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Non tentò di violentare la
cognata: assolto l'indiano che
chiede i danni a Grammatico

L’avvocato Ugo Carminati

E’ stato assolto con formula piena dal collegio composto dal presidente Maria Stella Leone e dai giudici a latere Francesco Beraglia ed Elisa Mombelli, Amritpal Singh, 36 anni, indiano, accusato di tentata violenza sessuale nei confronti della cognata di 27 anni. Per l’imputato, difeso dall’avvocato Ugo Carminati, anche il pm Francesco Messina ha chiesto l’assoluzione. In questo processo il 36enne rivestiva il ruolo di accusato, mentre nell’altro procedimento a carico dell’ex maresciallo Andrea Grammatico, l’indiano è parte civile e chiede i danni all’ex carabiniere, imputato nel caso ‘Juliette’ e accusato, tra le altre cose, anche di aver effettuato arresti illegali.

L’episodio della tentata violenza sessuale risale al 18 aprile del 2015 a Robecco d’Oglio. Amritpal Singh era stato arrestato per resistenza a pubblico ufficiale dall’allora vice comandante della compagnia di Vescovato e dal suo collega, l’ex appuntato Massimo Varani, quest’ultimo già processato con il rito abbreviato e condannato a tre anni e otto mesi di reclusione. Quella sera Singh aveva dato in escandescenze dopo un litigio con la moglie che lo accusava di aver fatto pesanti avances sessuali alla sorella. Alterato e su di giri, l’uomo aveva reagito violentemente, sfasciando l’anta di un mobile, sferrando un pugno alla tv e rompendo i vetri dell’auto con il casco. “Mia cognata non l’ho mai toccata”, aveva giurato lo stesso Singh, sentito nel processo ‘Juliette’.  Ma nel verbale dei due carabinieri, verbale che non era agli atti nel processo di oggi, si parla anche di violenza domestica. Sempre nell’altro processo la moglie dell’indiano aveva raccontato di essere stata chiamata all’una di notte dai due carabinieri intervenuti ore prima nella sua abitazione che le chiedevano di andare in caserma per sporgere denuncia contro il marito. “Io non volevo”, aveva detto la donna, “e poi non potevo comunque andare perché avevo la macchina rotta. Ma i carabinieri mi hanno detto che ero obbligata a sporgere denuncia e che mi sarebbero venuti a prendere loro”.

L’indiano era stato fermato dai due militari nel tragitto tra la cascina dove lavora e la sua abitazione. “Il maresciallo ha cominciato a picchiarmi”, aveva riferito Singh ai giudici, “ma prima mi ha messo le manette con le mani dietro la schiena. Poi pugni in faccia. Gli ho chiesto di parlare con me, ma lui era troppo impegnato a picchiarmi. Ero in lacrime, e lui rideva. Da Robecco a Cremona mi ha preso per il collo e mi ha schiacciato la testa sul freno a mano con forza, poi gli ho detto che mi mancava il respiro e mi ha lasciato. Quando sono rimasto da solo con lui, mi ha colpito con il manganello. Io contro di loro non ho mai reagito”.

Dunque a Singh era stata addebitata anche la violenza sessuale sulla cognata. Un’accusa che in seguito la procura ha riqualificato in tentata violenza. Oggi l’assoluzione piena, arrivata dopo aver sentito le testimonianze della presunta vittima e della sorella. “Dall’aprile dell’anno prima dei fatti non gli parlavo più perché non mi piace quando uno mi tocca”, ha detto in aula la cognata dell’imputato. “Lui mi faceva il solletico”. Quel pomeriggio la ragazza era rimasta sola in casa con il cognato e con la sua nipotina. “Ad un certo punto mi ha preso per il braccio chiedendomi perchè non gli parlassi”, ha raccontato in italiano la giovane indiana. “Poi mi ha buttato sul divano. Ho urlato ed è entrata la mia nipotina di sei anni. Le ho detto che suo papà mi stava picchiando e la bimba ha mandato un messaggio sul cellulare alla mamma”. L’indiano, dal racconto della ragazza, le aveva anche aperto la cerniera della felpa. “Me l’ha aperta solo un pò”, ha spiegato in aula. Sotto avevo un’altra maglietta accollata. Poi mi sono ritrovata contro il muro con le mani bloccate da lui che mi chiedeva perchè non gli parlassi”. “Non ha avuto l’impressione che le sue azioni avessero un fine di natura sessuale?”, le ha chiesto il pm. “Io so che non volevo essere toccata, sapevo che era alcolizzato”. Alla sorella, più tardi, la ragazza dirà di essere stata maltrattata dal marito.

Soddisfazione per la sentenza di assoluzione, la cui motivazione sarà depositata entro 90 giorni, è stata espressa dalla difesa, rappresentata dall’avvocato Carminati. “Mi ha fatto piacere anche la richiesta della procura”, ha detto il legale. “Siamo arrivati alla verità a piccoli passi. Il mio cliente ha impiegato due anni per uscire da questa accusa. E’ stato un processo difficile, sia da un punto di vista personale che di rilevanza pubblica. Forse con una più attenta lettura degli atti si poteva arrivare alla verità molto prima”.

Sara Pizzorni

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