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La storia dell'ex orfanotrofio
attraverso le lapidi
salvate dall'oblio

Erano state dimenticate all’interno di un cortile adiacente all’attuale sede dell’Archivio di Stato e riscoperte per caso dall’allora direttrice Angela Bellardi durante dei lavori di ristrutturazione. Sono sei lapidi risalenti ai primi del Novecento con le iscrizioni dei nomi dei benefattori dell’orfanotrofio, due delle quali dedicate ad ex allievi caduti nella prima e nella Seconda Guerra Mondiale. Questa mattina le lapidi sono riapparse ai muri del porticato interno dell’Archivio, già orfanotrofio, dopo essere state restaurate nell’ambito di un progetto di Scuola Lavoro avviato tra la Scuola Edile e la Fondazione Città di Cremona, proprietaria dell’immobile. Alla cerimonia inaugurale, aperta da Fiorenzo Bassi, consigliere di Fondazione Città di Cremona ed ex allievo, hanno preso parte Arnaldo Scazzoli, presidente dell’associazione Lazzaro Chiappari, Uliana Garoli presidente Fondazione Città di Cremona; Emanuela Zanesi, direttrice dell’Archivio di Stato; Roberto Signorini, responsabile Ufficio tecnico della Fondazione, Simona Pasquali, presidente Consiglio Comunale Cremona, Elisabetta Bondioni, direttrice della Scuola Edile. Il restauro è stato condotto con la supervisione dell’insegnante Maria Cristina Regini nell’ambito di un contratto scuola-lavoro ed  ha coinvolto studenti provenienti anche dalla Casa dell’Accoglienza. Smontaggio e ricollocazione sono stati effettuati dalla ditta Gazzoli.

Un’inaugurazione per ricordare, da parte di tutti gli intervenuti, quello che fu un tempo l’orfanotrofio di Cremona, che attraverso varie denominazioni ha abbracciato quasi due secoli di storia cremonese da quel 1837 in cui il sacerdote Ferdinando Manini costituì il primo nucleo, quello dei ‘discoli’. Agli inizi del Novecento venne edificata l’attuale sede di via Antica Porta Tintoria ed è all’anno dell’inaugurazione, il 1912, che risale una delle lapidi restaurate che riporta, primo di una lunga lista, il nome del più antico benefattore di cui sia rimasta traccia: la data è il 1562, quattro anni dopo la nascita del primo ricovero per orfani per opera dei padri Somaschi; il nome è Lodovico Plebani. L’elenco prosegue fino al 1951, con Amelia Passani. Un’altra lastra è dedicata a Gaetano Bolzesi, il podestà di Cremona che mise a disposizione il complesso di via Cantarane (ora via Antica Porta Tintoria); e naturalmente un’altra ricorda don Manini, fondatore dell'”istituto pei fanciulli discoli abbandonati, rinnovato in questa sede dalla Congregazione di carità con liberale indirizzo educativo”. Una settima lastra, realizzata ex novo, per volontà dell’associazione ex allievi, è la riproduzione di quella andata perduta in ricordo di Lazzaro Chiappari, che fu consigliere per 40 anni, tra 1890 e 1930, della Congregazione di Carità, ente amministratore degli orfanotrofi e a cui è intitolata l’associazione.

Grande soddisfazione per il risultato raggiunto è stata espressa da Garoli: “E’ una bella pagina di storia della nostra città, riscritta attraverso documenti dimenticati da tempo. La Fondazione, su sollecitazione dell’associazione Chiappari, si è fatta interlocutrice con la Soprintendenza per le autorizzazioni. Non a caso la prima visita ufficiale compiuta dal soprintendente da poco insediatosi, venne fatta proprio qui, a testimonianza dell’importanza dell’edificio e di quanto qui custodito”.

Zanesi ha sottolineato il valore storico di queste che sono vere e proprie fonti riscoperte, complementari a quella cartacee custodite nell’archivio e meritevoli di ulteriori approfondimenti, mentre Arnaldo Scazzoli ha tracciato un excursus storico-affettivo sull’istituzione che lo ospitò per otto anni. Simona Pasquali infine si è detta affascinata da questo luogo carico di storia, le cui originarie funzioni vanno ricordate a futura memoria, ma anche come sprone a continuare, attraverso gli odierni servizi sociali, l’opera di assistenza alle categorie più fragili.

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