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Rissa Dordoni-Casapound
'Gli adesivi? Una stupidata
Noi vittime di un agguato'

E’ ripreso con le deposizioni di 14 testimoni del pm Lisa Saccaro il processo sulla rissa scoppiata il 18 gennaio del 2015 sul piazzale del Foro Boario al termine della partita Cremonese Mantova tra esponenti del centro sociale Dordoni e i militanti di Casapound. 17 le persone accusate di rissa aggravata, due di loro anche di tentato omicidio e tre pure di lesioni gravi.
Secondo la ricostruzione dell’accusa, Emilio Visigalli, insieme ai compagni Michele Arena ed Alberto Birzi, avrebbero premeditato l’aggressione, organizzando un raduno sul piazzale e armandosi preventivamente di mazze. Mazze portate al Dordoni dagli otto autonomi imputati. Proprio in seguito all’aggressione a Visigalli, finito in ospedale in gravissime condizioni, i centri sociali, per il 24 gennaio successivo, avevano organizzato il corteo antifascista durante il quale erano scoppiati i noti episodi di devastazione e danneggiamento per cui sono già state emesse delle condanne.

LE DICHIARAZIONI DEI TESTIMONI

A parlare di un vero e proprio “agguato” è stato Marco, uno dei militanti di Casapound sentito oggi come testimone davanti al collegio composto dal presidente Giuseppe Bersani e dai giudici a latere Giulia Masci e Francesco Sora. Marco faceva parte del gruppo di coloro che la mattina del 18 gennaio aveva affisso sul portone della sede del Dordoni gli adesivi con il logo di Casapound. Una provocazione che secondo gli investigatori aveva dato origine alla rissa del dopo partita. “Non pensavamo che le cose sarebbero andate a finire così”, ha detto il testimone, che ha ammesso: “Attaccare gli adesivi è stata una stupidata”. Marco ha riferito di aver visto “ragazzi che indossavano i caschi e altri che li stavano per indossare, quasi fossero stati avvertiti che noi stavamo arrivando. Davanti a loro c’era una persona a volto scoperto che agitava una specie di manico di badile e che urlava frasi sconnesse”. Quell’uomo, che Marco ha descritto come “minaccioso”, secondo l’accusa era Emilio Visigalli. “Io ero un po’ spaventato”, ha raccontato il teste, che aveva deciso di tornare al bar Matisse. “Quando ho raggiunto di nuovo il parcheggio”, ha spiegato Marco, “ho visto un uomo a terra, mi sono avvicinato e ho cominciato ad urlare. Erano tutti agitati e ad un certo punto sono scappato via. Poi ho visto Gianluca Galli. Era ferito bene, perdeva sangue dalla testa. Quando sono tornato, il ferito era stato portato via dai suoi amici”.

Nella sua deposizione, Marco ha dichiarato di essere stato in compagnia di Ingrid, la compagna di Gianluca Galli, anche lei sentita oggi come testimone dei fatti. “Quando siamo usciti per andare alle auto”, ha confermato la testimone, “loro erano lì che aspettavano. Alcuni avevano il casco, altri avevano la bandana sulla faccia. Visigalli e altri avevano un bacco in mano. Ci hanno gridato ‘fascisti di m…, venite qui’, e a quel punto Gianluca mi ha detto di andare via. Ho visto Visigalli che alzava la mazza verso Gianluca per colpirlo, ma poi sono tornata al bar e dopo un po’ ho visto il polverone bianco dell’estintore che qualcuno aveva azionato”.

Durante la scorsa udienza, una delle testimoni, Alessia, aveva dichiarato che a colpire a sprangate Emilio Visigalli era stata una persona appartenente allo stesso centro sociale e non un esponente di Casapound. Sofia, che è stata sentita oggi, ha dichiarato di essere stata insieme ad Alessia, ma al contrario di lei ha sostenuto di non aver assistito al momento dell’aggressione. “Siamo state sempre insieme, tranne per un breve momento”, ha riferito Sofia, che ha detto che Alessia era uscita prima per andare a prendere il giaccone. All’epoca dei fatti, però, Sofia aveva fatto verbalizzare di aver raggiunto insieme all’amica il luogo degli scontri e di aver visto una persona a terra, una scena che oggi ha sostenuto di non ricordare.

