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Consulta degli
stranieri, solo
una forzatura

Lettera scritta da Stefano Foggetti - Fratelli d’Italia-Alleanza Nazionale

E’ notizia dei giorni scorsi l’approvazione dell’inserimento della Consulta degli stranieri all’interno del regolamento comunale. Con questo ultimo passaggio la giunta e la maggioranza in consiglio comunale fanno un ulteriore passo verso quell’idea di società a loro tanto cara che poco ha a che vedere con gli interessi dei cittadini cremonesi. Curiosi e a volte smaccatamente di parte alcuni aspetti del regolamento appena approvato.

28 articoli suddivisi in diversi commi per un totale di 9 pagine di regolamento in cui solo una volta e per ben una parola si parla di Doveri dei cittadini immigrati. Una parola, quasi a volerlo nascondere, a farlo passare come un fastidioso obolo che purtroppo lì hanno dovuto inserire. L’intero articolo è un profluvio di frasi, locuzioni, esaltazione dei maggiori diritti che la consulta in sinergia con praticamente chicchessia (ma Comune in primis) dovrà favorire tra gli immigrati (regolari aggiungiamo noi). Supporto nell’accesso al lavoro, all’assistenza sanitaria, sociale, previdenziale, all’istruzione, alla formazione professionale, alla fruizione dei servizi pubblici e ciliegina finale all’accesso all’edilizia residenziale pubblica. Riguardo a quest’ultima inviterei la Giunta ad andare a promuovere questo ultimo punto al quartiere Cambonino, per ricontrare insieme ai residenti cremonesi quanto apprezzabile sia questo ulteriore sforzo.

Tutti i servizi qui elencati sono già a disposizione dei cittadini stranieri (con regolare permesso di soggiorno e spesso anche non) ivi residenti. Ma per qualcuno non è sufficiente e bisogna ulteriormente avvantaggiarli rispetto ai cittadini italiani, dimenticandosi spesso di questi ultimi.

Si parla inoltre di lotta alla discriminazione dei cittadini stranieri (sacrosanta) ma non si parla dell’opposto. Non un accenno a quelle situazioni in cui sono gli italiani ad essere discriminati. Una semplice regola del do ut des non guasterebbe affatto.

Ma la vera prova di come l’idea di società sia alla fine ispirata a quell’aspetto appiattente delle società e al rinnegare la nostra stessa cultura è la mancanza di un netto e deciso rimando all’integrazione alla Cultura Italiana ed Europea. Nella scorsa degli articoli si parla di interazione con la popolazione cremonese, mai di integrazione, dell’incontro delle culture ma senza mai ben sottolineare che il monoculturalismo rimane la via maestra alla corretta convivenza civile all’interno di una situazione multietnica.

E che dire dell’anomalia di avere citati in articoli del regolamento della consulta le associazioni del terzo settore o i sindacati? Perché denominare questi ultimi all’interno del regolamento come soggetti privilegiati nella convocazione della seduta allargata? Chi determina che debbano essere convocate determinate associazioni rispetto ad altre?

Inoltre il regolamento inizia rimarcando giustamente la non discriminazione della donna, ma termina indicando come la rappresentanza di genere debba essere del 25% e non del 33% come per le elezioni per i cittadini italiani.

Potrebbero esserci altre anomalie da elencare, in sole 9 pagine di regolamento, ma quelli citati sono più che sufficienti per rendere ovvio come questa Consulta sia nata solo ed esclusivamente come forzatura verso quel tipo di società che i cremonesi non condividono, ma che i paladini dell’accoglienza indiscriminata vogliono imporre cercando di farla passare in sordina o come gesto di pseudo-civiltà.

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