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Aemilia, la sentenza: tra le
125 condanne, anche Pierino
Vetere e l'ex poliziotto Cavedo

125 condanne, 19 assoluzioni e 4 prescrizioni. Questa la decisione dei giudici di Reggio Emilia relativamente al primo grado del maxi processo Aemilia contro le infiltrazioni della ‘Ndrangheta al Nord. Sul banco degli imputati, 148 persone, a 34 delle quali era contestata l’associazione mafiosa. Tra coloro che sono finiti a processo, anche l’ex poliziotto della stradale di Cremona Maurizio Cavedo (residente a Castelvetro e già in carcere in seguito ad estradizione dal Venezuela), condannato ad ulteriori 8 anni e un mese di carcere più 12mila euro di multa e interdizione perpetua dai pubblici uffici; il muratore di Castelvetro Pierino Vetere, condannato a 9 anni e 8mila euro di multa più interdizione perpetua dai pubblici uffici e tre anni di libertà vigilata; assolto Salvatore Muto, di Corte de’ Frati, collaboratore di giustizia. La Corte ha emesso anche le sentenze relative ai 34 dei 148 imputati accusati di associazione di stampo mafioso (416 bis) in rito abbreviato: ulteriori 10 anni per Cavedo e Vetere, quattro anni e 8 mesi per Salvatore Muto. Tra i condannati, anche l’ex attaccante della Juventus e della Nazionale campione del Mondo Vincenzo Iaquinta: per lui due anni di pena. Il padre dell’ex calciatore, Giuseppe Iaquinta, accusato di associazione mafiosa, è stato invece condannato a 19 anni. Padre e figlio se ne sono andati dall’aula del tribunale di Reggio Emilia urlando “vergogna, ridicoli”. Pienamente conclamata dai giudici l’esistenza di una ‘ndrina attiva da anni in Emilia e nel Mantovano con epicentro a Reggio Emilia, diretta emanazione della cosca Grande Aracri di Cutro, ma autonoma e indipendente da essa.

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