“In parte ho assistito alla rissa”, ha riferito a sua volta un altro testimone. “Finita la partita siamo andati al bar Matisse e poi si è sentito del casino. C’erano due schieramenti: davanti all’ingresso del centro sociale c’era gente con caschi e bastoni. Le persone erano allineate e davano le spalle al Dordoni. Dalla parte opposta c’era il gruppo di Casapound. Ho sentito scontri verbali ma io poi sono tornato al bar”.

Tra i testimoni chiamati a raccontare gli eventi c’era anche l’allora compagna (oggi ex) di Filippo Esposti, uno degli imputati del Dordoni. La ragazza, che si è presentata in aula con maglietta blu, pantaloncini corti rossi da tennis e scarpe da ginnastica, ha preferito non rispondere alle domande. Una facoltà di cui ha potuto avvalersi avendo avuto una relazione con l’imputato.

Un altro testimone del Dordoni che invece ha parlato è colui che aveva trovato affissi gli adesivi sul portone del Dordoni. Era stato lui ad avvertire i compagni. “E’ stata una provocazione bella e buona”, ha detto il ragazzo. Al termine della rissa, al testimone, come spiegazione per l’accaduto, qualcuno aveva detto che loro, gli esponenti del Dordoni, erano stati attaccati. “C’era molta confusione”, ha spiegato il teste ai giudici, “non ricordo chi me l’ha detto”.

CHI SONO GLI IMPUTATI

Per il Dordoni, sono a processo Emilio Visigalli, Jonathan Carnesella, Andrea Romagnoli, Filippo Esposti, Gianluca Rossi, Michele Arena e Alberto Birzi.

Per CasaPound, Gianluca Galli, Guido Vito Taietti, Matteo Bassanetti, Michael Gorini, Andrea Visigalli, Rubens Rubini, Lorenzo Ranelli, Riccardo Scandolara, Alessandro Piacentini e Stefano Zaffanella.

Due dei militanti di CasaPound, Gianluca Galli e Guido Vito Taietti, devono anche rispondere di tentato omicidio nei confronti di Emilio Visigalli, che a sua volta, insieme ad altri due del Dordoni, Arena e Birzi, è accusato di lesioni gravi nei confronti di Galli. Visigalli si è costituito parte civile contro Taietti e Galli, mentre Galli a sua volta si è costituito parte civile nei confronti di Visigalli, Arena e Birzi.

Parte civile anche la figlia 24enne di Visigalli che a livello emotivo avrebbe particolarmente risentito degli avvenimenti che hanno visto coinvolto il padre.

Gli imputati del Dordoni sono difesi dagli avvocati Sergio Pezzucchi, Gian Pietro e Monica Gennari, mentre quelli di CasaPound dai legali Cristiana Speroni, Giuseppe Guarneri, Marcello Lattari, Giovanni Benedini e Vanessa Bonaiti.

Il processo riprenderà il prossimo 2 ottobre per l’esame di tutti gli imputati.

Sara Pizzorni

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Commenti
  • Mario Rossi ₷ᶌ

    Quindi, quando quelli dei centri sociali imbrattano i muri in città é una provocazione. Non mi sembra però che nessuno li aspetti con le spranghe in mano per vendicarsi. Ma che razza di giustificazioni…

    • Mirko

      Bisognerebbe farlo

      • mirko ansaldi

        Che risposta è?bisognerebbe far capire che la politica va oltre i colori e che questi atti portano solo il coinvolgimento di polizia avvocati e giudici…chi imbratta i muri è uno stolto che sia di destra o sinistra ma bisogna far collaborare le menti di entrambe le parti per il bene comune e poi quando commentate fuori le palle mettete Nome e Cognome!!

        • Mirko

          Non mi basavo sulla politica ma sul gesto di sporcare i muri, poco importa il colore del partito o come la pensi, ma se mi sporchi il muro te le suono

      • Mario Rossi ₷ᶌ

        La violenza no, ma multe salate o carcere sarebbe l’ideale.