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Bimbo nato morto. Per
ginecologa dell'ospedale
chiesto il rinvio a giudizio

L’avvocato Munafò

La procura di Cremona, nella persona del pm Francesco Messina, oggi in udienza preliminare davanti al giudice Elisa Mombelli ha chiesto il rinvio a giudizio di una ginecologa dell’ospedale Maggiore, accusata di omicidio colposo. Secondo la procura, la dottoressa, il 28 giugno del 2017 medico di guardia presso il reparto di Ginecologia e Ostetricia dell’ospedale di Cremona, avrebbe omesso di visitare una 36enne cremonese alla quarantesima settimana di gravidanza, arrivata in reparto lamentando malesseri e producendo analisi delle urine dalle quali risultava una lieve proteinuria. Il medico avrebbe omesso totalmente la valutazione dei dati clinici e il necessario approfondimento diagnostico, causando la morte intrauterina del feto, verificatasi tra il 6 e il 7 luglio successivo a causa di asfissia acuta da distacco intempestivo della placenta. La paziente, già mamma di tre bambini, aveva scoperto che il suo piccolo Manuel era morto il 9 luglio, quando si era presentata in ospedale per il parto programmato.

Secondo la difesa, rappresentata dall’avvocato Diego Munafò, il 28 giugno, quando la paziente si era presentata in reparto, non esistevano i presupposti per un ricovero. “La signora non aveva né perdite, né dolori e il bimbo, secondo quanto riportato dall’anatomopatologo, è deceduto tra il 6 e il 7 luglio”. Il 28 giugno, a ricevere la mamma, era stata un’ostetrica alla quale la donna aveva consegnato i suoi esami da mostrare alla dottoressa. “La mia cliente, però”, ha sostenuto l’avvocato Munafò, “non si ricorda assolutamente di averli visti, tanto che non li ha firmati”. “Oltretutto”, ha continuato il legale della difesa, “la signora non era una sua paziente, e comunque anche se avesse visto quegli esami, non c’erano segnali per un ricovero”. “Dell’accesso in ospedale della paziente”, ha concluso il legale, “non c’è nemmeno traccia documentale, non essendo passata dal pronto soccorso. L’unica con cui ha parlato è stata l’ostetrica”.

Sarebbe stato il medico di base della signora, secondo il racconto della sorella, a consigliarle di accedere direttamente al reparto. “Mia sorella non stava già bene”, ha riferito la parente, “tanto che quel giorno l’ho dovuta portare in carrozzella. Pensavo l’avrebbero ricoverata. Quando siamo arrivate in reparto abbiamo consegnato gli esami all’ostetrica e poi lei è uscita dicendo che la dottoressa li aveva visti, che era tutto a posto e poteva tornare a casa. Mia sorella, peraltro, aveva tre fattori di rischio: la proteinuria alta, il diabete e una bronchite che aveva fatto a metà giugno. Durante il parto stava già andando in setticemia, non sentiva più gli arti inferiori. Oltre al bimbo avremmo potuto perdere anche lei”.

Oggi in udienza la 36enne cremonese si è costituita parte civile. Sulla richiesta di rinvio a giudizio il giudice deciderà il prossimo 13 dicembre.

Sara Pizzorni

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