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Opportunità per le filiere
zootecniche. 300 allevatori
all’incontro di Aia-Coldiretti

Gli scenari e le opportunità future per le filiere agro-zootecniche. La nuova stagione che si è aperta per l’allevamento nazionale, all’indomani dell’entrata in vigore delle nuove norme di attuazione dell’etichettatura di latte e lattiero-caseari. I progetti per la zootecnia da carne. I temi della sostenibilità ambientale, del benessere animale, della sicurezza alimentare e biodiversità: aspetti di grandissima attenzione da parte del consumatore e che esigono un impegno determinato ed efficace.

Di questo si è parlato ieri sera all’incontro “Nuove opportunità per le filiere zootecniche”, promosso dall’Associazione Italiana Allevatori e dalla Coldiretti, accolto a Malagnino, presso la sede del Cap Cremona.
Aperto da Paolo Voltini, presidente di Coldiretti e del Consorzio Agrario di Cremona, l’appuntamento ha raccolto un parterre di relatori di altissimi livello. Con Coldiretti (accanto a Voltini c’era il vicepresidente nazionale Ettore Prandini) e Aia (rappresentata in primis dal presidente nazionale Roberto Nocentini e dal direttore generale Roberto Maddè), c’erano le due più grandi aziende agricole italiane (con Federico Vecchioni, Ad di Bonifiche Ferraresi, e Claudio Destro, direttore generale di Azienda agricola Maccarese e vicepresidente Aia), la più importante cooperativa lattiero-casearia del Paese (con Gianpiero Calzolari, presidente di Granarolo), la GDO (con l’amministratore delegato di Unes, Mario Gasbarrino) e Ismea (con Raffaele Borriello, direttore generale, a cui è stato affidato il compito di aprire i lavori, con un’analisi dedicata agli scenari del mercato del latte).

Oltre trecento allevatori cremonesi hanno seguito l’incontro, che fin dalle prime battute ha evidenziato la necessità di affrontare una nuova stagione con logiche nuove (a partire dalla necessità – come evidenziato sia da Voltini che da Prandini – di superare il “modello della difesa agricola fine a se stessa, che non basta più”, facendo comunicare soggetti finora troppo lontani, creando una sinergia forte tra agricoltura, industria, cooperazione, grande distribuzione, nella convinzione che solo in una logica di filiera, basata su un’equa distribuzione del valore economico tra produttori-trasformatori-distributori, si possa dare un futuro al vero Made in Italy) e di politiche di medio-lungo periodo (con una seria strategia di internazionalizzazione, con una seria sburocratizzazione, con la spinta all’innovazione, con la valorizzazione del made in Italy a partire dall’origine, con la capacità di contare di più in Europa sui temi vitali per l’agroalimentare). L’Italia primeggia a livello mondiale in quasi tutte le filiere agroalimentari – ha spiegato Raffaele Borriello (Ismea) nella sua introduzione – essendo il 2° esportatore mondiale di olio d’oliva e di vini, il primo nei salumi e nella pasta, il quarto nei formaggi. In ogni caso, il prodotto italiano viene venduto ed esportato a valori decisamente sempre più alti rispetto alla concorrenza. Il valore medio dei nostri formaggi supera del 50% quello dei prodotti francesi. Non si riesce quindi a comprendere perché mai una parte di questo maggior valore non venga riconosciuto agli allevatori italiani”.

Da queste considerazioni hanno preso spunto le relazioni che si sono susseguite, toccando tanti e importanti temi. Dalle necessità di dare risposte ai bisogni degli allevatori (le cui soluzioni passano attraverso il nuovo progetto e la riorganizzazione del sistema-Allevatori), alle testimonianze di realtà che stanno investendo, puntando con soddisfazione su italianità e innovazione (l’esperienza di Bonifiche Ferraresi e Maccarese), dalle necessità di guardare e rispondere alle richieste e alle sensibilità della società, dei consumatori (che, in ultima istanza, decretano il successo dei prodotti e la sopravvivenza delle aziende), istanza che significa affrontare con competenza e con risultati certi i temi della sostenibilità e del benessere animale, della difesa della biodiversità. Si è parlato di zootecnia da latte, da carne, di suinicoltura, di avicoltura.

Voltini e Prandini hanno citato due importanti passaggi recentemente vissuti da Coldiretti e dall’agroalimentare italiano.
La nascita (con la presentazione al Forum internazionale dell’agricoltura e dell’alimentazione di Cernobbio) di “Filiera Italia”, una nuova realtà associativa che vede per la prima volta il mondo agricolo e l’industria agroalimentare italiana d’eccellenza insieme per difendere tutta la filiera agroalimentare nazionale. Con soci promotori quali Ferrero, Inalca/Cremonini, Consorzio Casalasco del Pomodoro (con i marchi Pomì e De Rica).
E il Villaggio Coldiretti a Milano, con la presenza di oltre 700mila cittadini, occasione per far appassionare i consumatori alla vera agricoltura e a ciò che produce, alla scelta del vero made in Italy. Una sfida che per la zootecnia significa, oggi, anche saper raccontare il valore degli allevamenti, che operano nel segno del benessere animale, della massima attenzione a qualità del prodotto e sicurezza, della sostenibilità. Da cui la necessità di avere strumenti adeguati anche per garantire e dimostrare tali aspetti.

Tanti ed approfonditi i temi trattati, in un clima di confronto e proposta. Nella convinzione che il ‘vecchio modo’ di fare rappresentanza, quello degli attacchi sterili e della disinformazione, sia ormai finito. La nuova forma di rappresentanza è quella di filiera – hanno evidenziato Prandini e Voltini – con Coldiretti insieme a campioni industriali nazionali dei rispettivi settori, con la parte illuminata della grande distribuzione, con la necessità di realizzare accordi economici e condividere una visione, nella sfida di aumentare in quantità e qualità la produzione agricola del Paese, di valorizzarla nel mercato globale per portare nelle tasche degli agricoltori risultati economici adeguati. “Noi abbiamo già voltato pagina – ha concluso Voltini – convinti come siamo, che anche chi finora non ha capito da che parte sta andando il mondo, prima o poi ci dovrà seguire. Con “Filiera Italia” abbiamo messo le basi per una nuova stagione dell’agricoltura e dell’agroalimentare italiano, con risultati che in parte stiamo già realizzando”.

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