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Referendum autonomia
lombarda inutile
e costoso, non voteremo

da Matteo Piloni - Segretario provinciale PD Cremona

La Regione Lombardia, per volontà del suo governatore Roberto Maroni, ha promosso per il prossimo 22 ottobre un referendum per chiedere al Governo l’autonomia della Lombardia.

Il quesito referendario recita: “Volete voi che la Regione Lombardia, in considerazione della sua specialità, nel quadro dell’unità nazionale, intraprenda le iniziative istituzionali necessarie per richiedere allo Stato l’attribuzione di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, con le relative risorse, ai sensi e per gli effetti di cui all’articolo 116, terzo comma, della Costituzione e con riferimento a ogni materia legislativa per cui tale procedimento sia ammesso in base all’articolo richiamato?” Con questa consultazione la Regione avvierà l’iter per chiedere al Governo alcune competenze.

Quali? Ad oggi non lo sappiamo ancora. Infatti Maroni non ha ancora precisato quali competenze vuole ottenere, nè viene specificato dal referendum. Un’operazione, quindi, che ha il solo sapore della propaganda elettorale, oltre che nascondere la totale inadempienza della regione sul federalismo differenziato. Argomento sul quale nulla è stato fatto dalla giunta Maroni, nè dal centro destra, in questi anni. E non sarà certo un referendum, che costerà ai lombardi quasi 50 milioni di euro, a nascondere questa evidente realtà.

Anche e soprattutto per questi motivi riteniamo il referendum lombardo del 22 ottobre inutile e costoso, che nulla aggiunge in più di quanto già previsto dalla Costituzione.  Una possibilità che, è bene ricordarlo, è stata voluta dal centrosinistra nel 2001 proprio per consentire alle Regioni di poter aprire un confronto con lo Stato per ottenere maggiori competenze su alcune materie. Possibilità che continuiamo a sostenere. Senza buttare via soldi!

Perché la domanda di decentramento amministrativo e di autonomia decisionale su alcuni temi è sicuramente sostenuta dalla prevalente maggioranza dei lombardi, senza bisogno di trovarne conferma in un voto di cui Maroni si è già intestato il merito e la paternità. E attraverso il quale è già chiaro che, dopo il 22 ottobre, non accadrà niente di tutto ciò.

Aiolfi Doriano, sindaco di Bagnolo Cremasco
Alloni Agostino, consigliere regionale
Azzali Rosolino, sindaco di Corte de Frati
Barbaglio Roberto, sindaco di Pianengo
Bazzani Mario, sindaco di Torre de Picenardi
Belli Franzini Franzini, sindaco di Gussola
Bona Rodolfo, capogruppo PD Cremona
Calderara Giovanni, sindaco di Agnadello
Calvi Fabio, sindaco di Rivolta d’Adda
Cavazzini Ivana, sindaco di Piadena
Cribiù Carla, sindaco di Malagnino
Felisari Renzo, sindaco di Olmeneta
Fontana Cinzia, parlamentare
Genzini Silvia, sindaco di Pieve San Giacomo
Giossi Gianluca, presidente del consiglio comunale di Crema
Locci Graziella, sindaco di Castelverde
Mairino Piera, sindaco di Grontardo
Marchi Michel, sindaco di Gerre de Caprioli
Mariani Roberto, sindaco di Stagno Lombardo
Morali Emilio, vice sindaco di Capralba
Pandini Alessandro, sindaco di Montodine
Pasquali Simona, presidente del consiglio comunale di Cremona
Perrino Raffaele, sindaco di Cremosano
Piloni Matteo, segretario provinciale PD
Pizzetti Luciano, parlamentare
Potabili Franco, sindaco di Cà d’Andrea
Ricci Nicola, sindaco di Drizzona
Rivaroli Velleda, sindaco di Scandolara Ravara
Scio Fabio, sindaco di Grumello Cremonese
Severgnini Alex, sindaco di Capergnanica
Soldati Giancarlo, sindaco di Capralba
Susta Virginia, sindaco di Pessina Cremonese
Vairani Diego, sindaco di Soresina
Viola Davide, presidente della Provincia e sindaco di Gadesco Pieve Delmona
Virgilio Andrea, vice segretario provinciale PD

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