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LA STORIA - Invalida, non
riesce a usare vasca da bagno,
ma l'Aler non gliela sostituisce

Foto Sessa

Una vita normale, tranquilla, dignitosa. Poi la malattia, la solitudine, i problemi economici, e una società che non ti aiuta. La storia di Sonia Primavera, 62 anni, residente nelle case Aler di via Ciria, è quella di molte persone, che da un giorno all’altro si trovano in difficoltà. Dieci anni con la fibromialgia e una pesante ernia discale a peggiorare la situazione da quattro anni a questa parte.

Una vita difficile, ma sempre dignitosa, tirando avanti con i 290 euro al mese della pensione di invalidità, di cui 100 al mese impiegati per pagare affitto e spese condominiali. Ma la dignità rischia di vacillare, quando ci si ritrova nella situazione di non riuscire neppure a lavarsi, perché in casa, invece della doccia come chiesto, hanno messo una vasca da bagno, in cui la donna non riesce a entrare a causa dei suoi problemi fisici.

“Ho sempre lavorato, finché non mi sono ammalata” racconta. “Poi le cose sono cambiate, mi sono trovata nella necessità di vivere in una casa Aler. Fin dall’inizio avevo chiesto espressamente che mi fosse fornito un alloggio con doccia, perché con fibromialgia ed ernia ho problemi di mobilità. Invece mi sono trovata in un appartamento con la vasca. Ho chiesto più volte all’Aler di cambiare, ma è stato inutile”.

Così Sonia all’inizio ha cercato di adattarsi a quella situazione così scomoda. Ma recentemente ha dovuto subitr un secondo intervento per l’ernia e la sua mobilità risulta ulteriormente compromessa. “Non riesco più a lavarmi come si deve, senza una doccia. Ho sollecitato di nuovo le istituzioni, ma da parte dell’Aler la risposta è sempre la stessa: se proprio voglio devo chiedere al Comune di cambiarmi alloggio. Però per lasciare questo appartamento mi chiedono di pagare 900 euro, per tinteggiatura e altri lavori. E con 290 euro di introiti al mese, non ho modo di trovare quella cifra. Ho chiesto aiuto al Comune, ma ancora non ho ricevuto risposte concrete né dall’assessore né dal sindaco. Sono esasperata da questa situazione, non ne posso più”.

Il disperato appello che la donna lancia è rivolto alle istituzioni, Aler e Comune, perché intervengano a restituirle quella vita dignitosa a cui tutti hanno diritto.

Laura Bosio

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