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'Cosa ci insegna
la vicenda
Anac - Lgh'

Lettera scritta da Comitato Acqua Pubblica del Cremonese

Egregio Direttore,

proviamo a raddrizzare un po’ di sguardi strabici con cui si sta guardando alla gravissima ferita inferta alla collettività cremonese dalla vendita di LGH. In generale vorremmo che i cittadini riflettessero su come questa vicenda si è svolta e su come si pensa di concluderla, perché ci sono tante cose che non vengono dette o si danno erroneamente per scontate.
Siamo di fronte a una vendita realizzata dopo mesi e mesi di trattative continue tra A2A da una parte e gli amministratori pubblici dall’altra: iniziamo a ricordare ed affermare con forza che la segretezza che ha avvolto gran parte di questo percorso è indegna di un paese civile e inaccettabile quando si vendono servizi della collettività. Nessun reale spazio di partecipazione si è aperto, mai, su una questione così importante, se non quando i giochi erano ormai fatti.
Il Mercato poi, il meraviglioso meccanismo a cui tutti dicono dovremmo affidare le nostre vite perché è l’unico in grado di salvaguardare i nostri diritti (colossale panzana), si è confrontato con le autorità di controllo statali. Bene, anche in questo caso è strabico e furbetto tentare di far passare l’idea che la posizione dell’Antitrust espressa a luglio 2016 sia in contrasto con quella ora sancita dall’ANAC. Se si legge (anche velocemente) il parere dell’Antitrust infatti si vede che l’intera operazione è presentata chiaramente come una vendita bella e buona. Se l’Antitrust non è intervenuta sulla qualità dell’operazione è solo perché non era suo compito farlo: ciò che ha fatto è emettere prescrizioni per attenuare (in modo piuttosto risibile, peraltro) l’evidente posizione di predominio ottenuta da A2A in Nord Italia. Entrare nel merito della legittimità del percorso era compito dell’ANAC, che appunto oggi sbugiarda l’operazione e manda gli atti alla magistratura.
Ciò che conta però per i cittadini, va sottolineato con forza, non è (solo) che ora “chi ha sbagliato paghi”, ma è che i loro diritti (e i loro beni) non vengano sottratti con l’inganno. Se accettiamo che tutto venga sanato con qualche multa accettiamo il comportamento “all’italiana” che poi, in altre sedi (più retoriche) rifiutiamo con sdegno: non si può permettere che basti, a chi agisce male, mettere lo Stato (cioè noi) davanti al fatto compiuto. Ricordate? Proprio quel parere dell’Antitrust è stato presentato come “l’ultimo ostacolo” dopo il quale la finta partnership poteva e doveva essere conclusa. Ecco, qui sta il nodo: che il controllo di legittimità venga portato a cose fatte e non venga previsto come condizione necessaria. Va anche ricordato che l’ANAC è stata chiamata in causa dall’esposto di una parte politica di minoranza: se quell’esposto non fosse stato fatto, questo inganno sarebbe rimasto impunito. Neppure la contrarietà e le critiche espresse da un’altra parte politica entro la maggioranza (ammonimenti che oggi si dimostrano corretti) e la rottura della maggioranza stessa ha interrotto quel percorso. Né la protesta di noi cittadini fatta in un freddo dicembre sotto le finestre del consiglio comunale di Cremona ha cambiato le cose (protesta appoggiata concretamente da pochissime forze politiche e ignorata da gran parte del mondo dell’associazionismo locale).
Non possiamo accettare che questa diventi la normalità. Non possiamo accettare il Far West fatto sui nostri beni collettivi, in cui conta solo chi spara per primo e ha più pallottole, perché i cattivi sanno che lo sceriffo sta a miglia e miglia di distanza e quando arriva (se arriva) è tutto già successo.
Dunque prima di tutto chiediamo, tutti assieme, che questa vendita VENGA RIMESSA IN DISCUSSIONE: e non permettiamo all’acquirente (il vero creatore del mostro) di nascondersi dietro la clausola che astutamente ha incluso nel contratto, che dice che la legittimità del percorso è assicurata dal solo venditore. Qui nessuno era obbligato a nulla e il percorso è durato anni, quindi se enormi sono le responsabilità (etiche e politiche, oltre che legali) degli amministratori, non meno grandi sono le macchie di A2A, che ormai a chiare lettere ammette di avere come unico scopo l’accaparramento dei beni dei cittadini dell’intero Nord Italia. Se non fermiamo ora che l’inganno è palese questo perverso meccanismo di creazione di veri monopoli che sta concentrando enormi poteri nelle mani di 4 aziende (A2A, Iren, Hera, Acea) poi tutti noi cittadini saremo totalmente indifesi nel momento in cui le tutele nazionali che il famoso “Mercato” vuole a tutti i costi abolire verranno meno.

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