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Lo Stato etico di Danilo
Toninelli come lo Stato
fascista di Giovanni Gentile

Lettera scritta da Gabriele Beccari

Egr. Direttore,
la lingua batte dove il dente duole. Il senatore Danilo Toninelli, ebbro di felicità per i primi vagiti del governo dell’inciucio gialloverde, frutto di un’alleanza mai dichiarata in sede elettorale con a capo Giuseppe Conte eletto da nessuno e telecomandato dal duo Di Maio-Salvini, si è lasciato andare ad una dichiarazione preoccupante durante un’intervista a Radio 24, affermando che il “MoVimento 5 Stelle al governo vuole creare uno Stato etico”. Si tratta di un richiamo diretto ad uno degli aspetti centrali del fascismo; infatti, Giovanni Gentile, il filosofo di riferimento nella nascita della dittatura di Benito Mussolini, aveva ripreso la nozione di Stato etico di Hegel per attaccare lo Stato di diritto garante delle libertà individuali.

Dall’enciclopedia Treccani: «Gentile intende risolvere il principale difetto dello Stato liberale di diritto, cioè il suo insistere sul dualismo irrisolvibile tra individuo e comunità politica, allo scopo di delineare l’essenza etica dello Stato… Così inteso, lo Stato si svela come Stato etico che ha al proprio interno moralità e cultura, politica e diritto, coscienza e volontà». Quindi, democrazia da sacrificare in nome del totalitarismo di chi vuole disporre degli altri senza alcun tipo di confronto.

Chi conosce Danilo Toninelli nella sua veste di politico e non si presta a fargli da tirapiedi interessato non si può stupire di fronte a questa affermazione, dato che il personaggio soffre come l’orticaria qualsiasi forma di dissenso rispetto al suo pensiero, che deve essere accolto e celebrato come una rivelazione illuminata, meglio ancora se condita da qualche improperio nei confronti degli avversari politici o dei presunti traditori che non vogliono farsi soggiogare dalle prepotenze sue, dei dimaiani in genere e della Casaleggio Associati, società privata esente da conflitto d’interessi nel vangelo monouso pentastellato.

Se un partito combatte i suoi avversari politici in nome del popolo, la lotta che conduce non è necessariamente la lotta del popolo: questo partito si è semplicemente appropriato di un concetto apartitico, quello di popolo, per fare i propri interessi a scapito del nemico nella battaglia elettorale permanente. Molti stanno iniziando ad aprire gli occhi, ma bisogna fare presto prima che un gruppo di dilettanti allo sbaraglio bramosi di potere ci faccia precipitare in un default alla greca in salsa grillina…

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