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Visita all’hotspot
di Lampedusa:
impegni concreti

Lettera scritta da Franco Bordo - Deputato Articolo Uno

A Lampedusa il mare è cristallino, bellissimo. Le coste di questa piccola isola piantata come un diamante in mezzo al mediterraneo sono l’approdo di centinaia di persone disperate che si lanciano in una roulette russa fatta di gommoni, di benzina, di scafisti, di dolore ed incalcolabili tragedie e, nonostante tutto, di speranze. E’ la vita che cerca di vivere. Ostinatamente, quasi ad ostentare se stessa.

Sono tornato ieri da Lampedusa dove, con una delegazione di Parlamentari, ho avuto modo di incontrare Salvatore Martello l’attuale Sindaco della città accompagnato, fra gli altri, dal dott. Pietro Bartolo, responsabile sanitario dell’isola e autore di “Lacrime di sale”.

Abbiamo visitato l’hotspot che è evidentemente sottodimensionato rispetto alle esigenze di accoglienza necessarie, specialmente quando il numero degli sbarchi è alto la struttura mostra tutti i suoi limiti costringendo centinaia di persone a vivere ammassati in sistemazioni assolutamente inadeguate e mettendo gli operatori in condizioni di lavoro profondamente disagevoli.

Martello ha riaffermato la disponibilità all’accoglienza ma, al contempo, ha sottolineato con forza la necessità di un aiuto più corposo da parte del Governo poiché, se è vero che Lampedusa costituisce un’ancora di salvataggio per tanta gente oltre che un modello, è pur vero che l’impostazione dell’accoglienza è ancora di stampo emergenziale e come tale non può reggere ancora a lungo: servono politiche serie in grado di affrontare strutturalmente e in un’ottica di sistema la questione.

In questo senso, da parte del personale impiegato presso l’hotspot è scarsa, per non dire nulla, la fiducia che la missione in acque libiche che l’Italia sta avviando possa produrre risultati significativi. A queste persone, che quotidianamente sono a contatto con il fenomeno, è chiaro che i respingimenti certamente non fermeranno  flussi.
Io e gli altri parlamentari presenti ci siamo impegnati a portare nelle aule romane le loro legittime richieste che corrispondono ad un impegno verso i tanti che approdano sull’avamposto italiano dell’accoglienza che è Lampedusa.
Restiamo umani.

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