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Vero: riuniti i procedimenti
Formigoni-Mariani, ma per
i giudici competente è Milano

Nella foto, Formigoni, l'arrivo della Mariani in tribunale e gli avvocati difensori

Per i giudici del collegio del tribunale di Cremona (presidente Maria Stella Leone con a latere i colleghi Francesco Beraglia  e Chiara Tagliaferri), la competenza sul processo riguardante il presunto giro di tangenti nella sanità che vedeva imputati in due procedimenti distinti l’ex governatore della Lombardia Roberto Formigoni e l’ex dg dell’ospedale di Cremona Simona Mariani, è del tribunale di Milano, lo stesso che aveva deciso di spostare il caso a Cremona per competenza territoriale. L’arbitro tra i due sarà la Corte di Cassazione, alla quale sono stati trasmessi gli atti.

Oggi i due procedimenti Formigoni-Mariani sono stati riuniti in uno solo. Il processo, così come prevede la legge, non si fermerà fino alla decisione della Cassazione. Sono infatti già state fissate due udienze: la prima il 4 dicembre per l’ammissione delle prove, e la seconda il 26 febbraio. Formigoni e la Mariani sono accusati di corruzione e turbativa d’asta, mentre l’ex direttore generale dell’assessorato alla sanità Carlo Lucchina di abuso d’ufficio. Per Paolo Alli, ex sottosegretario alla presidenza della Regione, il giudice Pierpaolo Beluzzi aveva già dichiarato il non luogo a procedere in sede di udienza preliminare. La Regione Lombardia risulta parte offesa. Oggi in udienza era presente la sola Mariani, difesa dagli avvocati Francesco Arata e Leonardo Cammarata.

Secondo la procura, a processo rappresentata dal pm Francesco Messina, Formigoni avrebbe ottenuto dall’ex consigliere lombardo Massimo Gianluca Guarischi utilità per un totale di 447mila euro per garantire un “trattamento preferenziale” alla Hermex Italia dell’imprenditore Giuseppe Lo Presti nelle gare per la fornitura “dell’apparecchiatura diagnostica acceleratore lineare ‘Vero’” in alcuni ospedali, in particolare per quello di Cremona, adoperandosi nel 2012 per sbloccare stanziamenti regionali. Guarischi è già stato condannato in via definitiva a 5 anni come presunto collettore delle mazzette. Lucchina e Alli erano invece accusati di aver esercitato pressioni per far acquistare ‘Vero’ dall’Istituto dei Tumori, acquisto poi non andato in porto.

Questa mattina l’udienza si è aperta con la richiesta dei difensori di dichiarare la nullità del decreto che disponeva il giudizio. “Il capo di imputazione è esposto in forma non chiara e precisa”, secondo l’avvocato Mario Brusa, legale di Formigoni, seguito dal collega Luigi Stortoni, difensore di Lucchina: “capo di imputazione non comprensibile, rimaneggiato e monco”. Richieste rigettate dal collegio, secondo il quale, “nonostante le difficoltà di lettura, i fatti appaiono descritti in maniera determinata ed analitica”. Successivamente i giudici, accogliendo la richiesta del pm Messina, hanno riunito i due procedimenti, ritenendo sussistere una connessione tra i reati contestati nel processo Formigoni con quelli a carico della Mariani, dopodichè il collegio ha annunciato che si sarebbe ritirato in camera di consiglio per discutere una questione sollevata d’ufficio: proprio quella relativa al conflitto negativo di competenza. I giudici del tribunale di Cremona, diversamente dai colleghi di Milano, che avevano individuato la competenza a Cremona in quanto il reato più grave sarebbe stato commesso proprio a Cremona, hanno ritenuto i reati commessi a Milano e Cremona di pari gravità. A questo punto la legge sulla competenza territoriale rimanda il trasferimento del processo nella sede di consumazione del primo reato, in questo caso nell’anno 2010 a Milano, con la prima presunta dazione di denaro ricevuta da Guarischi da parte di Lo Presti. Gli atti sono quindi stati trasmessi alla Corte di Cassazione che si pronuncerà sulla sede competente. Intanto il processo va avanti a Cremona. Prossima udienza, il 4 dicembre.

Sara Pizzorni

L’arrivo di Simona Mariani in tribunale con i suoi avvocati (foto Sessa)

Foto Sessa

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