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Duplice omicidio allo Zaist
Per Wu chiesto il rinvio a
giudizio, udienza in dicembre

L’avvocato Curatti

E’ stata fissata al prossimo 6 dicembre l’udienza preliminare davanti al giudice Elisa Mombelli sul caso del duplice omicidio di via Fatebenefratelli del 24 gennaio scorso. La procura ha già chiesto il rinvio a giudizio per Wu Yonggin, il 50enne cinese che quel giorno, armato di mannaia, si era avventato contro la moglie, la 46enne Chen Aizhu, e contro Wen Jun Ye, il bimbo di tre anni figlio di una coppia di cinesi che lo aveva lasciato alle cure della 46enne per potersi recare al lavoro. L’uomo, rinchiuso nel carcere di Pavia, è difeso dall’avvocato Luca Curatti, che avrebbe intenzione di chiedere al gup il rito abbreviato. Ad occuparsi degli interessi del figlio 12enne c’è invece l’avvocato Alessio Romanelli, incaricato dall’assessore ai servizi sociali Mauro Platè a sua volta nominato dal giudice come curatore speciale del minore.

Il gravissimo fatto di sangue si era consumato verso le 10 tra le mura domestiche di un condominio dell’Aler al terzo piano di via Fatebenefratelli. Il 50enne, colto da un raptus di follia, si era armato di mannaia e aveva fatto un massacro. La moglie, rincorsa per tutta la casa, dalla camera da letto alla cucina, dove erano state trovate tracce di sangue dappertutto, era stata finita sul balcone, mentre il piccolo, ferito in modo gravissimo, era morto poco dopo il ricovero in ospedale. Il bimbo ha pagato per i genitori, odiati dall’omicida in quanto amici della moglie verso la quale ormai provava solo sentimenti di odio e rancore. Subito dopo il duplice omicidio, il cinese, sentito dal pm, aveva ammesso le sue responsabilità, dicendo che con la moglie c’erano continue liti, sia sulla gestione del denaro che sulla gestione del figlio. All’origine dell’ultima discussione, un problema con il passaporto. Il cinese, disoccupato, che vive con la pensione di invalidità, con problemi di ludopatia, era seguito dai servizi sociali in quanto in passato aveva tentato il suicidio gettandosi da una finestra. Gli erano state prescritte delle medicine che però l’uomo non avrebbe più preso.

Secondo i risultati della perizia effettuata dallo psichiatra Cesare Piccinini, di Parma, incaricato dal gip Pierpaolo Beluzzi di effettuare una valutazione sulle sue facoltà mentali, Wu Yonggin ha una “residua capacità di intendere e di volere”, mentre per quanto riguarda la pericolosità sociale, è pericoloso, sì, ma soprattutto per se stesso. A parere dell’esperto, il cinese ha strutturato “un vissuto persecutorio paranoide incentrato sui familiari, anche sulla base del fatto che questi si erano sottratti ad una sua funzione referente, elemento che si complicava anche per motivi economici legati alla condizione di un reddito limitato, ma che tuttavia era di fatto sottratto alla sua disponibilità anche per i suoi riferiti, pregressi, problemi di ludopatia”. L’aggressione al bambino, per Piccinini, sarebbe avvenuta “in un contesto d’impulso, proprio come estensione delle convinzioni persecutorie e paranoidi contro la moglie”. Al perito, lo stesso Wu, mentre era ancora intento a colpire la moglie, aveva riferito di aver percepito la presenza del bambino nell’altra stanza e di “essersi determinato a raggiungerlo e colpirlo in quanto figlio di amici della moglie”. Una descrizione dei fatti che secondo l’esperto “documenta il mantenimento di uno stato adeguato di coscienza (la rappresentazione dei fatti come ricordo vivo ed attivo degli stessi), la presenza di una residua capacità di intendere (la provenienza e la causa dei rumori) e la determinante paranoide delirante (il collegamento del bambino all’elaborazione psicotica del rapporto moglie-amici”.

Sara Pizzorni

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