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Formigoni, dal caso Maugeri
al 'Vero'. Ma si attende la
pronuncia della Cassazione

Dal caso Maugeri di Milano al caso ‘Vero’ di Cremona. Si torna a parlare dell’ex governatore della Lombardia Roberto Formigoni, attualmente in carcere a Bollate dopo la recente sentenza definitiva a cinque anni e dieci mesi per il caso Maugeri. A Cremona, contro l’ex governatore, è invece appena iniziato il processo che vede imputati anche l’ex direttore generale dell’ospedale di Cremona Simona Mariani e l’ex direttore generale dell’assessorato alla sanità Carlo Lucchina.

Un’udienza ‘lampo’, quella di questa mattina a Cremona davanti al collegio presieduto dal giudice  Maria Stella Leone con a latere i colleghi Francesco Beraglia e Chiara Tagliaferri. Tanto che la presidente ha specificato di non aver neppure disposto la traduzione di Formigoni dal carcere di Bollate al tribunale di Cremona. L’udienza, infatti, ha subito un rinvio in attesa di sapere se il procedimento resterà a Cremona o se si sposterà a Milano. Per i giudici di Cremona, la competenza sul processo riguardante il presunto giro di tangenti nella sanità, è del tribunale di Milano, lo stesso che aveva deciso di spostare il caso a Cremona per competenza territoriale. L’arbitro tra i due è la Cassazione che si pronuncerà il 13 marzo. Per questo motivo l’udienza è stata aggiornata al prossimo 2 aprile. Se il processo sarà celebrato a Cremona, per quella data saranno sentiti i primi due testi e sarà disposta la traduzione del detenuto Formigoni per dargli modo di assistere al processo; se invece la competenza sarà di Milano, il 2 aprile il collegio di Cremona trasmetterà gli atti a Milano.

Nel processo di Cremona, Roberto Formigoni e Simona Mariani sono accusati di corruzione e turbativa d’asta, mentre Carlo Lucchina di abuso d’ufficio. La Regione Lombardia è parte offesa. Secondo la procura, a processo rappresentata dal pm Francesco Messina, Formigoni avrebbe ottenuto dall’ex consigliere lombardo Massimo Gianluca Guarischi utilità per un totale di 447mila euro per garantire un “trattamento preferenziale” alla Hermex Italia dell’imprenditore Giuseppe Lo Presti nelle gare per la fornitura “dell’apparecchiatura diagnostica acceleratore lineare ‘Vero’” in alcuni ospedali, in particolare per quello di Cremona, adoperandosi nel 2012 per sbloccare stanziamenti regionali. Guarischi è già stato condannato in via definitiva a 5 anni come presunto collettore delle mazzette. Lucchina è invece accusato di aver esercitato pressioni per far acquistare ‘Vero’ dall’Istituto dei Tumori, acquisto poi non andato in porto. L’ex dg Mariani, da parte sua,  avrebbe ricevuto da Lo Presti un orologio Bulgari da 1.770 euro nel dicembre 2011 e un braccialetto di diamanti da 4.000 euro nel dicembre 2012 in cambio di un trattamento preferenziale nei confronti della sua azienda.

Sulla competenza, i giudici del tribunale di Cremona, diversamente dai colleghi di Milano, che avevano individuato la competenza a Cremona in quanto il reato più grave sarebbe stato commesso proprio a Cremona, hanno ritenuto i reati commessi a Milano e Cremona di pari gravità. A questo punto la legge sulla competenza territoriale rimanda il trasferimento del processo nella sede di consumazione del primo reato, in questo caso nell’anno 2010 a Milano, con la prima presunta dazione di denaro ricevuta da Guarischi da parte di Lo Presti.

Sarà dunque la Cassazione a decidere la sede di competenza.

Sara Pizzorni

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