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Il 'giusto processo' e il nuovo
libro di Nuzzo. Partecipato
convegno in Comune

Nella foto, da sinistra Zambelloni, Crotti, Soldani, Nuzzo, Galimberti, Bersani e Aldrovandi

Nei giorni scorsi in Comune, in un salone dei Quadri gremito, si è svolto il convegno intitolato ‘Costituzione, diritti dell’uomo e del cittadino, processo penale’, promosso dall’Ordine degli avvocati di Cremona con il patrocinio e la collaborazione del Comune di Cremona, della Camera Penale Cremona e Crema ‘Sandro Bocchi’ e della Camera Civile di Cremona. Con l’occasione è stato presentato il nuovo libro di Francesco Nuzzo, ex magistrato cremonese e autore di numerose pubblicazioni di successo. ‘Modernità di Gaetano Filangieri – Accusa e inquisizione nel pensiero illuministico’ è il titolo della nuova fatica letteraria che Nuzzo ha dedicato agli avvocati e che esplora la figura di Filangieri, intellettuale illuminista che ha scritto ‘La Scienza della Legislazione’, la sua opera più famosa.

Oltre all’autore sono intervenuti il sindaco Gianluca Galimberti, il presidente della sezione penale facente funzioni e presidente pro tempore del tribunale Giuseppe Bersani, la presidente dell’Ordine degli avvocati Marzia Soldani, la presidente della Camera Penale di Cremona e Crema Maria Luisa Crotti, la presidente della Camera Civile di Cremona Giulia Zambelloni e come relatore Paolo Aldrovandi, professore di Diritto penale e Diritto tributario all’università Bicocca.

Ad aprire i lavori davanti a una folta platea è stato il sindaco Galimberti con significativi riferimenti all’attuale realtà italiana che celebra il 70esimo anniversario dell’entrata in vigore della nostra Costituzione, intrisa dei valori evidenziati appunto da Filangieri nella sua ‘Scienza della Legislazione’, quando le incrostazioni di un mondo vecchio e resistente si opponevano all’introduzione del ‘nuovo’ nella politica, nella filosofia, nell’economia e nel diritto.

Ha preso poi la parola la presidente Soldani, che ha messo in luce la funzione dell’Avvocatura tutta, chiamata a difendere i diritti degli uomini mediante l’attuazione del giusto processo in cui si rispecchiano i valori condivisi dalla comunità.
Da parte sua la presidente Crotti ha sottolineato alcune disfunzioni ancora presenti nel giudizio penale, e la necessità di un più sensibile rapporto tra magistrati e difensori, mentre la presidente Zambelloni ha richiamato l’urgenza di una più rapida definizione della giustizia civile, la quale tocca interessi non sempre minimi dei cittadini.

La parte più squisitamente tecnica, invece, è stata affrontata dai relatori secondo una progressione che ha rispecchiato il tema di fondo del convegno: ‘Costituzione, diritti dell’uomo, processo penale’, il cui contenuto dovrebbe essere riportato addirittura nelle scuole, affinchè le giovani generazioni, da cui uscirà la classe dirigente del domani, colgano i principi fondativi della vita sociale, non sempre correttamente orientata dai tanti improvvisati ‘maestri’ oggi sulla scena italiana.
In particolare Francesco Nuzzo ha illustrato le regole del ‘giusto processo’ attraverso un costante confronto tra l’insegnamento filangieriano e l’articolo 111 della Costituzione, dove sono fissate le enunciazioni normative che racchiudono le regole minime ed essenziali con cui deve svolgersi il gioco processuale in una società democratica. Regole che il giudice è tenuto ad osservare in maniera effettiva e non soltanto formale.

La parola è poi passata agli altri relatori: il presidente pro tempore del tribunale Giuseppe Bersani e Paolo Aldovrandi, professore di Diritto penale all’università di Milano, che hanno affrontato la delicata questione del principio di legalità in materia penale.

Il primo ha tenuto il suo discorso sulle misure di prevenzione di carattere ‘reale’ che formano un corredo indispensabile nella lotta contro il malaffare. Questi strumenti, infatti, sono indispensabili per sottrarre alle organizzazioni criminose i proventi della loro attività che spesso viene camuffata da iniziative in apparenza lecite. Tuttavia, la non chiara definizione delle situazioni aggredibili creano non pochi spazi per sfuggire alle maglie della repressione, con inefficace funzionamento delle norme e non poche incertezze anche negli orientamenti della Corte di Cassazione.

Aldovrandi, invece, ha concentrato la sua analisi sulla disciplina tributaria, illustrando alcune fattispecie ricorrenti nella pratica quotidiana. Anche qui le carenze, spesso anche concettuali, delle disposizioni repressive si riflettono nell’applicazione giudiziale. Ne deriva che il principio di legalità, indispensabile presidio di ciascun uomo coinvolto nella vicenda penale, finisce con il subire lacerazioni intollerabili, non proprio in armonia con le esigenze dello Stato di diritto. Tanto più in un settore che coinvolge assetti più o meno complessi della realtà economica rispetto alla quale gli spazi di tutela devono essere garantiti rispetto ai riflessi non secondari sulla stessa vita dei lavoratori.

Sara Pizzorni

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