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Ammazzò moglie e bimbo di
3 anni, rinvio: le parti offese
non sono state avvisate

L'imputato mentre aspetta di entrare in udienza

L’avvocato Curatti

A causa di un vizio di notifica, l’udienza preliminare davanti al gup Elisa Mombelli sul duplice omicidio di via Fatebenefratelli è stata rinviata al 20 dicembre prossimo. L’imputato è Wu Yonggin, il 50enne cinese che il 24 gennaio scorso nella sua abitazione uccise a colpi di mannaia la moglie, la 46enne Chen Aizhu, e Wen Jun Ye, il bimbo di tre anni figlio di una coppia di cinesi che lo aveva lasciato alle cure della 46enne per potersi recare al lavoro. L’uomo è rinchiuso nel carcere di Pavia. Nelle intenzioni della difesa, rappresentata dall’avvocato Luca Curatti, c’era quella di chiedere il rito abbreviato, ma l’udienza è stata aggiornata in quanto le parti offese, e cioè i genitori della piccola vittima e la figlia maggiore dell’imputato non hanno ricevuto alcuna notifica relativa al procedimento. L’altro figlio di Wu, che ha 14 anni, è invece assistito dall’avvocato Alessio Romanelli su incarico dell’assessore ai servizi sociali Mauro Platè, nominato curatore speciale. Tutte le parti offese dovranno essere avvertite del rinvio al 20 dicembre per avere la possibilità, se lo riterranno, di costituirsi parti civili.

Il gravissimo fatto di sangue si era consumato verso le 10 tra le mura domestiche di un condominio dell’Aler al terzo piano di via Fatebenefratelli. Il 50enne, colto da un raptus di follia, si era armato di mannaia e aveva fatto un massacro. La moglie, rincorsa per tutta la casa, dalla camera da letto alla cucina, dove erano state trovate tracce di sangue dappertutto, era stata finita sul balcone, mentre il piccolo, ferito in modo gravissimo, era morto poco dopo il ricovero in ospedale. Il bimbo ha pagato per i genitori, odiati dall’omicida in quanto amici della moglie verso la quale ormai provava solo sentimenti di odio e rancore. Subito dopo il duplice omicidio, il cinese, sentito dal pm, aveva ammesso le sue responsabilità, dicendo che con la moglie c’erano continue liti, sia sulla gestione del denaro che sulla gestione del figlio. All’origine dell’ultima discussione, un problema con il passaporto. Il cinese, disoccupato, che vive con la pensione di invalidità, con problemi di ludopatia, era seguito dai servizi sociali in quanto in passato aveva tentato il suicidio gettandosi da una finestra. Gli erano state prescritte delle medicine che però l’uomo non avrebbe più preso.

Secondo i risultati della perizia effettuata dallo psichiatra Cesare Piccinini, di Parma, incaricato dal gip Pierpaolo Beluzzi di effettuare una valutazione sulle sue facoltà mentali, Wu Yonggin ha una “residua capacità di intendere e di volere”, mentre per quanto riguarda la pericolosità sociale, è pericoloso, sì, ma soprattutto per se stesso. A parere dell’esperto, il cinese ha strutturato “un vissuto persecutorio paranoide incentrato sui familiari, anche sulla base del fatto che questi si erano sottratti ad una sua funzione referente, elemento che si complicava anche per motivi economici legati alla condizione di un reddito limitato, ma che tuttavia era di fatto sottratto alla sua disponibilità anche per i suoi riferiti, pregressi, problemi di ludopatia”. L’aggressione al bambino, per Piccinini, sarebbe avvenuta “in un contesto d’impulso, proprio come estensione delle convinzioni persecutorie e paranoidi contro la moglie”. Al perito, lo stesso Wu, mentre era ancora intento a colpire la moglie, aveva riferito di aver percepito la presenza del bambino nell’altra stanza e di “essersi determinato a raggiungerlo e colpirlo in quanto figlio di amici della moglie”. Una descrizione dei fatti che secondo l’esperto “documenta il mantenimento di uno stato adeguato di coscienza (la rappresentazione dei fatti come ricordo vivo ed attivo degli stessi), la presenza di una residua capacità di intendere (la provenienza e la causa dei rumori) e la determinante paranoide delirante (il collegamento del bambino all’elaborazione psicotica del rapporto moglie-amici”.

Sara Pizzorni

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