolto l’ex medico “perché il fatto non è previsto dalla legge come reato”. Il pm onorario Silvia Manfredi, per l’accusa di falsità materiale commessa da pubblico ufficiale in certificati o autorizzazioni amministrative, aveva chiesto una pena di 6 mesi di reclusione. “La modifica c’è stata”, ha detto il pm, “e lui l’ha ammesso”.

I fatti risalgono a cinque anni fa. Il medico, all’epoca anestesista presso il reparto di Terapia Intensiva, era stato spostato all’accettazone pre-ricoveri. In seguito ad una visita medica, infatti, era stato ritenuto temporaneamente non idoneo ad effettuare attività di sala operatoria. Il perché lo ha svelato in aula il pm: nel dicembre del 2011 il prefetto aveva disposto il ritiro della patente, in quanto l’imputato era stato trovato alla guida in stato di ebbrezza. Il successivo esame del capello aveva evidenziato la presenza di oppiacei. Sostanze che, a detta del medico, sarebbero state assunte per uso terapeutico. Il professionista aveva comunque continuato a svolgere prestazioni extra moenia durante le ferie in una clinica di Merano. Dai documenti, l’imputato risultava in possesso della regolare autorizzazione aziendale, ma secondo l’accusa quelle carte erano state contraffatte.

Il 2 luglio del 2012, come aveva ricordato la scorsa udienza Simona Mariani, in quel periodo direttore generale dell’ospedale, “era arrivata una nota del direttore del presidio Leonardo Galli con la richiesta di apertura di un procedimento disciplinare a carico del medico”. La Mariani aveva spiegato che in seguito, il 3 agosto del 2012, l’ospedale aveva depositato un esposto in procura e che era stata inviata una nota alla clinica di Merano dove si precisava che il medico in questione non avrebbe potuto effettuare prestazioni senza l’autorizzazione aziendale. L’anestesista era stato anche licenziato “per giusta causa”. Aveva impugnato il licenziamento e davanti al giudice del lavoro con l’azienda ospedaliera aveva conciliato, trovando un accordo economico.

Nel marzo del 2012, come raccontato oggi in aula, l’ex medico si era sottoposto ad una visita al Niguarda di Milano. “Lì mi hanno diagnosticato l’assenza di qualsiasi disturbo. E’ stata anche fatta una perizia che diceva che non sussistevano elementi per una inidoneità professionale. All’epoca all’ospedale di Cremona era in atto un tentativo di demansionamento nei mie confronti. Questo è stato solo un appiglio per isolarmi e mettermi i bastoni tra le ruote”.

L’imputato ha ammesso di aver fatto “una croce cerchiata con una freccetta” sul documento che non lo autorizzava a svolgere prestazioni alla clinica di Merano. “L’ho fatto perchè ho pensato ad un equivoco, ma non volevo ingannare nessuno, nè ho preso soldi per la prestazione a Merano”. Il giudice gli ha creduto e lo ha assolto.

Sara Pizzorni

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