Cronaca
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Morte di Sapienza, condanna di un anno e otto mesi per l'anestesista Schinetti

AGGIORNAMENTO - Condannato a un anno e otto mesi, pena sospesa, per l’omicidio colposo di Riccardo Sapienza. Così ha deciso il giudice Christian Colombo per Valerio Schinetti, l’anestesista di Manerbio finito a processo per la morte del 20enne cremonese deceduto il 23 luglio del 2013 in ospedale a Cremona poco prima di essere sottoposto ad un intervento di pneumotorace spontaneo.

Nella foto, a sinistra Riccardo Sapienza e a destra i suoi familiari in aula con gli avvocati Fornasari e Tasca
Il pm onorario Silvia Manfredi

AGGIORNAMENTO – Condannato ad un anno e otto mesi, pena sospesa, per l’omicidio colposo di Riccardo Sapienza. Così ha deciso il giudice Christian Colombo per Valerio Schinetti, l’anestesista di Manerbio finito a processo per la morte del 20enne cremonese deceduto il 23 luglio del 2013 in ospedale a Cremona poco prima di essere sottoposto ad un intervento di pneumotorace spontaneo. Per quanto riguarda il risarcimento, il giudice ha disposto una provvisionale di 430.000 euro per i familiari: 170.000 euro ciascuno per mamma Annalisa e papà Salvatore, 50.000 euro per la figlia Emanuela e 40.000 euro per l’altro figlio Salvatore.

Per l’imputato, che è stato invece assolto dal falso in cartella clinica, il pm onorario Silvia Manfredi aveva chiesto una pena di due anni. La stessa accusa ha poi chiesto la trasmissione degli atti per la posizione del primo chirurgo, Franco Fumagalli, capo equipe, che avrebbe dovuto vigilare sulla presenza di tutti coloro che si trovavano in sala operatoria e che non si era accorto che l’anestesista era uscito dalla sala operatoria.

Sulla posizione di Fumagalli, come disposto dal giudice, sarà la stessa procura a valutarne eventuali responsabilità in ordine all’accusa di concorso in omicidio colposo.

La motivazione della sentenza sarà depositata entro 90 giorni.

L’avvocato della difesa, Stefano Forzani, che sicuramente farà ricorso in appello, ha detto che attende comunque di leggere le motivazioni della sentenza. Soddisfatti gli avvocati di parte civile, Jolanda Tasca e Gabriele Fornasari, che hanno pubblicamente ringraziato i propri consulenti per l’intenso lavoro svolto. Commossi, al termine dell’udienza, i familiari di Riccardo. “E’ stato riconosciuto che l’anestesista ha sbagliato”, hanno detto mamma Annalisa e papà Salvatore, “la nostra rabbia è stata quella che nessuno ha mai ammesso di aver sbagliato. La condanna di certo non ci restituisce nostro figlio, questa è una punizione solo sulla carta, a noi si è spezzata la famiglia e il dolore non lo toglie nessuno”.

L’avvocato Gabriele Fornasari

Per la procura, la causa che provocò l’arresto cardiaco, e quindi la morte di Riccardo, è stata una manovra errata di intubazione. L’anestesista avrebbe dovuto accorgersene, e soprattutto avrebbe dovuto essere presente. La procura, infatti, contestava all’imputato il fatto di essere uscito dalla sala operatoria dopo aver intubato il paziente. Schinetti si era allontanato per andare a prendere il diario anestesiologico, appena fuori la sala operatoria, nella cosiddetta Pacu, l’area dove si svegliano i pazienti dopo l’intervento. “7 passi dalla sala operatoria”, aveva calcolato l’anestesista. “Lui era ben lontano da dove doveva essere, e cioè vicino al paziente”, ha detto il pm nella sua requisitoria. “Non ha rispettato le linee guida, l’imputato avrebbe dovuto controllare il tubo e restare in sala operatoria, è stata una leggerezza molto grave commessa da un anestesista con alle spalle anni di esperienza”.

Nel corso della precedente udienza erano state ascoltate le conclusioni del perito del tribunale, il dottor Antonio Osculati, dell’Istituto di medicina legale di Pavia, incaricato di valutare il caso, viste le tesi diametralmente opposte dei consulenti di parte.

Nella sua relazione, Osculati, che si è avvalso della collaborazione di altri due esperti del San Matteo di Pavia, il chirurgo toracico Giulio Orlandoni e l’anestesista rianimatore Mirko Beliato, aveva messo sul tavolo una terza ipotesi: corretta, da parte dell’anestesista, la primissima procedura anestesiologica con la manovra di intubazione in trachea, ma quando poi Riccardo era stato girato sul fianco destro, il tubo sarebbe arretrato, “anche di pochi millimetri”, sposizionandosi e creando un attrito sulla parete della trachea, provocando una lesione. Attraverso quel piccolo foro sarebbe uscita dell’aria che avrebbe fatto collassare il polmone destro, provocando l’arresto cardiaco.

Dunque, per i periti del giudice, “l’evento lesivo” sarebbe avvenuto dopo lo “spezzamento” del paziente, e cioè nel momento in cui Riccardo era stato girato sul fianco destro. Un’operazione alla quale “l’anestesista sovrintende”, controllando la regolarità dei parametri. All’inizio delle operazioni, e cioè prima dello “spezzamento”, il paziente viene intubato, e il tubo è ancorato da una cuffia, una sorta di palloncino che viene gonfiato per fissarlo alla trachea. Quello stesso palloncino viene poi parzialmente sgonfiato prima di posizionare il paziente su un fianco. Non appena compiuta l’operazione di “spezzamento”, il palloncino viene di nuovo rigonfiato per essere ancorato al tubo.

L’avvocato Stefano Forzani

Come mai, allora, il tubo, una volta avvenuto lo “spezzamento”, si sarebbe sposizionato ? Per la parte civile, l’anestesista non avrebbe parzialmente sgonfiato la cuffia, e dunque Riccardo sarebbe stato girato con la cuffia ancora gonfia. Un errore, questo, che avrebbe fatto sposizionare il tubo, creando la lesione che avrebbe provocato la fatale fuoriuscita di aria nel mediastino, e cioè lo spazio mediano della cavità toracica compreso tra i due polmoni. Conseguentemente il polmone destro non sarebbe stato più ventilato in modo adeguato, fino ad arrivare al collasso.

Secondo la difesa, invece, le manovre di intubazione erano state eseguite correttamente. “Il mio assistito non era al bar”, ha detto l’avvocato Forzani relativamente all’accusa mossa all’anestesista di essere uscito dalla sala operatoria. “Lui era nell’immediatezza della sala operatoria. Quando è suonato l’allarme, è arrivato in pochi secondi”. “Schinetti”, per la difesa, “si è mosso secondo le regole”. “Gravissimo”, secondo Forzani, “il fatto che il tubo anestesiologico non sia stato mai trovato, è come se in un omicidio ci si liberasse del proiettile. E quella lesione in trachea, poi, la si è scoperta solo due mesi dopo dagli esami sui referti autoptici”. Per la difesa, la morte di Riccardo potrebbe essere stata provocata da “un pneumotorace destro dovuto alla rottura di una micro bolla polmonare a fronte di una manovra di intubazione lineare e senza problemi, con il tubo posizionato correttamente”.

Sara Pizzorni

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